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Fisco “amico” solo a parole, 31 milioni di cartelle pronte a colpire. Mazzata in arrivo

Un contribuente che sta pagando regolarmente migliaia di euro per una rottamazione o un piano di rateizzazione, rischia di vedersi pignorato il conto corrente

Fisco “amico” solo a parole, 31 milioni di cartelle pronte a colpire. Mazzata in arrivo

Fisco “amico” solo a parole, 31 milioni di cartelle pronte a colpire

L’allarme lanciato dall’ANC (Associazione Nazionale Commercialisti) e dal suo presidente Marco Cuchel non è solo un grido d’aiuto categoriale, ma una fotografia spietata di una “bomba a orologeria” sociale ed economica che sta per esplodere. I numeri parlano chiaro: 31 milioni di atti pronti a invadere le cassette della posta degli italiani e l’obiettivo di incassare oltre 14 miliardi nel 2026 rischiano di trasformarsi in un massacro finanziario per imprese e famiglie.

La “Tagliola” del Fisco: perché l’emendamento è vitale

In questo scenario, emerge con forza la necessità di un intervento legislativo immediato. L’emendamento proposto (attualmente in fase di discussione per la relativa approvazione) non è un favore agli evasori, ma una rete di salvataggio per chi ha deciso di essere onesto.

Oggi assistiamo a un paradosso kafkiano: un contribuente che sta pagando regolarmente migliaia di euro per una rottamazione o un piano di rateizzazione, rischia di vedersi pignorato il conto corrente o bloccata l’attività per una “distrazione” minima, magari una multa del codice della strada da pochi euro rimasta nel limbo delle notifiche.

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Questo automatismo dell’Agenzia delle Entrate Riscossione è una tagliola indiscriminata: la macchina fiscale individua il nominativo tra i “morosi” e avvia le azioni esecutive senza analizzare il comportamento complessivo del cittadino. Se si blocca il conto, si blocca il recupero.

Il rischio, come sottolineato da Cuchel, è l’effetto “catastrofe”. Se il Fisco pignora i conti o i crediti verso terzi a un imprenditore che sta faticosamente onorando un debito pregresso, quel contribuente non avrà più la liquidità per pagare né le vecchie né le nuove pendenze. È un cortocircuito che danneggia lo Stato stesso: per recuperare poche centinaia di euro di un nuovo atto, si rischia di perdere decine di migliaia di euro di una rottamazione in corso e, nel peggiore dei casi, di causare la chiusura di un’azienda che versa IVA e contributi.

Un fisco “amico” solo a parole?

L’”amicizia” tra Fisco e contribuente, tanto invocata dalle riforme recenti, resterà un miraggio finché l’approccio rimarrà punitivo e non analitico. È necessaria una distinzione netta tra i “furbetti” totali e chi, invece, sta manifestando la volontà di mettersi in regola.

Non si può guardare il contribuente sempre “in cagnesco”. La rigidità delle procedure attuali impedisce un dialogo costruttivo. Se un cittadino sta pagando regolarmente un piano di rientro, la notifica di un nuovo debito non dovrebbe far scattare automaticamente l’azione invasiva, ma dovrebbe attivare un meccanismo di allerta che permetta l’integrazione del nuovo debito nel piano esistente, senza distruggere la stabilità finanziaria del soggetto.

in conclusione urge un cambio di paradigma, perchè senza l’approvazione di norme che tutelino chi sta pagando, la “tempesta” predetta dai commercialisti travolgerà la collettività. Se la macchina fiscale continuerà a colpire alla cieca, finirà per tagliare il ramo su cui essa stessa è seduta. La sopravvivenza del sistema produttivo italiano dipende dalla capacità della politica di umanizzare la riscossione, trasformandola da un braccio armato in un servizio che accompagni il contribuente verso la legalità, senza strozzarlo lungo il percorso.