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Economia
Inwit nelle braccia di Mediaset. Gli analisti: è l'effetto Vivendi

Ora o mai più. Non solo dal punto di vista politico dove una nuova puntata del patto del Nazareno post-rottura a destra fra Berlusconi e il fronte Salvini-Meloni sgombererebbe il campo dagli ostacoli governativi al consolidamento del settore media e tlc. Ma anche dal punto di vista finanziario dove ricorda ad Affaritaliani.it Raimondo Marcialis, amministratore delegato di MC Advisory, "il contesto per operazioni di M&A è particolarmente positivo, grazie al costo del capitale molto basso che diminuirà ulteriormente". La stretta di Vivendi su Telecom con la nomina di un nuovo amministratore delegato che imprima alla società la discontinuità nella gestione del business in funzione della convergenza fra infrastrutture e contenuti porterà  secondo alcuni report di analisti finanziari di cui Affaritaliani.it ha preso visione a una maggiore aggressività nell'opera di dismissioni di asset Telecom in funzione taglia-costi. Dimissioni fra cui, citano gli analisti di Banca Akros, Tim Brasil e, spiegano invece quelli di Equita Sim, di Inwit, la società delle antenne di trasmissione, che finirà molto probabilmente nell'orbita di Ei Towers.

A inizio 2015, Telecom ha scorporato le proprie antenne in un gruppo di cui ha quotato il 40%, mettendo poi in vendita un ulteriore 45% (del 60% rimanente).  Secondo gli esperti della Sim presieduta da Alessandro Profumo, l'uscita del Ceo di Telecom, Marco Patuano, al posto del quale gli analisti di Banca Akros vedrebbero bene Flavio Cattaneo (manager, ora in Ntv, ma con esperienza nei media - Rai - e nelle reti - Terna), potrebbe avere infatti, "conseguenze anche sull'asta per la quota di Telecom in Inwit.

Come? Il Cda a voce francese potrebbe sostenere un piano più di sistema sulle infrastrutture, volto a costituire un operatore nazionale a controllo pubblico con esposizione sia alle tlc sia al broadcast. Un progetto che passerebbe più facilmente per l'offerta di Ei Towers, società delle torri tv di proprietà del Biscione (che avrebbe la meglio sull'offerta del duo Cellnex-F2i) e che ovviamente incontrerebbe sia il favore di Mediaset che gestirebbe il controllo delle torri tlc sia del Governo che gestirebbe invece ciò che resta sotto il grande marchio Rai Way, per garantire il controllo pubblico dell'asset. 

Anche se Berlusconi ha smentito l'interesse di Vivendi per tutta Mediaset, gli analisti di Banca Aletti contattati da Affari giudicano "fattibile il piano d'integrazione completa fra il colosso francese dell'enterteinment e il Biscione", matrimonio che solo gli attori protagonisti del deal potrebbero far naufragare. Intanto, con la "collaborazione con Vivendi - come ha precisato l'ex Cavaliere stamane - sulla nostra capacità di fare prodotti per tutte le televisioni, i format, i programmi e il portafoglio di film e di altri spettacoli molto vasto", pare che il patron di Fininvest abbia iniziato a scrivere l'ultimo capitolo della sistemazione di quella parte dell'impero di famiglia amministrato (sotto la supervisione di Fedele Confalonieri) dal figlio di primo letto Piersilvio. Vicepresidente e amministratore delegato di Mediaset a cui si imputano errori nella gestione come l'avventura Champions per Mediaset Premium.

In meno di sei mesi, le aziende editoriali che fanno capo alla galassia Fininvest della famiglia Berlusconi hanno messo a segno una serie di colpi mirabolanti. Mondadori su Rcs Libri, Mediaset, tramite Rti e Mediamond, ha preso il controllo di Radio 101 (acquisendola da Mondadori) e di Finelco trovando l'intesa con gli Hazan. Ora, dopo mesi di corteggiamento, ha appena messo sul piatto l'offerta vincolante per rilevare da Banzai la divisione Media. Tutte operazioni che, secondo alcune interpretazioni di mercato, avranno anche pagato caro lo shopping, ma che si configarano come mosse essenziali per continuare a crescere ed evitare che altri, soprattutto i player internazionali, si insediassero in mercati sempre più asfittici.
 
Così, non bastava la leadership incontrastata nel business televisivo-pubblicitario in Italia e in Spagna. Ora la famiglia Berlusconi, assumendo il ruolo di prim'attore nei settori già noti e presidiati e in quelli contigui, vuole dominare il mercato editoriale e mediatico tout court. Oltretutto, a parte le considerazioni sull'età che impongono al capostipite di sistemare le diverse parti dell'impero, la stessa concorrenza nel settore imponeva alle aziende di famiglia la crescita per linee esterne. Con un sistema-Paese che in pochi anni ha perso il 40% del suo valore, infatti, non si poteva restare immobili, ma reagire e andare a occupare quegli spazi ancora lasciati liberi dai competitor, nazionali ed esteri. Ora, l'ultimo capitolo tutto da scrivere con l'amico Vincent, a valle del quale c'è l'infrastruttura Telecom, che fa gola a molti. I servizi un po' meno e questo è forse l'ultimo capitolo della progressivo depauperamento dell'ex Sip, gioiellino che una volta tutto il mondo invidiava all'Italia.

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