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Economia
Coronavirus, il re della Milano da Bere: "La prego Draghi, salvi l'Italia"
Guido Cancellieri

Un appello a Mario Draghi affidato alle pagine di Facebook da un imprenditore milanese, come tanti in questo momento, schiacciato dall’emergenza Covid 19. Le misure in vigore per contenere la diffusione del Coronavirus hanno messo in ginocchio piccole e medie attività. E’ anche il caso di Guido Cancellieri, proprietario assieme a Stefano Graziani di uno storico locale della “Milano da Bere”, Il Fashion Cafè e creatore della catena di ristoranti fast food Mama Burger. 70 dipendenti a rischio, “vista – sono sue parole – la latitanza assoluta del Governo”.

Il motivo dell’appello all’ex Governatore della Banca d’Italia probabilmente sta nel fatto che, anche in qualità di presidente della Banca Centrale europea, ha fatto particolarmente bene.

Affaritaliani ha contattato l’imprenditore per chiedere il motivo di questo suo sfogo online.

Lei ha rivolto un appello a Draghi. Perché proprio lui?

Guardi, da imprenditore sono abituato a cercare soluzioni ed oggi l’unica possibile (e, fortunatamente, di altissimo livello) è la scelta di Mario Draghi. Non ho gli strumenti tecnici per commentare il suo operato alla guida della BCE, ma, mi lasci dire da profano, che quando c’è stato bisogno, mi sembra si sia comportato come un comandante deve fare (“whatever it takes”). Ha un’autorevolezza indiscutibile in campo internazionale e conosce molto bene i meccanismi dell’UE. E gli scheletri degli armadi di tutti i paesi, oserei dire. Ha competenze tecniche tali da renderlo importante, ritengo, anche a livello strategico per il nostro Paese, e per l’Europa stessa. Non dimentichiamo che, continuando a farci trattare (o a dare l’impressione di essere trattati) così, andremo incontro ad un pericoloso moto antieuropeista. È per tutto questo che penso sia la persona giusta nel momento giusto. Detto ciò la strada per uscire da questa situazione rimane molto difficile, ma di sicuro, se continueremo ad essere governati dall’attuale “accozzaglia”, da qui non usciremo più. Consideri che ad oggi le imprese ancora non sanno se potranno accedere al credito, in che misura, con quali modalità. Direi che la gestione fino ad oggi della crisi non avrebbe potuto essere peggiore: comunicazione indegna, nessuna soluzione operativa (a ieri non mi risulta ci fosse ancora un decreto attuativo del farsesco piano “cura Italia”) timide proposte e tante chiacchiere, ma solo chiacchiere.

Che cosa suggerisce?

Premesso che non so, dal punto di vista costituzionale, se sia possibile un avvicendamento in corsa, ora c’è da sperare che chi ci sta guidando (?) prenda atto della propria inadeguatezza e faccia spazio a chi invece ha le skill per comandare, pregando che l’attaccamento alle poltrone sin qui dimostrato non impedisca questo passaggio indispensabile per il nostro Paese.

Qual è il sentimento che vive come imprenditore?

In una parola: disperazione. Siamo abituati (fin troppo) a sopravvivere ad uno stato inefficiente e troppo vorace, ma oggi, quando veramente servirebbe avere una presenza di aiuto, renderci conto che siamo nelle mani di persone totalmente staccate dalla realtà di chi lavora, ci fa disperare. E non parlo solo della fortissima preoccupazione a livello personale. Mi riferisco al pensiero delle decine di migliaia di collaboratori a cui non sappiamo cosa dire e che, molto probabilmente perderanno il loro lavoro.

Che cosa rischia la sua azienda?

Guardi, per forma mentis, finché potrò resistere, non mollerò. Ma, dovendo essere realisti, se non ci sarà un cambio rapidissimo e sostanziale di passo, il rischio molto concreto è la chiusura. Con decine di famiglie senza più un lavoro.

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