Una flat tax per i giovani potrebbe entrare nella Manovra 2027. Tra le ipotesi discusse c’è un’aliquota del 5% per alcuni giovani lavoratori, ma età, durata, reddito massimo e coperture devono ancora essere definiti.
Flat tax giovani: aliquota al 5% per cinque anni
La proposta è tornata nel confronto sulla legge di Bilancio dopo le dichiarazioni del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, che ha aperto all’uso di una tassazione agevolata per sostenere gli aumenti di stipendio destinati soprattutto ai lavoratori più giovani.
Leggi anche: Giorgetti: “In manovra c’è l’opportunità di alzare il limite della flat tax”. E sugli stipendi dei giovani…
Il sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon ha rilanciato una formula più ampia, ipotizzando una flat tax al 5% sull’intera retribuzione per cinque anni con l’obiettivo dichiarato di incentivare i giovani a restare a lavorare in Italia.
Non esiste però ancora un testo definitivo della Manovra che stabilisca chi potrebbe accedere all’agevolazione.
Flat tax giovani: under 30 o 35, quali sono le ipotesi
Le proposte avanzate negli ultimi mesi utilizzano soglie anagrafiche diverse. La Lega aveva già presentato un meccanismo destinato in particolare agli under 30 alla prima assunzione, con imposta sostitutiva del 5% e un limite di reddito che nei precedenti testi arrivava fino a 40 mila euro lordi annui. Una proposta parlamentare prevedeva l’applicazione dell’aliquota agevolata per l’anno dell’assunzione e i quattro successivi.
Leggi anche: Mutui, la Bce verso un nuovo aumento dei tassi: allarme interessi, ecco come cambiano
Gli under 35 entrano invece anche nelle iniziative pensate per favorire il rientro dei giovani emigrati all’estero e nelle agevolazioni alle assunzioni. Il cantiere resta quindi aperto e parlare oggi di una flat tax automaticamente concessa a tutti gli under 35 sarebbe prematuro.
Giorgetti ha indicato anche un’altra strada: replicare per i giovani il meccanismo che nel 2026 ha previsto una tassazione al 5% sugli incrementi retributivi derivanti da determinati rinnovi contrattuali.
La scelta dipenderà dalle risorse disponibili nella Manovra. Un’imposta al 5% sull’intero stipendio avrebbe un costo molto superiore rispetto a una detassazione limitata agli aumenti salariali.


