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Concordato preventivo flop, gli evasori non si fidano (nonostante le promesse e gli sconti). E lo spot in tv non aiuta

La pubblicità per le Partite Iva assicura: assenza di controlli per chi aderisce. Ma senza una proroga della scadenza si rischiano incassi molto bassi

Concordato preventivo flop, gli evasori non si fidano (nonostante le promesse e gli sconti). E lo spot in tv non aiuta
Il viceministro dell’Economia Maurizio Leo

Il governo Meloni punta forte sul concordato preventivo, una misura che dovrebbe permettere alle aziende di non avere sorprese in termini di cartelle esattoriali e guai col Fisco. Si tratta sostanzialmente di un accordo tra lo Stato e l’impresa in questione. Ma questa misura, fortemente voluta dal viceministro dell’Economia Maurizio Leo, punta anche a intercettare gli evasori fiscali e qui le cose si complicano. Una pubblicità in tv confezionata tra Palazzo Chigi e il ministero dell’Economia prova a convincere i contribuenti, infedeli e non, – riporta La Repubblica – a pagare l’obolo che servirà a finanziare le richieste della maggioranza rimaste escluse dalla manovra. “E stai tranquillo”. Siediti al tavolo, stringi la mano al Fisco e pagherai “il giusto”. E nel pacchetto che “conviene a te”, titolare di una partita Iva, anche la rassicurazione che l’Agenzia delle entrate non ti controllerà per due anni.

Concordato preventivo flop, gli evasori non si fidano (nonostante le promesse e gli sconti). E lo spot in tv non aiuta
Concordato preventivo flop, gli evasori non si fidano (nonostante le promesse e gli sconti). E lo spot in tv non aiuta
Concordato preventivo flop, gli evasori non si fidano (nonostante le promesse e gli sconti). E lo spot in tv non aiuta

Concordato preventivo flop, la scadenza del 31 ottobre è troppo vicina

Il governo Meloni punta forte sul concordato preventivo, una misura che dovrebbe permettere alle aziende di non avere sorprese in termini di cartelle esattoriali e guai col Fisco. Si tratta sostanzialmente di un accordo tra lo Stato e l’impresa in questione.

Ma questa misura, fortemente voluta dal viceministro dell’Economia Maurizio Leo, punta anche a intercettare gli evasori fiscali e qui le cose si complicano. Una pubblicità in tv confezionata tra Palazzo Chigi e il ministero dell’Economia prova a convincere i contribuenti, infedeli e non, – riporta La Repubblica – a pagare l’obolo che servirà a finanziare le richieste della maggioranza rimaste escluse dalla manovra.

“E stai tranquillo”. Siediti al tavolo, stringi la mano al Fisco e pagherai “il giusto”. E nel pacchetto che “conviene a te”, titolare di una partita Iva, anche la rassicurazione che l’Agenzia delle entrate non ti controllerà per due anni.

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La paura, celata ma ben percepita tra i corridoi di via XX settembre, è che alla fine la misura simbolo del Fisco amico – prosegue La Repubblica – si riveli un flop. Un danno d’immagine che Giorgia Meloni non vuole neppure prendere in considerazione perché il concordato è la pietra miliare di un disegno più ampio, promesso due anni fa in campagna elettorale e allestito poi a colpi di decreti legislativi che hanno allargato le maglie dei favori agli evasori. In questo girone fumoso ci sono gli evasori totali, ma anche i “piccoli” che hanno una pagella fiscale con un voto basso. E che adesso, entro il 31 ottobre, potranno mettersi in regola pagando poco: una mini imposta, tra il 10% e il 15%, sulla parte di reddito concordato che eccede quello dichiarato nel 2023. Il piano del governo riguarda una platea potenziale fatta di 4,5 milioni di partite Iva e la speranza è quella di incassare almeno 2mld. Ma i commercialisti mettono in guardia il governo: senza una proroga gli incassi saranno bassi.