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Economia
Coronavirus, recessione Usa da -30% del Pil. E il piano Trump sale a 6mila mld

La peggiore performance in 74 anni. L’epidemia di coronavirus che ha fatto salire gli Stati Uniti al terzo posto della classifica mondiale per i contagi da Covid-19 peserà come un macigno sull’economia americana nel secondo trimestre di quest’anno generando un crollo del 30% del Pil. Ne è convinto il capo economista di Morgan Stanley Chetan Ahya, secondo cui tuttavia gli Stati Uniti, contrariamente invece a quanto comunicato dal Fmi,  riusciranno a evitare però la grande depressione degli anni Trenta.

borsa nasdaq wall street
 

La stima di Morgan Stanley è ancora peggiore di quella annunciata nei giorni scorsi da Goldman Sachs che per il secondo trimestre ha messo in conto una flessione del 24%, ma migliore di quello del presidente della Federal Reserve Bank di Saint Louis, James Bullard, che ha fatto sapere di attendersi un calo del 50%.

“La buona notizia è che rispetto agli anni 1929-1933 -ha osservato Ahya - stiamo già assistendo a una risposta aggressiva da parte delle istituzioni. Allora la stretta aderenza al gold standard aveva accentuato ulteriormente le tendenze deflazionistiche. Inoltre, la Federal Reserve mantenne una posizione di politica monetaria di stretta per un lungo periodo”.

Secondo gli economisti di Morgan Stanley, la pandemia toccherà il picco fra aprile e maggio con la ripresa che dovrebbe avere inizio nel terzo trimestre. Tuttavia se i tempi del picco dovessero essere ritardati fino al terzo trimestre, allora l'economia Usa potrebbe crollare dell'8,8% nel 2020, performance che non si registra dai primi anni Trenta.

Steven Mnuchin
 

Sul mercato del lavoro, gli effetti vanno dalla perdita di occupazione per tre milioni di americani secondo l’Economic Policy Institute (di cui un milione già a marzo; è la stima più light) fino ai 4,6 milioni di licenziamenti in arrivo solo nel settore del turismo (previsione della Confindustria Usa del settore) e alla crescita di oltre 16 punti percentuali del tasso di disoccupazione, che secondo il segretario al Tesoro Steve Mnuchin salirà dall’attuale 3,5% al 20%  Numeri che hanno spinto l’amministrazione Trump e il Congresso ad aumentare la potenza da fuoco del piano di stimoli economici per l’economia americana.

Dagli 850 miliardi iniziali si è arrivati infatti sino alla cifra finale di 2.000 billion, il 10% del Pil americano, il programma più costoso della storia economica a stelle e strisce, ammontare che ora, includendo i prestiti erogabili dalla Federal Reserve, potrebbe salire fino a 6.000. Ben superiori ai 700 miliardi varati da Barack Obama nell’ottobre 2008 per salvare il sistema finanziario statunitense.

We shall not be moved, Voci e musiche dagli Stati Uniti 2
 

Dopo aver fatto sapere che repubblicani e democratici sono molto vicini ad approvarlo al Congresso (oggi un nuovo stop al Senato), lo stesso Mnuchin ha infatti spiegato che il “Mammut” anti recessione da coronavirus, così ha definito Donald Trump il recovery plan, dovrebbe ammontare a circa 6.000 miliardi di dollari. Per il “ministro dell’Economia” del tycoon americano, oltre ai 2.000 miliardi in misure di stimolo, il governo ha garantito alla banca centrale americana fondi per circa 500 miliardi di dollari che Jerome Powell, che oggi ha tolto ogni limite al quantitative easing della Fed, potrebbe utilizzare per erogare fino a 4.000 miliardi di dollari in prestiti a istituzioni finanziarie ed imprese.

Oltre a un pacchetto di aiuti per i produttori di olio e gas di scisto americani, prostrati dalla guerra petrolifera fra Arabia Saudita e Russia, ai 150 miliardi di prestiti pubblici garantiti per le aziende “sottoposte a stress finanziario acuto” per l’epidemia e a "versamenti diretti di circa 3.000 dollari per una famiglia di 4 persone" (assegno da 1.200 dollari da recapitare ad ogni lavoratore single con un reddito annuo sotto i 75.000 dollari, cifra che salirebbe a 2.400 dollari per un nucleo familiare, più 500 dollari per ogni figlio a carico, fino a un tetto di 3.000 dollari), Mnuchin ha spiegato che la Casa Bianca vorrebbe concedere “prestiti a fondo perduto a breve termine (2 mesi) alle imprese con meno di 500 dipendenti per evitare ulteriori licenziamenti e assicurare che le imprese siano pronte a ricominciare una volta passata l’emergenza”. Il programma ad hoc per le Pmi sarà pronto “entro la prossima settimana”.

@andreadeugeni

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