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Economia
La “Grillin Fuggiasco TAX”: la proposta che sfida la Flat Tax

In queste righe non mi sentirete demonizzare la flat tax con le solite critiche (“è un regalo ai ricchi!”) ma nemmeno leggerete i falsi miti che aleggiano sulla progressività delle tasse (“causano un eccessivo prelievo!”) visto che le aliquote, se ben applicate, sono un’opportunità per tutti e considerato che quando il cittadino comprende ed approva, è scoraggiato ad evadere.

Ovviamente, quando un sistema fiscale è ben fatto, devono essere inasprite le pene per i trasgressori.

 

Cercherò di esporre il tutto in modo breve e perfino divertente perché mi preme che lo leggiate interamente.

Se alla fine i politici di destra la reputeranno troppo di sinistra e quelli di sinistra la giudicheranno troppo di destra, significherà che è una proposta giusta; non ho dubbi che in una situazione del genere i cittadini si chiederanno “Perché non ci hanno pensato prima”?

Eh...perché?

 

Questo modello sposa i princìpi di Flat Tax, perché rappresenta una defiscalizzazione vigorosa ma allo stesso tempo garantisce una consistente dose di equità per le fasce più basse come previsto dalla nostra Costituzione.

 

Quando si tratta di fisco le due principali obiezioni che si sentono fare sono:

1) Da chi ha una attività: “In Italia le tasse sono un furto” (Ok ma intanto pagale sennò toccano ad altri!).

2) Dai dipendenti: “In Italia i commercianti sono tutti ladri e tocca pagare a noi” (Solo l’8% circa dell’evasione totale è causata dalle PMI mentre il 65% circa riguarda multinazionali e criminalità organizzata, quindi non parlatemi almeno oggi dello scontrino del caffè!).

 

Mettiamo tutti d’accordo: quante volte avremo sentito dire “Ehhh se si pagassero le tasse come in Inghilterra...”.

Perfetto! Questa proposta è estremamente lineare ed ispirata al modello inglese.

Contenti?

Vi mostro intanto le situazioni italiana Irpef (a sinistra) e l’omologa inglese(a destra):

 

grillin fuggisco tax
 

 

Come potete appurare l’”Irpef” inglese possiede una fascia fino a 12.500 sterline esente da prelievo e chiede solo il 20% per i redditi fino a 50.000, quindi è molto più vantaggiosa per i ceti medi rispetto a quanto avviene da noi.

Io recepirò, come vedrete, questa impostazione.

 

Gli inglesi inoltre chiedono “ai più fortunati”, oltre le 150.000 sterline, un contributo pari al 45% del reddito personale, quindi maggiore di quello italiano che è al 43%; anche questa è per me una strada da seguire (a questo link https://www.tispiegolondra.com/tasse-in-inghilterra/ si trova un approfondimento di facile comprensione).

 

Ecco la mia proposta:

 

 

 

Scaglione

Fascia di Reddito (Euro)

Prelievo fiscale %

1

15.001 – 50.000

20%

2

50.001 – 55.000

38%

3

55.001 – 150.000

40%

4

> 150.000

45%

 

1) No tax area fino ai 15.000 euro per venire in contro alle esigenze dei ceti meno benestanti.

 

2) Da 15.000 a 50.000 euro la tassazione passa al 20% proprio come in Inghilterra; non sarà al 15% come nella flat tax ma è pur sempre un accettabilissimo e storico compromesso (non il “compromesso storico” eh quello era altro…).

 

3) Dai 50.001 fino ai 150.000 euro i tre modelli (il mio, l’italiano e l’inglese) hanno imposizioni di livello molto simile: il prelievo percentuale da me proposto ha due scalini ed in ambo i casi (confrontate pure) la mia proposta rimane sempre o pari o poco più “comprensiva” nei riguardi del contribuente, sia rispetto all’attuale sistema italiano che rispetto a quello oltremanica.

 

4) Oltre i 150.000 euro l’imposizione auspicata dal sottoscritto è pari a quella inglese (45%) e cioè leggermente più alta della nostra IRPEF attuale. Ricordo che del contingente in esame fa parte il famoso 10% di super ricchi che ha patrimoni maggiori dell’altro 90% di italiani.

 

Applicare una tassa del 15% a questo scaglione, come avverrebbe con la flat tax, è poco opportuno perché ciò comporterebbe l’accumulo di tesoretti che, come noto, sono causa di disoccupazione (la moneta non circola); una tassazione però troppo alta comporterebbe fuga di capitali.

 

La mia proposta di riforma contiene altri due interventi: IVA ed EXPORT.

 

5) L’IVA andrebbe riportata al 20%.

L’IVA è una tassa recessiva che colpisce i consumatori e i redditi più bassi, controproducente quindi in termini occupazionali.

 

6) Nella mia riforma il quadro è completato da una ulteriore agevolazione di 5, 10 miliardi verso le aziende che esportano, ciò permetterebbe un arricchimento del paese con un incremento della nostra solidità economica.

 

7) Considero questa mia proposta di riforma straordinariamente complementare con le agevolazioni per le aziende che assumono, presenti nel dispositivo del Reddito di Cittadinanza.

 

Questo modello ha un costo stimato intorno ai 30 md di euro, la metà rispetto la flat tax, quindi molto più sostenibile, ed a parer mio più equilibrata; lo porrò all’attenzione di figure di rilievo della società civile, italiana e non, e della politica quali Alessandro Di Battista (M5s),  Gabriele Lorenzoni (Deputato M5s) ed Otto Bitjoka (Presidente dell’UCAI, Unione Comunità Africane d’Italia) ma è comunque a disposizione di qualunque forza politica se ne volesse far carico.

 

*Ringrazio Leonardi Mazzei del “Movimento Programma 101” per avermi aiutato nei calcoli.

 

 

 

 

 

 

 

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