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Economia
Coronavirus, Fitoussi: "Ricerca-sanità, paghiamo annid i mancati investimenti"

Sappiamo esattamente quello che si deve fare, stiamo soffrendo a causa di quello che non è stato fatto per anni in passato in termini di mancati investimenti in diversi settori cruciali.” Così l’economista francese Jean-Paul Fitoussi intervistato da Davide Casaleggio in un articolo pubblicato sul “Blog delle Stelle”, una discussione incentrata sul futuro dell’economia ai tempi del Coronavirus

“Abbiamo la memoria corta, ma abbiamo vissuto degli shock che sono stati molto forti e che hanno avuto degli effetti molto lunghi”, ha spiegato Fitoussi rispondendo a Casaleggio e ricordando a titolo di esempio le crisi del ‘73, del ‘79 o del 1987. “Anche se - ha aggiunto - Questa è la prima volta che viviamo uno shock sanitario, gli altri erano degli shock economici.” 

Non è un problema di liquidità,” ha spiegato ancora il celebre economista e “non c’è una volontà di avere una politica monetaria restrittiva, al contrario. Adesso si farà del finanziamento monetario della spesa pubblica. Anche in Europa. Negli Stati Uniti è abituale, ma [succederà] anche in Europa, dove non lo è [...] abbiamo per la prima volta dagli anni ‘80 la possibilità di avere una politica espansiva monetaria. Dunque possiamo fare tante cose e sappiamo esattamente cosa fare.”

Alla domanda relativa a quali debbano essere le priorità in termini di investimenti, Fitoussi ha sottolineato come questa crisi abbia messo in luce l’esistenza di “un grosso problema nel settore sanitario. La mancanza di investimenti in passato oggi ha causato la morte di tante persone.” E ha aggiunto: “Ma anche la scuola, l’università, la ricerca come il sistema sanitario non hanno ricevuto i giusti investimenti. Abbiamo dato priorità alla contabilità, invece che alla salute, al benessere, alla ricerca, alla cultura, agli investimenti in infrastrutture ecc. Questo perché costavano troppo, ma sono investimenti necessari per avere un futuro.”

Il “Missing capital”, il capitale che è stato distrutto dalle crisi e non è stato rinnovato con gli investimenti secondo un calcolo approssimativo rappresenterebbe per l’Europa, dall’inizio della crisi finanziaria, un anno di PIL di capitale perso.

Un passaggio dell’intervista è stato poi dedicato anche al digitale: “Le nuove tecnologie e gli investimenti in ambito ambientale sono fonti di creazione di valuta. In Europa avevamo il primato nelle tecniche per l’energia e per l’ambiente, oggi anche la Cina ha fatto progressi enormi.”

La discussione si è poi soffermata sul differente approccio economico degli Stati al di fuori dell’Europa “hanno un approccio molto pragmatico con un atteggiamento ideologico diverso - ha spiegato Fitoussi - seguono la logica che “se l’economia ha bisogno di denaro, diamo del denaro. Se ha bisogno di investimenti, facciamo investimenti.” In Europa non si è fatto questo, perché abbiamo sempre avuto delle regole per il tasso d’interesse, per il tasso d’inflazione, per il disavanzo pubblico, per il debito pubblico, per il surplus delle partite correnti, per tutto.”

Sull’idea dei coronabond questo il punto di vista dell’economista francese: “Provare è meglio che non provare, ma si sa che non risolverà niente: il problema costituzionale dell’Europa è che gli stati europei fanno prestiti in una moneta sulla quale non hanno nessun controllo, l’euro. Tutto si basa sulla fiducia che i mercati ripongono nei singoli Stati. [...] Il solo metodo che consentirebbe di togliere totalmente questo potere ai mercati è avere un eurobond, un titolo di debito unico in Europa. Solo così non ci sarebbe più la possibilità di speculare sulla valuta dei titoli secondo la nazionalità del rimettente del debito. In alternativa  la Banca Centrale Europea dovrebbe essere, per tutti gli Stati, senza avere diritto di discriminare tra gli Stati, il prestatore di ultima istanza.”

Dunque se gli Stati vogliono possono trovare le soluzioni finanziarie alla crisi, non è un problema di liquidità, non è un problema di soldi. È un problema di volontà politica", ha concluso Casaleggio.

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