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Economia
Grecia, Siryza: "Sopravviveremo anche fuori dall'euro"

di Andrea Deugeni
twitter11@andreadeugeni

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"Come voterà il popolo greco domenica prossima? Il fronte del no alle proposte dei creditori stravincerà. Poi speriamo che la cancelliera tedesca Angela Merkel riesca a capire la lezione di democrazia che le ha dato Atene e che i creditori tornino a sedersi al tavolo delle trattative". Vassilis Primikiris, membro della segreteria nazionale di Syriza e uno dei fondatori assieme ad Alexis Tsipras del partito ellenico, prova a configurare in un'intervista ad Affaritaliani.it lo scenario che si verificherà in Grecia dopo il referendum sul piano del Brussels Group. "Sopravviveremo lo stesso se usciremo dall'euro. Stavamo anche abbastanza bene prima dell'entrata della moneta unica che ci ha portato anche un sacco di guai. Comunque, la discussione non è 'euro sì-euro no', quanto l'affrontare prima di tutto il problema del costo del lavoro", aggiunge Primikiris.


L'INTERVISTA

Come voteranno i greci domenica prossima? I primi sondaggi danno in vantaggio il alle proposte dei creditori internazionali di circa 10-15 punti...
"Non ci credo, ma non per convinzione e cioè perchè sono a favore del no, ma perché è la realtà che suggerisce un esito diverso a quello dei sondaggi. Chi vive in Grecia sa che il 'no', non soltanto vincerà, ma stravincerà: la vera questione infatti è se arriva al 70-80% dei votanti. E' fuori discussione che vinca il no, anche se non dimentichiamo che siamo attaccati da tutti".

E quindi, cosa succederà dopo nelle trattative? Vi attendete qualcosa dall'Europa?
"Il governo Tsipras non si attende niente dall'Europa, ma dalla signora Merkel. C'è una differenza fra l'Europa e la Germania, che è la forza egemone nell'Ue nel dettare questo tipo di politiche. Ci attendiamo che la cancelliera tedesca, oltre alla questione dei numeri e dei mercati, riesca a capire la lezione di democrazia che con orgoglio le ha dato un piccolo popolo come quello greco. E speriamo che i creditori poi tornino a sedersi attorno a un tavolo".

D'accordo, ma ci sono in ballo due scadenze di debito importanti a cui la Grecia deve far fronte come quella da 1,6 miliardi al Fmi e l’obbligazione da 3,5 miliardi di euro nei confronti della Bce, il 20 luglio. Più tutti gli stipendi dei dipendenti pubblici e le pensioni da erogare durante l'estate. Come gestirete queste scadenze?
"Dopo aver garantito i pensionati, abbiamo deciso che fino a lunedì le banche resteranno chiuse per difendere il Paese dall'uscita dei capitali. Oggi ad Atene, la giornata più difficile di questa settimana cruciale, non c'è questa corsa verso i bancomat per prendere i soldi. La vita inizia ad essere più normale rispetto a quanto si è visto ieri. Non nego le difficoltà del Paese, ma al termine del referendum speriamo che anche le altre forze politiche di sinistra e popolari europee si schierino con noi per difendere l'Ue dalle politiche di austerità e da quanti vogliono una deviazione democratica dell'Europa. Non vogliamo uscire dall'euro, ma pensiamo a una politica monetaria molto diversa da quella attuale".

Ma se verrà dichiarato default e salta del tutto il tavolo con i creditori internazionali, si aprirà la strada della doppia moneta o del ritorno tout court alla  dracma...
"Sopravviveremo. Stavamo anche abbastanza bene prima dell'entrata della moneta unica che ci ha portato anche un sacco di guai. Comunque, la discussione non è 'euro sì-euro no', quanto affrontare prima di tutto il problema del costo del lavoro".

E cioè?
"La Germania sta usando la Grecia come la gabbia per abbassare il costo del lavoro, renderlo sempre più flessibile con una progressiva erosione dei diritti. Infine, la sinistra che governa Atene non può accettare la svendita di asset importanti del Paese, come gli aeroporti delle isole e il maggiore contributo del popolo greco alla sostenibilità economica della Sanità nel comprare i farmaci. Le borse europee stamattina hanno bruciato ben 340 miliardi di euro di capitalizzazione, circa quanto vale il debito greco. Quella del Brussels Group è la politica della follia. Non è la questione del debito che fa paura ai creditori, ma il governo Tsipras".

E cioè?
"Il Brussels Group non può accettare che un governo di un Paese metta in discussione le politiche di austerità, perché potrebbe dar linfa in Europa ad altre forze come Podemos in Spagna. La vera paura che abbiamo è la paura che crea un sistema di potere che ha il vero obiettivo di deviare il pensiero dei cittadini. La questione principale è quella del mantenimento di una vera democrazia".

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