Le riforme? Servono a rafforzare l’unione economica. A due giorni dal lancio del poderoso quantitative easing, misura di politica monetaria non convenzionale attraverso cui la Bce immetterà nell’economia di Eurolandia circa 1.100 miliardi in due anni, il presidente dell’Eurotower Mario Draghi ribadisce il suo pensiero sulla necessità di alimentare la spinta riformistica da parte dei Paesi membri. In un articolo apparso sul periodico tedesco WirtschaftsWoche, Draghi ha spiegato che i governi dei paesi dell’Eurozona devono raddoppiare gli sforzi di riforma per creare una “genuina” unione economica.
“Chiedendo ai governi di adottare riforme strutturali si dà credibilità alla loro concreta capacità di ridurre il debito attraverso la crescita”, scrive il banchiere centrale. Ogni Stato membro, aggiunge, deve essere “nella posizione di poter trarre beneficio” dal mercato comune “per attrarre capitale e creare posti di lavoro. Per questo c’è bisogno di riforme strutturali che promuovano la competitività, smantellino la burocrazia e aumentino la capacità di aggiustamento dei mercati del lavoro”. Per questo Draghi replica alle critiche del numero uno della Bundesbank, Jens Weidmann, spiegando che “una politica monetaria, orientata alla stabilità dei prezzi dell’eurozona, non può reagire agli schock che colpiscono un solo paese o una regione”.
Nondimeno, sottolinea il numero uno dell’Eurotower, un’unione economica si basa su un interesse comune: “Per questo ci sono argomenti di peso in favore dell’esercizio congiunto della sovranità in quest’area, nel quadro di una genuina unione economica. Un’integrazione più stretta, prosegue Draghi, consentirà anche una migliore condivisione del rischio nel settore privato. “La condivisione del rischio”, avverte però il presidente della Bce, “richiede prima di tutto un rafforzamento dei mercati dei capitali, in particolare dei mercati dell’equity; per questo dobbiamo progredire rapidamente con l’unione dei mercati dei capitali”.
