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La “tempesta perfetta” sui bond. In corso la maggior svendita della storia

Il tutto si sta riversando sulle tasche dei risparmiatori. Ecco perché i Paesi più indebitati come l’Italia subiscono il colpo maggiore

La “tempesta perfetta” sui bond. In corso la maggior svendita della storia
Giorgia Meloni Piazza Affari
La “tempesta perfetta” sui bond. In corso la maggior svendita della storia
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Bond, la svendita: anche i prezzi di Paesi solidissimi crollano. L’analisi e l’allarme

Sui mercati finanziari è in corso un cambiamento epocale e a farne le spese sono soprattutto i Paesi più indebitati come l’Italia. Si é ormai attivata quella che gli analisti definiscono la “tempesta perfetta” sui bond: la maggior svendita di titoli di Stato della storia. I titoli di lunga durata – si legge su Il Fatto Quotidiano – proposti da emittenti solidissimi, che pochi mesi fa valevano anche il 40% in più del loro valore di rimborso, vedono le loro quotazioni crollare anche a metà della parità, con prezzi che in altre situazioni indicherebbero altissimi rischi di default. Un uragano la cui forza si è caricata per un quindicennio e che ora investe investitori grandi e piccoli. Ma come si è arrivati a questa situazione? La vendita di obbligazioni riduce i prezzi, per cui quando i tassi e i rendimenti salgono, le quotazioni delle obbligazioni scendono: conviene vendere i vecchi titoli che non rendono nulla e comprarne di nuovi che rendono di più.

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Questo – prosegue Il Fatto – ha innescato il crollo dei titoli di Stato e dei bond privati. A differenza di tre anni fa, oggi non è impossibile vedere obbligazioni a lunghissimo termine (con scadenze 2050-2070) anche di Paesi considerati solidissimi trattati a prezzi inferiori a 50. Gli analisti prevedono che i tassi resteranno stabili o caleranno molto lentamente non solo nel prossimo anno, ma anche nel 2025 e 2026. Un problema per chi, come l’Italia, è alle prese con il pagamento degli interessi sul debito: il grande successo della seconda emissione del BTp Valore, che nei giorni scorsi ha raccolto ordini per 17,2 miliardi, è stato sostenuto da interessi crescenti sino al 4,5% annuo nel 2028. Costi pagati dai contribuenti.