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Ex Ilva, 2.500 licenziamenti nell’indotto: vertici a Palazzo Chigi e udienza a Milano in due giorni

Tre incontri a Palazzo Chigi l’8 settembre e udienza a Milano il 9. Aigi intanto annuncia 2.500 licenziamenti nell’indotto

Ex Ilva, 2.500 licenziamenti nell’indotto: vertici a Palazzo Chigi e udienza a Milano in due giorni

L’8 settembre il Governo incontrerà a Palazzo Chigi enti locali, imprese e sindacati. Ventiquattr’ore dopo la Corte d’Appello di Milano esaminerà le richieste di sospendere la fermata dell’area a caldo. Nel frattempo Aigi ha comunicato 2.500 licenziamenti collettivi nelle aziende dell’indotto e dell’appalto.

Jindal, Flacks, Federacciai e CE Industries in campo, nuovi investimenti per Taranto

I 2.500 licenziamenti collettivi comunicati da Aigi portano l’occupazione nell’indotto dell’Ex Ilva direttamente nei tre incontri convocati dal Governo per martedì 8 settembre. Le aziende hanno avviato la procedura in vista della fermata dell’area a caldo dello stabilimento di Taranto, che la Corte d’Appello di Milano ha ordinato entro la fine di ottobre. I 90 giorni stabiliti dai giudici con il decreto del 27 luglio scadranno il 28 ottobre.

I sindacati hanno già chiesto ad Aigi di ritirare i licenziamenti e hanno domandato un incontro. L’associazione non ha ancora risposto. Il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso ha dichiarato: “Dobbiamo assolutamente scongiurare i licenziamenti collettivi. Siamo impegnati – ha aggiunto – per evitare che una decisione che ha innescato quella che molti hanno definito una bomba sociale e produttiva, abbia come prime vittime i lavoratori”. Urso, come aveva già spiegato a La Piazza 2026, considera il 28 ottobre la scadenza fissata dalla Corte d’Appello per la chiusura dell’area a caldo. Il ministro aveva indicato tra le priorità la decarbonizzazione con i forni elettrici, la salvaguardia degli impianti a valle e la ricerca di una soluzione industriale per Taranto, ricordando anche le offerte e le manifestazioni di interesse già arrivate per l’Ex Ilva.

Martedì il Governo incontrerà prima Regione Puglia ed enti locali, quindi le associazioni delle imprese e infine i sindacati. Le riunioni dovranno chiarire anche se Aigi sia disponibile a sospendere i licenziamenti e quali risposte l’esecutivo possa offrire alle aziende dell’appalto. Palazzo Chigi farà anche il punto sui soggetti interessati all’Ex Ilva. Al momento sono quattro: gli indiani di Jindal, gli americani di Flacks, Federacciai e il gruppo ceco CE Industries. Federacciai e CE Industries hanno presentato finora una manifestazione di interesse. Il Governo discuterà inoltre dei nuovi investimenti ipotizzati per l’area di Taranto. Webuild, Renexia, Vestas e Pirelli avevano già manifestato il proprio interesse durante il vertice dei primi di agosto.

Mercoledì 9 settembre l’attenzione si sposterà sulla Corte d’Appello di Milano. I giudici esamineranno le istanze presentate da Ilva e Acciaierie d’Italia per sospendere la fermata dell’area a caldo. La decisione potrebbe arrivare nello stesso giorno oppure immediatamente dopo. Le due società hanno presentato anche ricorso in Corte di Cassazione contro il decreto che ha ordinato lo stop. I tempi della Cassazione non consentono però di ottenere una risposta prima della scadenza fissata a ottobre. La sospensiva davanti alla Corte d’Appello può invece intervenire subito sull’ordine di fermata. Urso ha ribadito: “Attendiamo l’esito di questi ricorsi. Qualora fosse negativo, l’area a caldo dovra’ essere chiusa entro il 28 ottobre”.

Il 28 ottobre era stato indicato dallo stesso Urso anche a La Piazza 2026. Sul palco di Ceglie Messapica il ministro aveva spiegato che i 90 giorni stabiliti dalla Corte d’Appello riguardano gli altiforni e gli impianti direttamente collegati e aveva ricordato i tempi più lunghi del ricorso in Cassazione. Urso aveva parlato anche delle offerte per l’Ex Ilva e della necessità di realizzare i forni elettrici per procedere con la decarbonizzazione.

Decaro a La Piazza: 20mila lavoratori coinvolti e la richiesta di decarbonizzare

Sul palco di La Piazza 2026, il presidente della Regione Puglia Antonio Decaro aveva quantificato in circa 20mila persone il bacino occupazionale legato allo stabilimento, diviso tra 10mila lavoratori diretti e 10mila addetti dell’indotto. Decaro aveva collegato il futuro di Taranto anche alla disponibilità di acciaio per settori come automotive ed edilizia e aveva indicato la decarbonizzazione come condizione per mantenere la produzione. Tra le ipotesi illustrate c’erano il mantenimento e l’ampliamento dell’area a freddo e un intervento pubblico nella realizzazione dei forni elettrici.

Sbarra a La Piazza: ZES, investimenti privati e nuovi posti di lavoro per il Sud. L’intervista

Anche il capitolo degli investimenti che arriverà martedì a Palazzo Chigi trova un precedente nel confronto sviluppato a La Piazza. Luigi Sbarra, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega alle Politiche per il Sud, aveva indicato la ZES unica come strumento di politica industriale per attirare imprese nel Mezzogiorno. Sbarra aveva citato circa 22 miliardi di investimenti privati in due anni, un impatto economico complessivo di 60 miliardi e oltre 72mila nuovi posti di lavoro, accompagnando questi numeri alla necessità di investire in infrastrutture, innovazione tecnologica e competenze.

L’8 settembre Palazzo Chigi dovrà quindi affrontare i 2.500 licenziamenti e le prospettive industriali dell’area. Il 9 settembre toccherà ai giudici pronunciarsi sulla richiesta di sospensiva. Senza una decisione favorevole della Corte d’Appello, resta in vigore l’ordine di fermare l’area a caldo entro il 28 ottobre.

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