Dal 1° luglio 2026 i nuovi assunti del settore privato avranno 60 giorni per decidere dove destinare il TFR. Se non comunicano una scelta, scatta l’adesione automatica al fondo pensione previsto dal contratto o dagli accordi aziendali.
Fondo pensione automatico, cosa succede dal 1° luglio
Il TFR dei nuovi assunti cambia destinazione se il lavoratore resta in silenzio. Dal 1° luglio 2026, come indicato dal Ministero del Lavoro nel portale dedicato alla previdenza complementare, il meccanismo del silenzio-assenso si rafforza e il termine per decidere scende a 60 giorni per chi viene assunto da quella data.
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Il Trattamento di fine rapporto resta una parte della retribuzione accantonata ogni anno dal datore di lavoro e liquidata alla fine del rapporto. La scelta, però, diventa più rapida. Il lavoratore può lasciare il TFR in azienda, oppure destinarlo a una forma di previdenza complementare. Se non comunica nulla entro i termini, il TFR maturando confluisce automaticamente nel fondo pensione di riferimento.
Il Ministero del Lavoro ha pubblicato anche nuove FAQ, aggiornate il 17 giugno 2026, per spiegare le modalità di adesione automatica, le opzioni di conferimento del TFR, i diritti del lavoratore e gli obblighi informativi delle aziende.
Dove finisce il TFR se il lavoratore non sceglie
In caso di adesione automatica, il TFR va alla forma pensionistica collettiva prevista dagli accordi o dai contratti collettivi applicati in azienda. Il Ministero del Lavoro precisa che, se esistono più fondi contrattuali, la destinazione segue il criterio della maggioranza, cioè il fondo con il maggior numero di iscritti tra i dipendenti dell’azienda, salvo accordi aziendali diversi.
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Se manca un fondo collettivo di riferimento, entra in gioco la forma residuale individuata dalla normativa. Il portale ministeriale richiama il Fondo Cometa come riferimento residuale dopo il superamento di Fondinps, secondo il decreto ministeriale del 31 marzo 2020.
L’adesione automatica comporta l’iscrizione al fondo pensione con decorrenza dalla data di assunzione. Il Ministero specifica che possono confluire nel fondo il TFR, il contributo del lavoratore e quello del datore di lavoro, secondo gli accordi applicabili. Per i lavoratori con retribuzione annua lorda inferiore al valore dell’assegno sociale INPS, la contribuzione a carico del dipendente non è obbligatoria.
Fondo pensione automatico per i nuovi assunti: 60 giorni per dire no
Il lavoratore può rinunciare all’adesione automatica entro 60 giorni dalla prima assunzione. In questo caso può scegliere un altro fondo pensione, oppure mantenere il TFR in azienda secondo le regole ordinarie. La rinuncia al fondo non chiude la porta per sempre: il Ministero chiarisce che chi mantiene il TFR in azienda può cambiare idea e conferire quello futuro a una forma pensionistica complementare.
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La COVIP ricorda nelle proprie FAQ che l’adesione alla previdenza complementare è irrevocabile, mentre la scelta di lasciare il TFR in azienda può essere modificata in seguito. Per il lavoratore questo significa che la decisione di aderire a un fondo va valutata con attenzione, soprattutto per costi, linea di investimento e tempi di permanenza.
Fondo pensione automatico per i nuovi assunti: più obblighi per le aziende
La riforma assegna ai datori di lavoro un compito operativo preciso. Al momento della prima assunzione l’azienda deve fornire un’informativa dettagliata sul fondo di destinazione, sui contratti applicabili, sui tempi di scelta e sulle alternative disponibili.
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Il datore di lavoro deve anche conservare la dichiarazione resa dal dipendente e consegnarne copia. Senza questa informazione iniziale, il rischio è che il lavoratore scopra la destinazione del TFR solo quando l’adesione è già partita.
La novità riguarda soprattutto chi entra ora nel mercato del lavoro o cambia impiego nel settore privato. Per i lavoratori già assunti prima del 1° luglio 2026 resta il termine ordinario di sei mesi previsto dal sistema precedente. Il cambiamento più concreto è quindi nella velocità della scelta: due mesi per decidere se tenere il TFR in azienda o trasformarlo in risparmio previdenziale.

