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Economia
Grecia, l'economista della Bocconi Onida ad Affari : "Lenta agonia. Meglio il default controllato"

di Andrea Deugeni
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@andreadeugeni

Mentre si complica la situazione di Atene a causa dello stallo nelle trattative e il taglio delle previsioni di crescita del Pil, l'economista della Bocconi Fabrizio Onida spiega ad Affaritaliani.it che a questo punto è meglio "un default controllato del Paese". Ecco come e perché.

L'INTERVISTA

Nell'aggiornamento di primavera sulle stime di crescita, la Commissione Europea ha tagliato le previsioni sul Pil della Grecia dal +2,5% allo 0,5%. Nel frattempo si allontanano le probabilità di raggiungere un accordo fra Atene e i creditori sulla concessione dell'ultima tranche da 7,2 miliardi in tempo utile (il 12 maggio) per saldare circa 760 milioni al Fmi. Mancato rispetto del termine da cui si temono conseguenze legali per il Paese ellenico. Come giudica a questo punto la situazione della Grecia?
"Atene e l'Europa sono finite in un vicolo cieco. La soluzione può passare soltanto da un default controllato, com'è stato in passato. E cioè un riscadenzamento del debito greco tale da consentire di spendere oggi, come spesa pubblica, somme non per pagare gli interessi, ma per muovere le leve tipiche della spesa sociale. Il tutto, naturalmente accompagnato da qualche progresso effettivo in termini di provvedimenti strutturali. Campo dove sembra invece che la Grecia non ne abbia registrati".

Quali?
"Penso alle non riassunzioni in blocco dei dipendenti pubblici, controllando il numero complessivo degli statali, visto che il settore soffre di un eccesso di manodopera ereditato dal passato. Eccesso che è una forma di spesa pubblica improduttiva. Sul tema delle riforme, la Grecia sconta anche il fatto che l'Europa non ha fatto esplicite proposte su quali sono i livelli minimi all'interno dei quali è disposta ad erogare la liquidità che Atene necessita. Così, fin tanto che il Paese non può stamparsi la moneta essendoci una banca centrale comune e i soldi possono arrivare soltanto da lì, la Grecia è finita in un cul de sac".

Quali sarebbero quindi le conseguenze di un default controllato per l'Europa?
"Il debito non viene cancellato, ma viene ristrutturato in modo tale che dal punto di vista della tesoreria della Grecia, Atene non dev'essere costretta a rinunciare a pagare gli stipendi degli insegnanti per pagare il Fondo Monetario".

Però, dopo le aperture del presidente della Germania Joachim Gauck, il problema è riuscire a convincere la cancelliera Angela Merkel e il ministro della Finanze Wolfgang Schaeuble...
"Esatto. Negli interventi di Schaeuble continua ad esserci una totale chiusura nei confronti della Grecia che continuo a non capire. Bisogna cercare di accompagnare Atene fuori dallo stallo. E la via è quella di riallungare le scadenze senza cancellare parti consistenti di debito per garantire i contribuenti europei".

Il taglio delle stime di crescita della Grecia da parte dell'Ue, il principale creditore di Atene, può essere letto come il simbolo del fallimento della politica di rigore di Bruxelles?
"Sì. Dovendo fare delle previsioni non irrealistiche e partendo da condizioni che vedono una fuga di capitali ancora in corso e un'economia ammazzata, rivedere le stime al ribasso è un obbligo statistico. Ma iI rallentamento della crescita greca è la conseguenza di uno stallo, del fatto che non ci sono state fino ad ora delle decisioni politiche responsabile dei vari attori, Germania in testa e, quindi, stiamo assistendo a una lenta agonia".

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