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Fastweb-Vodafone, maxi causa a Tim. Rumor: Fibercop e rete unica non a rischio

Chiesti danni per 1,1 miliardi dopo l’Antitrust sulla banda ultralarga

Fastweb-Vodafone, maxi causa a Tim. Rumor: Fibercop e rete unica non a rischio

La partita sulla rete unica si arricchisce di un nuovo colpo di scena. Vodafone e Fastweb chiedono rispettivamente 100 e 996 milioni di euro a Tim per aver ostacolato volontariamente, nel 2017, l’arrivo di nuovi player nelle aree bianche, ovvero quelle senza alcuna previsione di investimento privato entro il 2023. Sono le zone cosiddette “a fallimento di mercato”, cioè quelle con un margine di guadagno nullo o addirittura in perdita. La strategia sarebbe stata ribattezzata “Cassiopea” e venne messa a punto durante il breve regno di Flavio Cattaneo. 

Alberto Calcagno Fastweb 600x400
 

La richiesta di risarcimento è la diretta conseguenza di una sentenza Antitrust, la A541 dello scorso anno, con cui Tim era stata condannata a pagare una multa di 116 milioni di euro per comportamento scorretto nei confronti di Open Fiber. In sostanza, l’Authority ha sostenuto che l’azienda abbia deliberatamente ostacolato lo sviluppo di altri player nelle zone. All’epoca Infratel aveva bandito il cablaggio di aree bianche: una gara che Open Fiber aveva stravinto. Ma poi, secondo l’Antitrust, il progetto Cassiopea – che era stato presentato anche all’Europa – aveva tarpato le ali a OF.

Ma qui si apre un problema non di poco conto: nell’ottica della partita sulla rete unica, che dovrebbe concludersi da programma entro la fine di marzo con il definitivo via libera alla “santa alleanza” tra FiberCop e Open Fiber, chi chiede risarcimenti e chi li dovrebbe rifondere devono collaborare insieme.

Aldo Bisio CEO Vodafone (3)
 

Fratelli coltelli? Già lo scorso anno l’amministratore delegato Luigi Gubitosi, dopo la sentenza dell’Antitrust aveva dichiarato che non ci sarebbero stati problemi, che la decisione non avrebbe avuto “nessun impatto sul futuro. Ora è il momento di lavorare tutti insieme per il Paese. La multa l’abbiamo archiviata, la combatteremo in tutte le sedi e siamo fiduciosi che non potranno che arrivarci buone notizie. Ora non abbiamo più procedure aperte e possiamo lavorare senza aspettarci altre criticità del passato. La società non ha responsabilità per la quale viene accusata”.

open fiber
 

A quanto risulta ad Affaritaliani.it, in Tim non c’è alcuna preoccupazione per quanto concerne il rapporto con Open Fiber. D’altronde il dispositivo A541 riguarda una vicenda ormai conclusa. Nel frattempo, oltretutto, c’è stato un cambio al vertice. Vero è che Tim già da tempo sta aspettando la definizione dell’assetto societario di Open Fiber: Enel cederà l’intero 50% che detiene o ne terrà una quota? Una volta che si sarà conclusa questa querelle, e una volta ottenuta l’approvazione della Commissione Ue, si potrà iniziare. 

Ora però alla richiesta di risarcimenti si associa anche Fastweb, che di FiberCop è socio con una quota del 4,5%. L’azienda guidata da Alberto Calcagno ha chiesto poco meno di un miliardo. Ancora una volta, fonti qualificate all’interno di Tim mostrano sicurezza e garantiscono che questa richiesta debba essere fatta rientrare nei contenziosi precedenti. Insomma, FiberCop non è a rischio. E con essa neanche la rete unica. 

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Eppure qualche domanda è lecito farsela per quanto riguarda le tecnologie. Nelle aree bianche sia Vodafone che Fastweb stanno spingendo molto sulla modalità di accesso Fwa, una sorta di wifi super-veloce che consente di raggiungere i 100 Mbit/sec anche in quelle zone che, con il normale Adsl, faticherebbero ad arrivare sopra ai 3-4 Mega al secondo. La domanda è: una modalità di accesso a internet come questa è decisamente più facile per tutti, gestori, cittadini e perfino comuni, che non devono prevedere le proverbiali “buche” necessarie per far passare la fibra.

Tim
 

Nelle aree bianche, oltretutto, l’Ue garantisce il contributo statale fino al 70%, altrimenti i privati non avrebbero alcuna convenienza a intervenire. A dicembre, d’altronde, Alberto Calcagno si era chiamato fuori o quasi dalla partita della rete unica con una battuta: “In Italia forse non siamo bravi a contare. Sul 5G avremo cinque reti, per la fibra ci siamo noi, c’è Tim e c’è Open Fiber, per la Fwa sarà uguale; per la rete fissa anche. Quindi è evidente che il discorso sia mal impostato. Di certo noi siamo qui per restare. E continuare a investire”.

Intanto, entro la fine di marzo bisogna avviare i lavori per la rete unica, un caposaldo fondamentale per il progetto di digitalizzazione del Paese che è ai primi posti nelle emergenze previste dal Pnrr. Se da Tim – come sembra – non c’è alcuna acrimonia verso gli alleati, bisogna solo pigiare sull’acceleratore. Tempo da perdere, purtroppo, non ce n’è più.