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Economia
De Puyfontaine congeda Labriola: “Serve un nuovo capitolo in Tim”

De Puyfontaine congeda Labriola: “Serve un nuovo capitolo in Tim”

Felix The Cat
 

Che il matrimonio tra Pietro Labriola e Vivendi fosse entrato in crisi era apparso chiaro a tutti quando l’assemblea di Tim della scorsa settimana ha bocciato la politica di remunerazione che prevedeva un bonus per l’amministratore delegato. Da lì nessuna dichiarazione ufficiale, ma la sensazione che il manager pugliese con la passione per l’Inter e per i tatuaggi abbia iniziato a sentire che la fiducia intorno a lui veniva meno.

Ora Arnaud De Puyfontaine, gran capo di Vivendi che è – meglio ricordare – il primo azionista di Tim con poco meno del 24% delle quote, ha attaccato la gestione dell’azienda. Secondo il manager francese, infatti, è giunto il momento di “un nuovo capitolo” che sappia portare al gruppo il suo vero valore. A che cosa si fa riferimento? Al valore di Borsa? O a quello degli asset?

A quanto risulta ad Affaritaliani.it, Labriola aveva avuto un mandato preciso: portare sul tavolo di Vivendi e degli altri azionisti di peso delle offerte per la rete. Asset che i francesi valutano nell’intorno dei 31 miliardi. L’amministratore delegato di Tim ha ottenuto non-binding offer da Kkr e da Cdp, ma nessuno dei due si è sognato di avvicinare l’asticella fissata da Vivendi. Domanda, dunque: esiste qualcuno disposto ad alzare significativamente la posta?

Secondo Vivendi deve esistere un soggetto che lo faccia, altrimenti la trattativa non decolla. L’alternativa? Il famoso take private che però, con l’incremento del prezzo del denaro a seguito dell’innalzamento dei tassi è diventato quasi impossibile perché chi compra Tim tramite opa si ritrova poi una montagna di debiti da accollarsi. Allora che fare? 

I francesi si aspettavano di più dal manager, tant’è che ora invitano a costruire il “vero valore”.  Se si guarda alla capitalizzazione, invece, c’è da mettersi le mani nei capelli: la seduta di oggi è terminata con il titolo a 0,27 euro per azione, in calo dell’1,3%, per un controvalore di 5,63 miliardi. Lo stallo alla messicana è pericoloso, perché dalla rete e da Tim passano anche alcuni soldi del Pnrr. Mantenere lo status quo è impossibile, ma nessuno sembra disposto a fare il primo passo. 
 

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