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Economia
"La sinistra dica no al debito cattivo. Così cambieremo il Fisco nel 2021"
Antonio Misiani

Che cosa pensa del discorso di Mario Draghi al Meeting di Rimini?
"Mi è piaciuto molto. La sua capacità di analisi e la pacatezza con cui sviluppa le sue argomentazioni sono merce rara, in un dibattito pubblico inquinato da polemiche sterili e dominato dalla logica binaria bianco-nero. Draghi ha ragione quando sostiene l’urgenza di andare oltre le politiche di emergenza scegliendo ora il futuro che vogliamo costruire. Non è un compito semplice,  perché tante cose non torneranno come prima e quando il mondo cambia spesso le classi dirigenti non hanno l’umiltà di modificare i propri schemi mentali come sarebbe necessario. Ma il punto è esattamente quello".  

Condivide la distinzione fatta dall'ex presidente della Bce tra "debito buono" e "debito cattivo"?
"Nell’emergenza, tutti i Paesi avanzati, Italia compresa, hanno più che altro fatto “debito necessario”, per evitare che la recessione diventasse una vera e propria depressione. Questo “whatever it takes” delle politiche di bilancio era stato invocato dallo stesso Draghi nella sua lettera al Financial Times di fine marzo. Sbaglia però chi oggi pensa che il livello del debito pubblico - che nel 2021 in Italia sarà di 17 punti di PIL più alto rispetto al livello di fine 2019, nei paesi OCSE di 19 punti e negli USA addirittura di 24 punti - sia diventato una variabile irrilevante. Per almeno due motivi. Primo: lo scudo della BCE non durerà in eterno, ricorrere ai mercati ha un costo non banale e diversificare le fonti di approvvigionamento finanziario, utilizzando tutti gli strumenti che l’Europa ci ha messo a disposizione, è la scelta più saggia che possiamo fare. Secondo: caricare i nostri figli di debito pubblico per finanziare le misure anti crisi è stato necessario e inevitabile, in una fase di drammatica emergenza. Continuare a farlo anche successivamente in modo indiscriminato è invece un errore che non possiamo permetterci. Il mix di politica economica va progressivamente modificato, superando le misure più emergenziali e ponendo al centro gli investimenti per lo sviluppo. Un conto è il debito usato per finanziare infrastrutture e capitale umano. Altra cosa è il debito generato per distribuire “helicopter money”, il nuovo nome dei cari vecchi sussidi a pioggia. Deve essere la sinistra per prima ad opporsi a questo debito “cattivo”, perché aggrava una delle disuguaglianze più odiose, quella intergenerazionale".

Il 2021 sarà l'anno della riforma fiscale con un abbassamento della pressione fiscale per aziende, lavoratori e pensionati?
"È uno dei nostri obiettivi più importanti. Un sistema fiscale più equo, più semplice e più favorevole allo sviluppo sostenibile è un punto chiave della strategia di rilancio del Paese. La pressione fiscale va progressivamente ridotta ma va anche redistribuita, alleggerendo il carico sulle famiglie con figli, le imprese che investono, il ceto medio e facendo pagare di più chi evade e chi inquina. Il sistema va sburocratizzato e sempre più digitalizzato. Le risorse non sono infinite e non potremo recuperarle a debito o col Recovery Fund. Bisognerà fare delle scelte: sull’evasione, sulle tax expenditures, sui sussidi ambientalmente dannosi. E bisognerà intervenire ad ampio raggio: la discussione sulla modellistica IRPEF che tanto appassiona i cultori della materia è importante ma rappresenta solo una parte di ciò che va deciso per fare la riforma di cui l’Italia ha bisogno".

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