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Economia
Eolico offshore, la transizione energetica prosegue con il vento in poppa

Eolico offshore, la "nuova" alternativa per la transizione energetica. Cos'è e come funziona

Il 2021 è stato l’anno della speranza con l’installazione del primo parco eolico a Taranto, il 2022 l’anno delle attese, il 2023 sembra l’anno della maturità per l’eolico offshore in Italia. Sì perché, in meno di tre mesi, le richieste pervenute da aziende del settore si moltiplicano e sul tavolo del Ministro Gilberto Pichetto Fratin ci sono almeno sette progetti pronti ad ottenere il via libera. Per l’Italia, come è noto, ci sono proposte per più di 50 GW di campi offshore e al momento l'obiettivo dei prossimi anni è di installare almeno 5 GW di potenza eolica offshore.

Le zone d’Italia interessate vanno dalla Sicilia passando per Puglia salendo fino all’Adriatico per poi spostarsi nel Lazio e Sardegna, una contaminazione all’insegna della sostenibilità che non accenna a fermarsi. L’eolico offshore galleggiante, tecnicamente floating, infatti prevede la realizzazione di impianti galleggianti sulla superficie acquatica, sta trovando sempre maggior sviluppo nei fondali dei mari italiani, grazie al progresso tecnologico maturato sul mercato internazionale. L’eolico offshore, negli scenari preannunciati per il cambiamento climatico, si sta dimostrando essere una delle alternative più valide, non solo in Italia ma anche in Europa, per puntare alla neutralità climatica. Nell’ambito dell’European Green Deal, le economie degli Stati Membri, infatti, si sono impegnate a ridurre le emissioni di gas serra del 55% entro il 2030 e a raggiungere le zero emissioni nette entro il 2050. Gran parte del conseguimento di questi obiettivi passa proprio attraverso l’abilità degli Stati UE nell’accrescere la quota di consumo proveniente da fonti rinnovabili.

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La transizione energetica ed ecologica passa infatti anche dallo sviluppo delle fonti offshore. In un contesto in cui, sia a livello globale che europeo, le istituzioni impongono target ambiziosi per il raggiungimento del net zero, l’eolico offshore rappresenta una delle soluzioni tecnologiche più promettenti. Tra le aziende italiane attive anche all’estero per progetti legati all’eolico offshore spicca Fincantieri che, anche solo nelle ultime settimane, ha annunciato contratti e iniziative in linea con il piano industriale e i pilastri della sostenibilità che sono il driver strategico anche per raggiungere l’obiettivo Net Zero, prefissato su scala europea. L’ultimo contratto, in ordine di tempo, è stato firmato nei giorni scorsi attraverso la controllata Vard in Norvegia con un nuovo cliente, Edda Wind, per la costruzione di quattro Commissioning Service Operation Vessels (CSOV) aumentabili a 8. Le prime due navi saranno consegnate nel primo trimestre del 2025, la terza nel secondo trimestre del 2025 e la quarta nel primo trimestre del 2026 con un valore complessivo di circa 250 milioni di euro.

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