Draghi: “Lavoriamo insieme o affonderemo”
“Dobbiamo lavorare insieme per affrontare la crisi energetica. Possiamo anche farlo in ordine sparso, ma perderemmo l’unità europea”, ha avvertito il presidente del Consiglio, Mario Draghi, nel suo intervento alla tavola rotonda sull’energia a cui sedevano, tra gli altri il cancelliere tedesco, Olaf Scholz, e il premier norvegese, Jonas Gahr Store. Il tavolo in questione è quello del summit di Praga, dove da ieri 6 ottobre va in scena la riunione della Comunità politica europea cui partecipano 44 Paesi, con 17 ospiti extra-Ue. Il tema è uno solo: il tetto al prezzo del gas. Ma una parte del continente non ci sente da quell’orecchio: la Germania che ha deciso di fare da sola con il super-piano da 200 miliardi; l’Olanda che non ci pensa nemmeno, così come la Norvegia che è diventata il principale fornitore di gas dell’Europa e non vede perché dovrebbe mettere un tetto a un bene che oggi viene scambiato a un valore quadruplo rispetto a quanto avveniva un anno fa (ma è arrivato anche a poco meno di dieci volte tanto). E mai come oggi l’Europa è spaccata.
Berlino e l’Aia si difendono e concedono qualche apertura. “È un piano simile a quelli fatti da altri, i Paesi fanno bene a proteggere i propri cittadini e le imprese”, ha detto Scholz. “È assolutamente legittimato”, ha rincarato il premier olandese, Mark Rutte. “C’è la piena volontà da parte di tutti i ventisette di intervenire per abbassare i prezzi, anche con price cap e acquisti comuni, ma nel frattempo i cittadini vanno sostenuti”, ha aggiunto. Dichiarazioni politiche a parte, ministri e sherpa continuano a lavorare alle proposte da mettere sul tavolo di domani. L’ultima arriva dall’Italia e altri tre Stati (Polonia, Belgio e Grecia) che suggeriscono l’introduzione di un price cap dinamico che abbia un corridoio legato a diversi indici (non solo al Ttf di Amsterdam) e che sia flessibile in base alla situazione degli approvvigionamenti.
Insomma non più un tetto rigido ma una rete di protezione legata alle ragionevoli fluttuazioni della domanda e dell’offerta. Da parte sua la Commissione europea ha sbandierato la dichiarazione d’intenti con la Norvegia per l’impegno a “sviluppare congiuntamente strumenti, ciascuno di noi agendo nell’ambito delle proprie competenze, per stabilizzare i mercati energetici e limitare l’impatto della manipolazione del mercato e della volatilità dei prezzi, al fine di ridurre i prezzi eccessivamente elevati in modo significativo nel breve e nel lungo termine”. E a Bruxelles la Commissione ha avviato il confronto con i Paesi per prorogare il quadro temporaneo sugli aiuti di Stato. I malpensanti suggeriscono che sarà cucito sul piano tedesco.
Mattarella: “Serve un piano di sicurezza comune in Europa”
“Tra i valori da perseguire in Ue c’è la solidarietà: di fronte a chi fa dell’energia uno strumento di pressione internazionale e di speculazione internazionale l’Europa è chiamata a rispondere con un senso di coesione e unità accresciuto, solo così si possono dare risposte sostenibili socialmente ed economicamente” ha detto il Presidente della Repubblica al vertice del Gruppo di Arraiolos riunito a Malta. Sul doppio binario Bruxelles-Roma, Mattarella ha lanciato un’esortazione precisa: “Dobbiamo attenuare le conseguenze degli aumenti del costo dell’energia sulla vita delle famiglie e delle imprese”. Un obiettivo che tutti giudicano condiviso ma le frizioni tra paesi e linee politiche sugli strumenti da mettere in campo rischiano di vanificare l’efficacia immediata delle dichiarazioni d’intenti. Altro test vitale per l’Europa, a maggior ragione dopo le minacce nucleari russe a pochi passi dai confini europei, è la politica estera e di difesa comune che finora ha fatto “passi piuttosto modesti“.
“Ritengo indispensabile e urgente che vengano definiti gli strumenti di cui disporre per dare sostanza e consolidare l’autonomia strategica dell’Unione, tanto più difronte alla inaccettabile e gravissima aggressione della Russia all’Ucraina e alle pesantissime conseguenze. È una responsabilità indifferibile degli Stati e delle istituzioni europee individuare delle soluzioni innovative, idonee e a garantire sicurezza e stabilita’ al continente” ha detto il Presidente. “È un compito dell’Unione definire una politica estera che funga da presidio alla nostra libertà, e una difesa comune in complementarietà con la Nato che sappia abbracciare ambiti sempre più vasti” ha precisato.

