Dal Golfo Persico sta arrivando più petrolio greggio, ma il prezzo del diesel continua a restare eccezionalmente alto. L’ultima rilevazione ufficiale MIMIT disponibile indica in Italia una media self di 2,261 euro al litro, che sale a 2,301 euro in autostrada. Il motivo è che greggio e gasolio non sono la stessa cosa. Il primo deve essere raffinato e trasformato in prodotti utilizzabili. Proprio su raffinazione, scorte di diesel e trasporto dei prodotti finiti restano i problemi maggiori.
Carburanti, più petrolio dal Golfo, ma il diesel resta scarso
A settembre l’offerta petrolifera mondiale è aumentata sensibilmente rispetto ad agosto. Secondo i dati richiamati dall’analisi dell’Agenzia internazionale dell’energia, sul mercato sono arrivati circa 2,5 milioni di barili al giorno in più, con un contributo molto consistente dell’Arabia Saudita.
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A prima vista dovrebbe essere una buona notizia anche per gli automobilisti. Il problema è che ciò che esce dai pozzi è greggio, mentre nelle automobili viene utilizzato gasolio raffinato. Le esportazioni di questi prodotti dal Medio Oriente non sono tornate agli stessi livelli. Le forniture di gasolio mediorientale verso l’Europa sono scese in settembre ai livelli più bassi da anni, mentre il mercato europeo resta caratterizzato da una forte scarsità fisica. L’IRU sintetizza la situazione osservando che dal Medio Oriente è tornato a fluire il greggio, ma non altrettanto diesel.
Diesel, il collo di bottiglia delle raffinerie
Il secondo problema riguarda le raffinerie. La quantità di diesel disponibile non dipende soltanto da quanti barili di petrolio vengono estratti, ma da quanto greggio gli impianti riescono a trasformare e dalla resa dei diversi prodotti. A ottobre la lavorazione mondiale delle raffinerie è prevista intorno al minimo stagionale di 81,3 milioni di barili al giorno, prima di un recupero verso fine anno. L’IEA segnala che le interruzioni prolungate delle forniture mediorientali e russe hanno obbligato gli operatori a utilizzare le scorte di gasolio in anticipo rispetto al normale periodo invernale. Il risultato è un mercato che entra nella stagione fredda con riserve ridotte e un’offerta incapace, almeno nel breve periodo, di ricostituirle completamente.
Il gasolio vale molto più del petrolio da cui deriva
La distanza tra prezzo del greggio e prezzo del diesel viene misurata anche attraverso il cosiddetto crack spread, cioè il margine tra il valore del prodotto raffinato e quello della materia prima. Nel 2026 questo differenziale ha raggiunto livelli eccezionali.
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In Europa il diesel raffinato ha superato in alcuni momenti i 200 dollari al barile, molto più del Brent. La tensione riguarda in modo particolare i distillati medi come gasolio e jet fuel. A settembre, secondo FIGISC su dati Opec e di mercato, la quotazione media del gasolio raffinato nell’area del Mediterraneo era di circa 201 dollari al barile. Il rincaro alla pompa deriva quindi soltanto in parte dal petrolio.
Diesel, anche trasportare il carburante costa di più
A mantenere alti i prezzi contribuiscono anche i noli marittimi. A metà ottobre spedire un barile di greggio dal Golfo Persico verso l’Asia su una grande petroliera costava oltre 37 dollari, più di cinque volte i livelli precedenti alla crisi. Anche le navi dedicate ai prodotti raffinati hanno registrato fortissimi aumenti delle tariffe. Questo rende più costoso portare il gasolio dalle raffinerie che ne dispongono fino ai mercati dove serve.
Carburanti, quando potrebbe scendere il diesel
L’IEA ritiene che la tensione sul mercato del gasolio possa proseguire anche nel 2027. Una ripresa della produzione delle raffinerie negli ultimi mesi dell’anno dovrebbe aumentare l’offerta, ma non sarebbe sufficiente a ricostituire rapidamente le scorte perse. In Italia, intanto, Unem segnala che da quando è iniziata la crisi di Hormuz le quotazioni internazionali del gasolio sono aumentate di circa 57 centesimi al litro, incidendo anche sulla riduzione dei consumi.
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Il paradosso del Golfo si spiega quindi così: il petrolio greggio è tornato a circolare più abbondantemente, ma il diesel pronto per essere utilizzato resta scarso e costoso. Finché non aumenteranno produzione delle raffinerie, scorte ed esportazioni di prodotti finiti, più barili estratti non saranno sufficienti da soli a riportare rapidamente il prezzo alla pompa sui livelli precedenti.
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