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Economia
Confindustria, chi c'è e chi resta fuori.Per ora dentro solo Bonomi e Mattioli
LaPresse

Si avvicina la scelta dei saggi di Confindustria per la designazione del nuovo presidente e partono le interviste degli aspiranti candidati per “presentare” al Sistema dell'Aquilotto le proprie velleità ed impressionare così gli associati, cercando di acquisire vantaggi di posizione nei confronti degli altri runner.

Il numero uno di Assolombarda Carlo Bonomi è partito da tempo. A inizio autunno si è mosso il bresciano Giuseppe Pasini e nelle ultime settimane si sono palesati con contenuti programmatici anche il triestino Andrea Illy e il modenese Emanuele Orsini. All’appello manca la torinese Licia Mattioli, una delle vicepresidenti della squadra di Vincenzo Boccia. 

Le diverse velleità di chi aspira a guidare la Confindustria, però, devono concretizzarsi con un passaggio formale che avverrà dopo il 23 gennaio, data in cui il Consiglio generale di Viale dell'Astronomia estrarrà in sala Pininfarina a Roma, la terna degli imprenditori “notai” incaricati di avviare la designazione del nuovo presidente. Un passaggio formale che per le autocandidature è la presentazione delle firme di endorsement dei componenti della confederazione dell’Aquilotto che equivalga ad almeno il 10% dei voti assembleari90 voti su circa 900

Secondo quanto può riferire Affaritaliani.it, al momento questo target di raccolta è stato centrato solo dal milanese Carlo Bonomi, anche perché da sola Assolombarda, che è l’azionista di maggioranza della Confindustria, ha l’8,5% dei voti assembleari e, stando a quanto rivelano fonti vicine alla torinese Mattioli, anche dall’attuale vicepresidente di Viale dell’Astronomia con delega all’internazionalizzazione.

Per quanto riguarda invece gli altri, dall'entourage di Orsini fanno sapere che invece il numero uno di Federlegno sta superando proprio in questi giorni il suo 10% iniziale. Ha raccolto consensi soprattutto tra le federazioni di categoria e in importanti territoriali della sua regione, del Veneto e delle Marche. Ovviamente, per Orsini il motore delle adesioni è anche la piattaforma di Federlegno, oltre a grandi imprenditori che lo sostengono, anche nella filiera dell’automotive oltre che nelle costruzioni e nella ceramica.

La presentazione delle firme per autocandidarsi è un passaggio necessario nella complessa procedura di designazione del nuovo presidente che poi avrà un mandato quadriennale e chi segue da vicino le vicende dell’associazione degli imprenditori non esclude che al momento della concretizzazione della diverse discese in campo non ci possano essere delle sorprese, con tanto di passi indietro.

@andreadeugeni

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