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Economia
Grecia verso il fallimento. Via dall'euro e fine dell'Unione europea

Le cronache di questi giorni riportano i continui fallimenti dei negoziati tra Grecia e Troika (BCE, FMI e Commissione Europea si chiamo adesso “Istituzioni Creditrici”). Che non fosse un “gioco del pollo” ma una sfida tra due soggetti con un potere assolutamente asimmetrico (quindi non equivalente) in cui ciò che conta non è il coraggio ma la macchina su cui si corre, era chiaro ai più attenti commentatori. Così come era chiaro fin dall’inizio che l’unica soluzione razionale sarebbe stata quella della negoziazione, della fiducia reciproca e della cooperazione.

Viceversa, la contesa tra Atene e Bruxelles è andata avanti con il superamento di tutte le scadenze definite ultimative per la firma dell’accordo: prima era il rimborso della quota di maggio al Fondo Monetario Internazionale, regolarmente pagata dalla Grecia con il ricorso ai DSP (Diritti speciali di prelievo) depositati presso Washington; poi la prima rata di giugno; ora la seconda rata di giugno, quella complessiva per 1,2 miliardi di euro.

Quello che emerge, come chiarisce la teoria dei giochi (la scienza matematica che studia e analizza le decisioni individuali di un soggetto in situazioni di conflitto con altri soggetti rivali, ndr), è che la mancata cooperazione tra i due contendenti può provocare dei danni a entrambi, la cui gravità relativa è tutta da verificare e che sarebbe comunque ben superiore ai 7,2 miliardi di euro del prestito concesso anni fa e che ora la Troika non vuole versare senza l’approvazione di ulteriori sacrifici per il popolo greco.

La Grecia è allo stremo e nulla più dell’immagine del ministro delle Finanze Yanis Varoufakis, seduto ai piedi dello scranno del premier Alexis Tsipras che riferisce al parlamento di Atene, lo dimostra. La Troika è sempre più prigioniera di se stessa e della sua ideologia, e come un pugile suonato continua ad avventarsi mulinando pugni verso un avversario che non c’è perché la Grecia è agonizzante.

Il piano presentato da Tsipras

Il 4 giugno Tsipras ha presentato a Bruxelles un articolato piano di 47 pagine in cui avanza un progetto per ristrutturare il debito di 244 miliardi di euro posseduto dai creditori pubblici internazionali (27 miliardi dalla BCE, 20 miliardi dal FMI, 53 miliardi di prestiti bilaterali e 144 miliardi del FES – Fondo Europeo di Sviluppo) e ridurre l’indebitamento dall’attuale 180% del PIL al 93% del PIL entro il 2020.

L’ultimo piano per la ristrutturazione del debito greco proposto dal premier Tsipras è stato nuovamente respinto dalla Troika.

Il piano prevede una ristrutturazione dell’IVA, misure per combattere l’evasione fiscale, una riforma del sistema di welfare, contributi di solidarietà crescenti dallo 0,7% all’8% per i redditi superiori a 12.000 euro, una tassa sulle grandi società, una tassa sulla pubblicità televisiva, un aumento delle tasse sui beni di lusso dal 10 al 13%, vendita delle licenze televisive, privatizzazioni (lotterie, telefonia mobile, etc.) per oltre 3 miliardi nel biennio 2015-2016, completamento della riforma pensionistica con un risparmio a regime dell’1% dal 2016, completamento della riforma del mercato del lavoro, riforma del mercato dell’energia e riforma della giustizia. Infine, l’impegno a realizzare un avanzo primario crescente: 0,6% del PIL nel 2015, 1,5% nel 2016, 2,5 nel 2017 e 3,5% negli anni successivi.

Impossibile rispettare il programma della Troika

Tutto questo è stato considerato ancora martedì 16 giugno, insufficiente dalla Troika, che invece continua a pretendere un taglio degli stipendi e delle pensioni in termini nominali, una riduzione dei dipendenti pubblici, un aumento dele tasse e soprattutto un avanzo primario del 4% a partire dal 2015. Ma il programma della Troika è semplicemente impossibile da rispettare e, qualora accettato, avrebbe l’unico effetto di far deflagrare definitivamente il debito greco e spingere il Paese al fallimento conclamato.

Rispettare le condizioni della Troika significherebbe far deflagrare definitivamente il debito greco e spingere il Paese verso il fallimento

La partita, pertanto, è conclusa e nessuno sembra essersene accorto. Se la Troika non cede sarà il default e per la Grecia saranno anni di lacrime e sangue. Ma anche per l’UE sarà la fine perché sarà l’effetto domino che scardinerà l’euro. Aver fatto fallire la Grecia indicherà che l’UE non è in grado di proteggere i suoi confini e, quindi, la speculazione internazionale attaccherà i Paesi in crisi in un’escalation senza fine che da Cipro si diffonderà al Portogallo, alla Spagna, all’Italia e alla stessa Francia, travolgendo tutto e tutti. Alla fine anche la Germania pagherà perché la sua nuova moneta si rivaluterà annullando tutti i vantaggi competitivi costruiti sulla moneta comune e lo stangolamento dei partner europei.

La vicenda greca e quella dei migranti respinti alle frontiere rendono chiara la misera fine del progetto politico dell’Unione Europea con buona pace di Helmut Koll e François Mitterand. La cancelliera Angela Merkel e la Germania faranno deflagrare per l’ennesima volta l’Europa e la Francia e Francois Hollande, un “contabile” più che un presidente (mai profezia di Mitterand fu più vera), condivideranno ancora una volta la responsabilità di non essersi saputi opporre in tempo e con forza a questa crudele e inutile follia.

Lookoutnews.it

da http://www.mondoliberonline.it/
 

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