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Manovra, Dpfp: l’impatto del caro energia può pesare 0,2 punti di Pil nel 2027

Si ritiene che ci siano le condizioni per uscire dalla procedura d’infrazione dell’Ue sul deficit. +0,3% del Pil per la Difesa

Manovra, Dpfp: l’impatto del caro energia può pesare 0,2 punti di Pil nel 2027

Nella relazione al Parlamento sul ricorso alla clausola di salvaguardia le risorse derivanti (14,4 mld) verranno destinate a misure in favore di “famiglie, studenti, imprese, pubbliche amministrazioni e al settore delle infrastrutture”, con un sostegno alle “rinnovabili” e alla “decarbonizzazione” e al contenimento dei “costi energetici” per le imprese maggiormente esposte. Previsto un “nuovo energy release” e la “promozione del biometano”.

Nella relazione che fa riferimento ai 14,4 miliardi nel biennio 2027-2028 sbloccati dall’utilizzo della clausola di salvaguardia per l’energia (“pari a circa lo 0,3 per cento del PIL per ciascun dei suddetti anni”) c’è anche “l’utilizzo del trasporto pubblico da parte degli studenti”.

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La concreta definizione e la disciplina degli interventi, nei diversi ambiti individuati, “dovranno avvenire, comunque, in coerenza con l’esito della procedura europea prevista dalla disciplina eurounitaria e in seguito all’autorizzazione da parte del Consiglio dell’Unione europea“, si legge nella relazione presentata dal presidente del Consiglio Giorgia Meloni e dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti.

“L’incremento delle risorse destinate al settore della difesa, previsto fino a un massimo dello 0,3 per cento del PIL per ciascuno degli anni 2027 e 2028, potrà contribuire al progressivo rafforzamento delle capacità operative e tecnologiche, in coerenza con gli obiettivi assunti in ambito NATO“.

Gli interventi, si legge, “riguarderanno sia la componente corrente, con riferimento in particolare al personale, all’esercizio e alle esigenze operative, sia la componente in conto capitale, finalizzata alla realizzazione e al rifinanziamento di programmi di investimento pluriennali”.

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“Si ritiene che possano sussistere le condizioni affinché il Consiglio deliberi l’abrogazione della Procedura per disavanzi eccessivi nei confronti dell’Italia sulla base dei dati di consuntivo del 2026”. È quanto si legge nel Dpfp, con la premessa “ove tali andamenti fossero confermati anche nelle previsioni di primavera del 2027 della Commissione europea”, in riferimento al ricorso alla clausola di salvaguardia nazionale per difesa ed energia e alle stime sulla crescita della spesa netta in Italia.

Tra i vari scenari macroeconomici ipotizzati nel Dpfp c’è anche quello in cui una dinamica “meno favorevole per i prezzi dei beni energetici” porterebbe a “un tasso di incremento del Pil inferiore, rispetto al quadro di base, di -0,2 punti percentuali nel 2027 e -0,1 punti nel 2028”. È quanto si legge nel documento, che nello stesso scenario prevede che “il rientro nel 2029 dei prezzi energetici ai livelli dello scenario di riferimento farebbe sì che il tasso di crescita del prodotto in quell’anno sia leggermente superiore (di 0,1 punti percentuali) a quello del quadro macroeconomico tendenziale”.

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Nello scenario che invece “incorpora due ipotesi meno favorevoli sulle condizioni finanziarie in Italia, il tasso di crescita del Pil italiano risulterebbe, rispetto al quadro macroeconomico tendenziale, inferiore di 0,1 punti percentuali nel 2027 e di 0,2 punti percentuali nel 2028 e nel 2029”.

Il quadro internazionale “continua a essere caratterizzato da un’elevata incertezza”. Permangono i principali fattori di rischio come i conflitti e le tensioni geopolitiche, “i mercati energetici restano sotto pressione e il graduale rientro dei prezzi del petrolio e del gas risulta più lento del previsto”. È quanto si legge nel Dpfp, in cui si spiega che “ne consegue un lieve peggioramento delle prospettive d’inflazione nel breve periodo. Contestualmente, al previsto orientamento restrittivo della politica monetaria si è associato un rialzo dei rendimenti dei titoli pubblici, determinando condizioni finanziarie meno favorevoli”.

“Dal confronto tra i tassi di crescita della spesa netta programmati e quelli dello scenario tendenziale corretti per l’impatto della clausola non emergerebbe la necessità di una correzione di bilancio per il 2027, mentre nel 2028 e nel 2029 si renderebbero disponibili spazi di bilancio per una manovra moderatamente espansiva“.

“La pressione fiscale (43,0 per cento) aumenterà in misura molto lieve rispetto al 2025 (0,1 punti percentuali), con un contributo determinante fornito dagli sforzi volti a contrastare l’evasione fiscale, anche attraverso la promozione della tax compliance”. È quanto si legge nel Dpfp, in cui si spiega che le entrate finali “sono stimate in crescita del 3,6 per cento e la loro incidenza sul PIL risulterà pari al 48,5 per cento, superiore di mezzo punto percentuale rispetto al 2025. Tale incremento appare attribuibile in buona parte al dinamismo delle entrate extratributarie, correnti e in conto capitale”.

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