L’inflazione italiana è salita dal 3,3% di agosto al 4,2% di settembre, secondo la stima preliminare dell’Istat. Per una famiglia che spende 2.000 euro al mese, un aumento medio dei prezzi del 4,2% equivale teoricamente a 84 euro mensili in più a parità di acquisti.
Inflazione, quanto pesa sui bilanci familiari
Il 3,3% è il dato definitivo di agosto. A settembre la stima preliminare dell’Istat indica una nuova accelerazione al 4,2%, dovuta soprattutto ai rincari dell’energia. Gli energetici regolamentati sono saliti del 25,9% su base annua, quelli non regolamentati del 22,2%.
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Un’inflazione del 4,2% non significa che ogni voce del bilancio familiare salga esattamente di quella percentuale. Come esempio puramente matematico, un paniere di beni e servizi che un anno fa costava 1.500 euro ne costerebbe circa 1.563 con un aumento del 4,2%. Su 2.000 euro si arriverebbe a circa 2.084 euro. Sono 63 e 84 euro mensili in più rispettivamente, se composizione e quantità degli acquisti restassero identiche.
Inflazione e stipendi, perché il potere d’acquisto può diminuire
L’ultimo dato Istat sulle retribuzioni contrattuali lorde di cassa indica nel secondo trimestre 2026 una media di 2.487 euro mensili e una crescita dell’1,5% rispetto a un anno prima.
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I periodi non coincidono perfettamente, quindi non si può sottrarre automaticamente l’1,5% dei salari dal 4,2% dell’inflazione di settembre per misurare la perdita reale di ogni lavoratore. Il confronto mostra però perché una nuova accelerazione dei prezzi può ridurre il potere d’acquisto quando le retribuzioni aumentano più lentamente.
Inflazione al 4,2%: cosa cambia per le pensioni
Per le pensioni il rapporto con l’inflazione è più diretto perché gli assegni vengono rivalutati annualmente. L’Istat stima al momento un’inflazione acquisita per il 2026 del 3,1%. È questo il dato più vicino alla dinamica media dell’anno, anche se non rappresenta ancora la percentuale definitiva della perequazione 2027.
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Con le regole attuali il recupero è pieno sulla parte della pensione fino a quattro volte il minimo, mentre scende al 90% nello scaglione successivo e al 75% oltre cinque volte il minimo. Il dato definitivo di settembre sarà pubblicato dall’Istat il 16 ottobre.
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