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Economia
Coronavirus, no agli Eurobond? Ce la caveremo da soli. Come? In quattro mosse

di Giacomo Costa  

“Ministro Di Maio, che cosa direbbe alla proposta di un’imposta patrimoniale?” chiese l’altro ieri sera, Venerdì 27/03, Lilli Gruber al nostro Ministro degli Esteri. Egli rifletté un attimo, poi il suo volto assunse un’espressione furba e trionfante:

“Beh no.”

“E perché no?”

“Perché sarebbe come chiedere ai cittadini di risolvere loro il problema. Invece tocca a noi farlo.”

A rigore, ci sono migliaia, forse centinaia di migliaia di cittadini italiani che stanno affrontando loro coraggiosamente il problema, a rischio della loro vita. Ma sono nel frattempo intervenuti nuovi fatti che lasciano pensare che, come raccontava Mario Monti nel suo ultimo articolo nel Corriere della Sera, la Cancelliera Merkel non scherzava con lui quando anni fa gli confidò che in vita sua mai sarebbero emessi degli eurobond. In un articolo sul Messaggero di ieri Sabato 28/03 Romano Prodi, grande europeista e ex Presidente della Commissione Europea, prefigura l’enorme contraccolpo che questo rifiuto avrebbe sugli atteggiamenti filo- o anti-europei dei cittadini italiani. Ma forse vale la pena di citare un’altra voce, quella dell’economista belga Paul De Grauwe, che in un’intervista all’ANSA pubblicata ieri mattina ha ben chiarito il nocciolo etico del problema: "Se fossi italiano e vedessi che gli altri Paesi non sono disposti ad aiutare l'Italia, metterei in dubbio l'appartenenza all'Unione", perché mancherebbe delle "basi minime di solidarietà". Secondo De Grauwe la costruzione europea non reggerebbe a questo rifiuto.

Tuttavia gli eventi incalzano e noi a questo rifiuto, non ancora dichiarato ma probabile, dobbiamo prepararci. Ammettiamo che sia dichiarato. Allora? Allora dovremo fare da soli. Ma è possibile? Si sono sentite voci di disperazione, anche dalla Gruber Venerdì sera: ad esempio secondo Massimo Cacciari, distrutto e demoralizzato, l’Italia da sola non ce la farebbe.

Tuttavia, siamo non un grande paese ma un paese di media grandezza, ricco di risorse di ogni tipo. Offro la mia modesta proposta in quattro punti:  

I) negoziare un prestito con il Fondo Monetario Internazionale. E’ condotto da persone ragionevolmente illuminate e non credo che ci chiederebbero come pegno i palazzi pubblici di Roma, una non richiesta profferta del sen. Zanda sulla Repubblica di ieri. Piuttosto, sarebbero garanzie di solvibilità e dunque di serietà fiscale, che in parte potrebbe coincidere con le mie proposte seguenti.

II) un’imposta patrimoniale straordinaria;

III) un’imposta ordinaria sulla ricchezza, tipo IMU sulle prime case, un’imposta che esiste in tutto il mondo ma dalla quale Berlusconi ed altri avevano pensato bene di liberarci;

IV) una seria politica di contrasto dell’evasione fiscale. Si noti che essa è stata tollerata e incoraggiata in modo sistematico con la popolare politica dei condoni oltre che con della legislazione ad hoc. Al punto che un qualunque cittadino a cui sia rimproverato un atto di evasione può tranquillamente rispondere, come è avvenuto, di stare solo aspettando il condono successivo. Questo è il punto programmatico più difficile da tradurre in atti legislativi. E anche il più difficile politicamente. Non possiamo nasconderci che esistono centinaia di migliaia, forse milioni di cittadini italiani che preferirebbero di gran lunga l’alienazione dei palazzi di proprietà dello Stato all’obbligo di pagare le imposte. Come ben sanno i partiti politici che ad ogni elezione politica fanno a gara per concedere condoni. Inoltre, il requisito costituzionale di progressività della tassazione è ridicolizzato se ciascuno può dichiarare, come avviene in Italia, quello che gli pare. Sono questi fatti, ai quali, in fondo, ci siamo rassegnati da decenni che ci differenziano e distanziano dall’Europa. Può darsi che in occasione di questa catastrofe vi sia un mutamento nel comune sentire.

Dunque, a queste condizioni non avremmo più bisogno di chiedere un forse impossibile credito alla U.E.M

 

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