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Economia
Fca, Peugeot dice sì alla fusione. Mercoledì la firma dell'accordo

Arriva l’ok del consiglio di sorveglianza di Psa al progetto di fusione paritaria con il gruppo italo-statunitense Fca. La firma del Memorandum of understanding e' attesa al termine del cda di Fca. In questo modo inizierà il processo per portare a termine il matrimonio che porterà alla nascita del quarto gruppo mondiale del settore auto. 

Il progetto, approvato all’unanimità dal consiglio di sorveglianza di Psa, prevede la conferma dello schema di governance già annunciato nelle scorse settimane, ovvero una composizione a 11 del consiglio di amministrazione, con 5 membri designati da Fca, 5 da Psa, più Carlos Tavares come amministratore delegato. Tavares è l'attuale ad di Psa.

L'intesa prevede anche che Dongfeng, socio cinese di Psa con il 12,2% circa del capitale al pari della famiglia Peugeot e della banca pubblica francese Bpi, venda circa il 2% della sua quota. Nel frattempo, è previsto che Comau rimanga nel perimetro di Fca. Resta confermata l'intenzione di procedere con uno spin-off della società, anche se tale operazione verrebbe spostata più avanti nel tempo. La controversia con l'autorità fiscale italiana relativa a una presunta sottovalutazione di Chrysler non appare un fattore rilevante ai fini del progetto di fusione.

L'annuncio - qualora tutto dovesse filare liscio - è atteso entro la giornata di domani, mercoledì 18, quando il documento verrá firmato. Secondo l'agenzia Dowjones, Dongfeng (uno degli azionisti forti di Peugeot) cederá parte della sua quota nella societá e ci si attende che arriverá a detenere il 4,5% del nuovo gruppo. La creazione di valore risultante dall'operazione di fusione è stimata in circa 3,7 miliardi di euro in sinergie annuali a breve termine.

Tali sinergie deriverebbero principalmente da una piú efficace allocazione delle risorse per gli investimenti di larga scala in piattaforme veicoli, sistemi di propulsione e tecnologie e dalla maggiore capacitá di acquisto insita nella nuova dimensione del gruppo risultante dalla fusione. Queste stime di sinergie non si basano su alcuna chiusura di stabilimenti. L'operazione creerebbe il quarto costruttore automobilistico al mondo in termini di unitá vendute. I ricavi congiunti sarebbero, come detto, di quasi 170 miliardi di euro e un utile operativo corrente di oltre 11 miliardi di euro, sulla base dell'aggregazione dei risultati del 2018 ed escludendo Magneti Marelli e Faurecia.

Si prevede, inoltre, che l'80% delle sinergie siano raggiunte dopo 4 anni. Il costo una tantum per raggiungere tali sinergie è stimato in 2,8 miliardi di euro. Lo statuto della nuova societá dovrebbe prevedere che il sistema di loyalty voting operi in modo tale da non assegnare a alcun azionista voti in assemblea in misura eccedente il 30% del totale voti espressi. Si prevede inoltre che non ci sia alcun trasferimento dei diritti di doppio voto esistenti, ma che i nuovi diritti di doppio voto speciale maturino dopo un periodo di detenzione delle azioni di tre anni dal perfezionamento della fusione.

Un periodo di standstill di 7 anni a partire dal perfezionamento della fusione troverebbe applicazione nelle partecipazioni azionarie di Exor, Bpifrance Participations, Dfg e la famiglia Peugeot. Exor, Bpifrance Participations e la famiglia Peugeot sarebbero inoltre soggetti a un periodo di lock-up di 3 anni in relazione alle rispettive partecipazioni.

Unica eccezione, alla famiglia Peugeot sarebbe concesso di aumentare del 2,5% la propria partecipazione nella societá risultante dalla fusione nei primi 3 anni successivi al closing, esclusivamente acquisendo azioni da Bpifrance Participations e Dfg. Il portafoglio esteso coprirebbe tutti i segmenti di mercato con marchi iconici e prodotti competitivi basati su piattaforme razionalizzate e sull'ottimizzazione degli investimenti. La proposta è sottoposta ad alcune autorizzazione.

La sede sará in Olanda e la nuova realtá sarebbe quotata su Euronext (Parigi), Borsa Italiana (Milano) e al New York Stock Exchange e continuerebbe a mantenere una importante presenza nelle attuali sedi operative centrali in Francia, Italia e negli Stati Uniti. Sotto il profilo della governance, John Elkann, attuale presidente di Fca, sará il presidente della nuova realtá che nascerá dall'aggregazione. Per quanto riguarda la governance la famiglia Peugeot sará rappresentata nel futuro consiglio, così come la famiglia Agnelli.

I Peugeot sono uno dei principali azionisti del gruppo, insieme al colosso automobilistico cinese Dongfeng e alla banca di investimento pubblica (Bpi). Ognuno di questi tre soci detiene il 12,23% del capitale e secondo le disposizioni dell'accordo, la famiglia di imprenditori d'Oltralpe "dopo la fusione, dovrebbe detenere circa il 6,1%-6,2% del capitale", ha detto una fonte a France Presse.

Gli azionisti di ciascuna societá deterrebbero il 50% del capitale del nuovo gruppo risultante dalla fusione e, pertanto, i benefici derivanti dall'aggregazione sarebbero equamente divisi. L'operazione verrebbe effettuata in forma di fusione sotto una capogruppo olandese e la struttura di governance della nuova societá sarebbe bilanciata tra gli azionisti, con una maggioranza di consiglieri indipendenti.

Il Mou - fanno notare piú osservatori - non è un punto d'arrivo, bensì un sigillo formale a un'alleanza che, nel documento, è stata definita nei suoi equilibri ma è da costruire anche sotto un profilo industriale. Se Peugeot è il primo gruppo per profittabilitá in Ue e Fca ha una fortissima penetrazione in Nord America, uno dei presidi da rafforzare è quello in Asia.

Le strategie - su alcuni fronti - sono ancora da definire. I sindacati dovrebbero incontrare il management di Fca venerdì pomeriggio a Torino (la convocazione ufficiale ancora manca). L'incontro - spiegano fonti sindacali - è finalizzato all'illustrazione del MoU. Se tutto filerá liscio verranno illustrati e discussi alcuni punti del documento con le organizzazioni sindacali per la parte di loro competenza.

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