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Economia
Meeting di Rimini, Blangiardo: “Preoccupa occupazione. Cresce scoraggiamento”

“ Un nuovo mondo del lavoro, nuovi modi di lavorare”: al Meeting di Rimini ci si interroga sul ruolo dello smartworking nell’era post-covid

Si è tenuto questa mattina in occasione del Meeting di Rimini il panel dal titolo “ UN NUOVO MONDO DEL LAVORO, NUOVI MODI DI LAVORARE”,  In collaborazione con Randstad, Unioncamere e Nier. Durante la discussione sono intervenuti Gian Carlo Blangiardo, Presidente ISTAT; Marco Ceresa, Amministratore Delegato Randstad Italia; Marco Hannappel, Presidente e Amministratore Delegato di Philip Morris Italia; Alessandro Profumo, Amministratore Delegato Leonardo; Marco Travaglia, Presidente e Amministratore Delegato Nestlè italiana. Introduce Michele Brambilla, Direttore di QN-Quotidiano Nazionale.

Come sta cambiando il mondo del lavoro nell’era post-covid?  Blangiardo ha offerto un quadro generale dettagliato che riassume le caratteristiche quantitative e qualitative del cambiamento in atto:

 “La flessibilità è stata uno dei punti di riferimento di prima, poi è nato il discorso della distanza. Nel nostro istituto abbiamo avuto un’esperienza diretta. Siamo partiti prima del coronavirus con il lavoro in remoto, dando la possibilità di fare smartworking ai nostri lavoratori. Quello che era un esperimento è diventato una necessità. Tutti hanno lavorato a distanza garantendo la programmazione che avevamo pensato, anzi portando a casa dei risultati assolutamente interessanti”.

Per quanto riguarda il quadro generale del mercato del lavoro a giugno 2020 i dati descrivono un andamento che conferma una tendenza alla flessione dei livelli di occupazione, seppure a tassi via via più contenuti, un recupero delle ore lavorare pro-capite e un progressivo ampliamento dell’aerea delle persone in cerca di lavoro.

Tuttavia, sottolinea Blangiardo: “Il vero problema è lo scoraggiamento: ci troviamo ad avere il tasso di occupazione che diminuisce perché ci sono i soggetti che non si offrono perché non ne vale la pena”.

Da febbraio 2020 il livello dell’occupazione è sceso di circa 600 mila unità e le persone in cerca di lavoro sono diminuite di 160 mila, a fronte di un aumento degli inattivi di oltre 700 mila unità. In quattro mesi, il tasso di occupazione perde un punto e mezzo, mentre quello di disoccupazione, col dato di giugno, si riavvicina ai livelli di febbraio. Come riassume il Presidente dell’Istat: “Nel mercato del lavoro post-covid c'è stata una caduta drammatica per un paio di mesi, poi una ripresa che si sta manifestando ma che ancora non ha raggiunto i livelli precedenti".

Nell’era pre-covid il lavoro da casa invece era senz’altro in una fase di leggero sviluppo: 180 mila gli occupati che nel 2019 hanno usato la propria abitazione come luogo principale di lavoro, tra i quali la maggior parte sono imprenditori e lavoratori autonomi.

Completamente diverso il trend durante l’emergenza coronavirus che ha richiesto un veloce adattamento:

foto apeFonte: Istat
 

Anche se le aziende si sono dimostrate resilienti e perlopiù soddisfatte dei risultati, è evidente che da un home working “da stato emergenziale”, occorre passare a un modello più solido e più smart, e per far questo gli imprenditori pongono l’accento innanzitutto sulla riorganizzazione degli spazi: a dichiararsi impossibilitati a farlo sono il 15,3 % delle micro-imprese e 11, 6% delle piccole.  Fra le medie e le grandi più di due imprese su tre hanno già provveduto alla riorganizzazione degli spazi (30,7% dell’occupazione) mentre solo il 7,4% delle medie e il 4,3% delle grandi affermano di non poterli adeguare (2,8% degli occupati).

Per quanto riguarda invece il grande tema delle competenze digitali queste sono per lo più presenti, anche se il digital divide è ancora significativo rispetto agli altri paesi europei: internet è utilizzato regolarmente dal 74% in Italia, contro l’85% nei 28 Paesi UE.

Insomma in una situazione lavorativa già incerta dobbiamo interrogarci su i pro e contro di questa nuova modalità: i lati positivi percepiti sono senz’altro l’autonomia sui contenuti e le modalità di lavoro (per il 60,3%) e una maggiore attenzione alla famiglia e all’ambiente (52%). I lati negativi la scarsa abilità digitale (39%) e la iper-flessibilità anche fuori dagli orari di lavoro ( il 40% è stato contattato fuori dell’ orario di lavoro almeno 3 volte da superiori o colleghi).

Un altro pericolo comunemente percepito è la diminuzione del rapporto umano. Come conclude Blangiardo: “Il lavoro a distanza è un'opportunità, modesta prima della pandemia e che ora si è scoperta e si vorrebbe valorizzare in prospettiva. Ha elementi positivi ma anche problematici. Non dimentichiamo che il lavoro è anche un modo per interagire con altre persone. Abbiamo avuto una lezione e subita la botta stiamo cercando di reagire. Qualche segnale positivo c'è, va trasformato in qualcosa di strutturale per tornare alla situazione precedente e dobbiamo trovare una soluzione equilibrata per cercare di sfruttare questa possibilità., la strada è ancora lunga ma abbiamo una via da percorrere da adattare alle esigenze dei mestieri e dei lavoratori”.

Smartworking, Profumo (Leonardo): “Impedire l’ampliarsi della disuguaglianza di genere e non abbandonare il personal touch

Dai dati emerge inoltre che il lavoro da casa è più frequente tra le donne rispetto agli uomini. L’AD di Leonardo mette in guardia: “Mi preoccupa della relazione di Blangiardo che continua a sottolinearsi il divario di genere. Su questo le aziende dovrebbero intervenire”, continuando: “In Leonardo nessuno ha perso il posto di lavoro, non avendo difatti più lavoratori a tempo determinato. Io parlo di homeworking più che di smartworking perché il capire se il lavoro da casa ha qualche intelligenza non è semplice: dobbiamo davvero rivedere i nostri processi per arrivare al vero smartworking”.

L’AD orienta piuttosto verso una forma ibrida: “Abbiamo capito che sarà fondamentale non avere le persone permanentemente a lavoro a distanza per riuscire ad avere quel personal touch che secondo noi è assolutamente fondamentale per continuare a sviluppare idee creative e relazioni umane che sono assolutamente fondamentali. Ci attrezzeremo per avere delle soluzioni di lavoro a distanza temporanee: questo significherà appunto cambiare tutto l’assetto organizzativo degli uffici. Sarà necessario circa il 30% in meno degli spazi: si pensi cosa significherà nel mercato immobiliare”.

“Molti ci chiedono di lavorare in interconnessione mobile, quindi sarà necessaria una rete mobile molto potente. Ovvio che questo aumenta i rischi degli attacchi informatici per cui bisogna aumentare la cyber security”.

Smartworking, Hannappel (PMI): “Luoghi fisici fondamentali per lo sviluppo dell’uomo, della persona e del business. Questi luoghi devono essere integrati con gli spazi digitali”

Insomma prepararsi a un modello efficace di smartworking è una priorità, come sottolinea anche Marco Hannappel, AD e Presidente di Philip Morris Italia: “Tante aziende sono state soprese dal fatto di trovarsi pronte a questa emergenza e molte hanno avuto anche degli impatti minori di quello che si pensava. Penso che questa modalità abbia avuto un ruolo importante ma occorre creare un modello solido”

“In azienda abbiamo vissuto anche un momento di integrazione di persone durante il Covid e non abbiamo mai chiuso il processo di sviluppo e di assunzione. Ritengo tuttavia che alcuni luoghi fisici siano fondamentali per lo sviluppo dell’uomo, della persona e del business. Questi luoghi devono essere integrati con gli spazi digitali. Molte aziende avevano già dei buoni processi di integrazione tecnologica e digitale, ma ovviamente abbiamo bisogno sempre più di strutture e di reti”.   

 

 

 

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