A- A+
Economia
Istat: Italia fuori dalla crisi, ma il Sud arranca

La fiducia di famiglie e imprese, i consumi, le esportazioni, l'occupazione, gli investimenti, il leggero miglioramento delle situazioni di "grave deprivazione materiale". Quello 0,3 per cento in più di Pil registrato nel primo trimestre di quest'anno non è casuale e non spunta fuori dal nulla: il Rapporto Istat 2015 mostra un Paese che già dagli ultimi mesi dell'anno scorso sta emergendo faticosamente dalla crisi. Certo i segnali sono deboli, e non uniformi: gli occupati già ne 2014 sono cresciuti dello 0,4 per cento, 88.000 in più, ma i livelli precrisi sono ancora molto lontani, e la disoccupazione di lunga durata ha un'incidenza del 60 per cento sul totale dei senza lavoro, con tempi di ricerca che arrivano a due anni. Inoltre la crescita si concentra nel Centro e nel Nord, mentre il Mezzogiorno sprofonda, con una perdita di mezzo milione di occupati dall'inizio della crisi.
 
"Per il 2015, gli indicatori delineano prospettive positive in Italia e nel complesso dell'Unione economica e monetaria", dice il presidente dell'Istat Giorgio Alleva, che però avverte: "Il Mezzogiorno è da molti anni assente dalle priorità di policy. La dimensione del problema è tale che, se non si recupera il Mezzogiorno alla dimensioni di crescita e di sviluppo su cui si sta avviando il resto del Paese, sviluppo e crescita non potranno che essere penalizzati rispetto agli altri Paesi".
 
Le famiglie. Per la prima volta dal 2008 il potere di acquisto delle famiglie nel 2014 si è stabilizzato, e i consumi sono cresciuti dello 0,3 per cento. Migliora la situazione di chi vive in condizioni particolarmente difficili: infatti l'indicatore di grave deprivazione materiale, che tra il 2010 e il 2012 era passato dal 6,9 al 14,5 per cento, è arretrato all'1,4 per cento, a vantaggio soprattutto delle coppie senza figli o con un figlio, e tra gli anziani; lo stato di sofferenza permane per le famiglie con almeno tre figli minori o le famigli dove ci sono disoccupati.
 
Le imprese. Rimangono molto piccole, con una dimensione media di 3,9 addetti che ci fa rimanere agli ultimi posti in Europa, però il 2014 è stato caratterizzato comunque da segnali di ripresa: un'impresa con almeno 20 addetti su due del settore manifatturiero ha aumentato il fatturato totale di almeno lo 0,8 per cento. In particolare il fatturato interno è aumentato per la prima volta da oltre tre anni. Con riflessi positivi sull'occupazione: infatti tre imprese manifatturiere su quattro e oltre il 70 per cento di quelle dei servizi dichiarano di aver assunto nel 2014 personale dipendente, in oltre otto casi su 10 con contratti a tempo determinato o indeterminato.
 
Le condizioni per assumere. L'Istat ha chiesto a un campione rappresentativo di imprese quali provvedimenti potrebbero favorire l'occupazione. La stragrande maggioranza segnala la riduzione del cuneo fiscale (77 per cento nella manifattura e 80,4 per cento nei servizi) , la riduzione degli oneri burocratico-amministrativo (73,6 e 72,4 per cento) e la riduzione dei vincoli al licenziamento (71,9 e 72,3 per cento). Tra le principali ragioni che spingono al licenziamento segnalano invece la riduzione degli ordini, i progetti di sviluppo aziendale, l'eccessivo costo del lavoro, le variazioni dei profitti e il ricambio delle competenze.
 
L'occupazione. E' tornata a cresce già nel 2014, ma solo per alcune specifiche categorie: i lavoratori ultracinquantenni, gli stranieri e le donne. Per i lavoratori più anziani pesano le riforme previdenziali, che hanno allontanato l'età della pensione: il tasso di occupazione degli ultracinquantenni, pari al 54,8 per cento, è aumentato del 7,7 per cento negli ultimi sei anni. Il recupero di posti di lavoro si è concentrato soprattutto nell'industria, 61.000, l'1,4 per cento in più, a fronte di un'ulteriore erosione nelle costruzioni e, in misura minore, in agricoltura.
 
La mappa delle professioni. Il calo consistente prima e la modesta ripresa dopo hanno un po' modificato la mappa delle professioni in Italia. Tra i gruppi professionali sono diminuiti soprattutto operai e artigiani, e tra le professioni qualificate sono scesi dirigenti, imprenditori e tecnici, mentre sono aumentate le professioni intellettuali e di elevata specializzazione. Nei servizi sono aumentate le attività non qualificate: la crescita dei servizi alle famiglie spiega in buona parte anche l'aumento dell'occupazione femminile.
 
Il boom del part-time involontario. La crisi ha accentuato l'uso, se non probabilmente l'abuso, del part-time, non come forma di flessibilità, ma come forma di sottoccupazione. Tra il 2008 e il 2014 l'incremento complessivo del part-time è di 784.000 unità, pari al 23,7 per cento in più. Si stima che il 63,3 per cento sia part-time involontario. Nel 2014 i lavoratori a tempo parziale hanno superato i quattro milioni.
 
I disoccupati. L'inizio di ripresa certo migliora solo leggermente una situazione che rimane ancora negativa. Continua a crescere la disoccupazione di lunga durata, la cui incidenza sul totale supera il 60 per cento: nel 2014 chi è alla ricerca di occupazione lo è in media da 24,6 mesi, da 34 se è alla ricerca del primo impiego. Nel 2014 gli inattivi arrivano a 1,6 milioni, 627.000 in più rispetto al 2008.
 
I giovani. Sono i giovani a pagare il prezzo più salato di sei anni di crisi. Tra il 2008 e il 2014 sono spariti quasi 2 milioni di lavoratori under 35 (-27,7 per cento) a fronte di un calo della popolazione nella stessa fascia di età di 947mila (-6,8 per cento). In sei anni il tasso di occupazione degli under 35 è sceso di 11,3 punti percentuali al 39,1 per cento l'anno scorso anche se la contrazione dell'indicatore si è decisamente attenuata (-0,8 punti percentuali) nel 2014 fino ad invertire la tendenza nel quarto trimestre (+0,3 punti).
 
L'istruzione paga. I dati mostrano una situazione decisamente migliore per chi ha un livello d'istruzione più alto: infatti tra i laureati il tasso di occupazione si attesta al 75,5 per cento nel 2014, mentre tra i diplomati arriva al 62,6 per cento e per i meno istruiti si ferma al 42 per cento, anche perché la crisi ha falcidiato soprattutto gli appartenenti a quest'ultima categoria. L'istruzione superiore paga anche in termini di retribuzione: nella ripartizione del Centro le donne laureate sono remunerate in media fino al 28,9 per cento in più rispetto a chi ha il diploma di scuola media superiore, per gli uomini il vantaggio arriva al 67,9 per cento.
 
Il Sud rimane indietro. I segnali positivi percepiti tra la fine dell'anno scorso e questa prima parte del 2015 si fermano al Centro-Nord. "Le aree del Mezzogiorno - scrive l'Istat - si caratterizzano per una consolidata condizione di svantaggio legata alle condizioni di salute, alla carenza di servizi , al disagio economico, alle significative disuguaglianze sociali e alla scarsa integrazione degli stranieri residenti". Qualche dato: nel Mezzogiorno il reddito è più basso del 18 per cento rispetto alla media nazionale, nelle aree interne più povere la differenza sale al 30 per cento. Il che si riflette naturalmente nei consumi: le famiglie residenti al Sud spendono poco più del 70 per cento della media nel resto del Paese. Tanto che oltre un quarto della spesa nel Mezzogiorno è per i beni alimentari, di prima necessità: si arriva a quote del 28 per cento contro quote che nel Centro-Nord si fermano al 13 per cento per i livelli più alti. Infine la quota delle persone in cattive condizioni di salute è del 20 per cento al Sud e del 17,7 per cento nel Centro-Nord.

Tags:
istat
i più visti
in evidenza
Simest, la qualità a supporto della competitività delle pmi italiane

Esportazioni

Simest, la qualità a supporto della competitività delle pmi italiane


casa, immobiliare
motori
Giornata Api, Lamborghini impegnata per la salvaguardia dell’ecosistema

Giornata Api, Lamborghini impegnata per la salvaguardia dell’ecosistema

Testata giornalistica registrata - Direttore responsabile Angelo Maria Perrino - Reg. Trib. di Milano n° 210 dell'11 aprile 1996 - P.I. 11321290154

© 1996 - 2021 Uomini & Affari S.r.l. Tutti i diritti sono riservati

Per la tua pubblicità sul sito: Clicca qui

Contatti

Cookie Policy Privacy Policy

Cambia il consenso

Affaritaliani, prima di pubblicare foto, video o testi da internet, compie tutte le opportune verifiche al fine di accertarne il libero regime di circolazione e non violare i diritti di autore o altri diritti esclusivi di terzi. Per segnalare alla redazione eventuali errori nell'uso del materiale riservato, scriveteci a segnalafoto@affaritaliani.it: provvederemo prontamente alla rimozione del materiale lesivo di diritti di terzi.