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Economia

di Andrea Deugeni
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I colleghi emiliani e aderenti a Federmeccanica per scherzare, ma non troppo, lo chiamano il "Landini di Confindustria". Una fama che il montezemoliano Alberto Vacchi ha guadagnato "sul campo", dopo aver firmato in azienda il contratto con la Fiom, senza aspettare (i tempi erano stretti vista le commesse imminenti da acchiappare) l'apertura del tavolo nazionale per l'attesissimo rinnovo collettivo fra Federmeccanica e i sindacati. Uno sgarbo istituzionale al sistema confindustriale e ai suoi associati imprenditori, visto che Vacchi ricopre il ruolo di presidente di Unindustria Bologna. E soprattutto, a giudicare dai movimenti carsici registrati in Viale dell'Astronomia in vista del dopo-Squinzi, si è trattato di un passo falso. Forse fatale

Mentre Confindustria definisce l’elenco dei nomi da cui estrarre la triade dei saggi che dovranno raccogliere le autocandidature da proporre al Consiglio generale chiamato a designare il prossimo presidente dell'associazione dell'Aquilotto, le probabilità che Alberto Vacchi finisca nella lista definitiva si assottigliano molto. Pare infatti che, dopo che il suo nome sia iniziato a circolare fra i possibili candidati per raccogliere l'eredità di Mr Mapei, i colleghi delle territoriali dell'Emilia Romagna abbiano fatto una comune alzata di scudi. Proprio con l'obiettivo di mettergli i bastoni fra le ruote, sarebbe emersa, secondo i rumors raccolti da Affaritaliani.it, la controcandidatura di Guido Ottolenghi, imprenditore "re della logistica" anche presidente di Confindustria Ravenna. Un intoppo per Vacchi e per l'altro candidato (che ha già annunciato il suo programma) Aurelio Regina. Il manager, nel disegno di LCdM, puntava proprio sulla candidatura Vacchi per strappare una vicepresidenza nel prossimo giro di nomine, visto che sul numero uno degli imprenditori bolognesi convergerebbero anche i voti dell'ex corrente bombasseiana. Preferenze del Nord necessarie ad avere qualche chance nella volata finale e che Regina è ben consapevole di non riuscire a mobilitare. 

Nel frattempo, continuano le grandi manovre per perorare la causa Vacchi sotto la Madonnina. Dopo Natale, un allarmato Montezemolo si è subito precipitato a riunire una task force formata da uomini di fiducia di Alberto Bombassei ed emissari del presidente di Assolombarda Gianfelice Rocca proprio per correre ai ripari di fronte ad una ipotetica candidatura di Ottolenghi. A questo punto, dopo la discesa in campo del presidente di Confindustria Ravenna, il presidente di Alitalia potrà ancora confidare sull'appoggio di Via Pantano per mettere sul trono di Viale dell'Astronomia il suo preferito?

Sempre per assicurarsi un posto al sole nella prossima squadra del presidente, si sono mossi in anticipo anche gli imprenditori del Nordest (Veneto, Fvg e Trentino-Alto-Adige) che, in un incontro unitario, hanno già tracciato l'identikit del loro capo ideale. Profilo subito strombazzato ai quattro venti: dovrà essere, cioè, un industriale proveniente dal manifatturiero, con una forte vocazione internazionale. Lo stesso Zuccato (Confindustria Veneto) e Vardanega (Confindustria Treviso) si scaldano a bordo campo per una vicepresidenza. Secondo Radio Confindustria, è pronto a gareggiare anche il bresciano Marco Bonometti, sanguigno leader degli industriali della Leonessa. 

Si registra, infine, che non è affatto piaciuta al sistema dell'Aquilotto, l'uscita del vicentino Stefano Dolcetta. Senza attendere la fine del suo mandato, l'imprenditore della Fiamm, che ha ancora le deleghe alle relazioni industriali nella squadra di Squinzi, è tornato a criticare l'attuale governo della Confindustria. La classe non è acqua. 

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