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Economia
Il 10% degli italiani non può lavarsi, il costo della vita il nemico numero 1

Il costo della vita il nemico numero uno

Sfiducia verso il presente e verso il futuro: 1 italiano su 2 non è soddisfatto della propria condizione economica attuale e 1 su 3 non saprebbe far fronte a una spesa imprevista di 1.000 euro. E fino al 10% delle famiglie non ha accesso ad abiti puliti o alla possibilità di lavarsi regolarmente, ma solo 1 italiano su 2 sa che tra le conseguenze vi sono isolamento ed emarginazione.

È quanto emerge da una ricerca condotta da Ipsos con Dixan, storica marca della multinazionale tedesca Henkel, insieme a Cesvi, nel primo osservatorio sulla Povertà di igiene in Italia. I risultati sono stati presentati oggi a Milano nell'evento "Oltre la superficie: Analisi e proposte per combattere la Povertà di igiene", in relazione alla Povertà, alla Povertà di igiene e al futuro economico del Paese. Dalla ricerca emerge che 2 italiani su 3 (64%) sovrastimano fortemente il numero di famiglie in Povertà nel Paese. Se infatti oggi quelle che arrivano con difficoltà alla fine del mese sono circa 10% del totale, il percepito è ben peggiore e tocca punte che vanno dall'11 a ben oltre il 30%.

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Questa visione è ulteriormente peggiorativa considerato che oltre 7 rispondenti su 10 riportano una visione pessimistica del futuro. Una percezione negativa che si allarga quando viene chiesto agli italiani se siano o meno soddisfatti delle proprie condizioni di vita e dell'andamento del Paese. 1 italiano su 2 si dice insoddisfatto della propria situazione economica attuale ed è altresì convinto che questa non possa andare migliorando.

La causa principale di tale visione è il costo della vita: 1 rispondente su 3 dichiara una situazione di precarietà per la propria famiglia, che si sostanzia nell'impossibilità di affrontare una spesa imprevista di 1000 euro. Risultano del tutto fuori dalla portata dei rispondenti quindi spese straordinarie quali interventi dentistici o la sostituzione di un grande elettrodomestico. La "negatività maggiore" arriva dalla quota femminile. Alla domanda sulla soddisfazione relativa alla condizione economica del Paese a rispondere no è il 76% degli intervistati, soprattutto donne, over 45 e non occupati.

Stessa visione anche quando si guarda al futuro, il 64% degli italiani, di nuovo soprattutto donne tra i 35 e i 44 anni e i non occupati, rispondono che il Paese sta andando nella direzione sbagliata e che in futuro le cose non hanno margine di miglioramento. Percentuali che non sorprendono viste le attuali condizioni del mercato lavorativo in Italia, dove solo una donna su due lavora, guadagnando in media il 10% in meno rispetto a un uomo e confermando così che, senza la possibilità di accedere a mezzi concreti per cambiare la propria situazione attuale, difficilmente si riuscirà a cambiare quella futura.

La Povertà di igiene è l'impossibilità di potersi permettere le spese relative all'igiene personale e dei propri indumenti. Secondo quanto rilevato da IPSOS, la percentuale di famiglie in condizione di Povertà di igiene in Italia si attesta tra L'1 e il 10% della popolazione. Una condizione comune a molti italiani ma di cui si sa poco, a partire dalle conseguenze. Sono 8 su 10 gli italiani che affermano di aver sentito parlare di Povertà di igiene ma solo il 15%, specialmente i più giovani e sensibili alle tematiche sociali, dichiara di conoscere molto bene il tema.

Arrivando ai mezzi o modalità tramite cui si è entrati in contatto col tema: oltre alla TV, che risulta il primo mezzo di informazione, emerge il vissuto personale: il 41% dei rispondenti afferma di aver avuto esperienza diretta di Povertà di igiene, di averne sentito parlare da amici o parenti, o di far parte di una comunità coinvolta nel sostegno alle persone che ne soffrono.

1 su 4 sostiene di conoscere almeno una persona che si trova in Povertà d'igiene nel proprio vicinato, 1 su 5 una persona che frequenta la stessa classe dei propri figli. Visione negativa sul presente e sul futuro anche per la Povertà di igiene: quasi 6 italiani su 10 (57%) affermano che il numero di famiglie in Povertà di igiene sia aumentato o fortemente aumentato rispetto al passato e che la situazione non migliorerà in futuro, il 53% dei rispondenti, infatti, stima che aumenterà o aumenterà fortemente nei prossimi anni il numero di famiglie che non potrà permettersi abiti puliti.

Quando interrogati su chi sia maggiormente colpito dalla condizione di Povertà di igiene, il 43% dei rispondenti identifica gli anziani come primissimi soggetti a rischio, seguono gli stranieri da Paesi in difficoltà (36%) i lavoratori precari (21%) e le famiglie molto numerose (19%).

Tra le principali conseguenze della Povertà di igiene, solo 1 italiano su 2 (51%) identifica correttamente il rischio di isolamento ed emarginazione sociale, mentre solo 1 italiano su 3 (32%) prende in considerazione i problemi di salute che posso derivare dalla mancanza di igiene personale. Un dato riflesso anche nelle considerazioni relative alle condizioni dei bambini, alle quali però si aggiungono conseguenze dettate da fattori endogeni, generati dall'interazione tra pari, come bullismo (32%) e conseguente mancanza di autostima (44%).

Un dato preoccupante arriva anche dal mondo del lavoro: il 14% degli intervistati è infatti convinto che uno dei propri colleghi non possa permettersi l'accesso ai servizi basici di igiene personale e pulizia dei propri indumenti. Ma chi dovrebbe supportare le famiglie che vivono una condizione di Povertà di igiene? Secondo la ricerca, gli Italiani ritengono maggiormente responsabili le Istituzioni nazionali (58%) ed Europee (35%), seguite dalle organizzazioni non profit (24%) e, infine, dalle grandi aziende che operano sul territorio (12%).

È riposta molta fiducia nelle sinergie tra questi ultimi attori: il 73% degli intervistati valuta molto positivamente le partnership tra ONG e grandi aziende, ritenendo particolarmente credibile il coinvolgimento di aziende che commercializzano prodotti per la cura della casa o della persona. Il 53% degli italiani ritiene infine che le aziende che si impegnano nel contrastare la Povertà d'igiene dovrebbero comunicare attivamente queste iniziative, esortando altri attori a seguire il loro esempio.

"Confrontandoci con CESVI, abbiamo compreso l'urgenza di tenere alta l'attenzione sul tema della Povertà e della Povertà di igiene, guardando soprattutto alle conseguenze che non vengono solitamente prese in considerazione, come l'esclusione e il disagio sociale. Come Dixan, siamo nelle case di 6 milioni di famiglie in Italia, questo significa che abbiamo a disposizione un grande megafono per far arrivare a quante più persone possibili questo messaggio e una grande responsabilità: fare la nostra parte per cambiare le cose", ha dichiarato Francesca D'Angelo-Valente, Direttrice Marketing Henkel Consumer Brands.






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