Lunedì nero per i mercati: le Borse europee aprono in calo tranne Londra (+0,53%): pesano i dubbi sul futuro dell’intelligenza artificiale che si aggiungono al nuovo balzo del prezzo del petrolio dopo la chiusura di un oleodotto chiave in Arabia Saudita e i nuovi attacchi nello stretto di Hormuz. A Parigi il Cac 40 cede lo 0,58%, a Francoforte il Dax perde lo 0,27%.
Sulla stessa scia anche Piazza Affari: a mezz’ora dall’avvio delle contrattazioni l’indice Ftse Mib segna -0,32% a 52.343,57 punti. Sul listino i maggiori rialzi sono per Campari +3,53%, Eni +0,99%, Diasorin +1%, Brunello Cucinelli +0,70%, Leonardo +0,90%, Lottomatica Group +0,85%, Poste 0,81%. Stellantis +0,11%. Tim +0,66%. In netto calo invece Prysmian -5,19% e Stm -3,84%. Perdite anche per Avio -1,48%, Buzzi -1,08%, Azimut -0,77%, Inwit -0,77%, Enel -0,88%. Contrastate le banche con Bper -0,18%, Banco Bpm -0,18%, Unicredit +0,18%, Intesa -0,28%, Mps -0,32%.
Ieri in un’analisi sul ‘Sole 24 Ore’ il professore ordinario dell’università Sapienza, Franco Paparella, ha sottolineato che “Mps offre ai propri azionisti ciò che è già nelle loro mani: non ci sono premi ed è escluso qualsiasi beneficio aggiuntivo rispetto a quanto è già nel portafoglio dei propri azionisti o piccoli investitori. In questi termini è agevole cogliere una differenza sostanziale tra l’offerta di Intesa Sanpaolo e l’iniziativa difensiva di Mps”.
Sul fronte valutario, l’euro si muove in ribasso sotto quota 1,16 dollari. La moneta unica passa di mano a 1,558 (-0,35%) e a 178,23 yen (+0,04%). Il biglietto verde si è rafforzato, mentre gli investitori valutano possibili aumenti dei tassi da parte della Federal Reserve mercoledì. Sul mercato obbligazionario, infine, lo spread tra Btp italiani e omologhi Bund tedeschi apre a 87 punti, in rialzo rispetto gli 84 punti dell’ultimo closing. Il rendimento sale al 4,40%.
Le tensioni internazionali si fanno sentire anche sui prezzi del petrolio che sono saliti di oltre il 3%, dopo che i nuovi attacchi degli Houthi contro l’Arabia Saudita e quelli iraniani contro alcune navi nel Golfo hanno aggravato i timori sull’approvvigionamento a seguito della chiusura di un importante oleodotto saudita. I future sul greggio Brent sono saliti del 2,33% a 107,05 dollari al barile. I future sul Wti hanno guadagnato il 2,47%, raggiungendo quota 102,51 dollari al barile.
Notizie amare anche per il gas: i prezzi in Europa aprono la settimana in rialzo del 4% e raggiungono il livello più alto dal dicembre 2022 a causa del perdurare delle tensioni in Medio Oriente. All’hub di riferimento Ttf i future sul contratto di ottobre vengono scambiati a 82,7 euro per megawattora. Va ricordato che è stato rinviato anche l’incontro previsto per oggi tra Iran e Paesi del Golfo, volto a discutere un possibile accordo per la riapertura dello Stretto di Hormuz. L’Europa fatica a ricostituire le proprie scorte di gas: i livelli di stoccaggio rimangono al di sotto delle medie storiche a causa della riduzione delle forniture di Gnl dal Golfo Persico, in particolare dal Qatar. Sebbene la Commissione europea abbia recentemente dichiarato che non vi sono rischi immediati per la sicurezza dell’approvvigionamento di gas durante l’inverno, un’interruzione prolungata delle forniture di Gnl dal Golfo potrebbe ulteriormente restringere il mercato globale, costringendo gli acquirenti europei a competere in modo più aggressivo con l’Asia e spingendo potenzialmente i prezzi ancora più in alto proprio mentre la domanda per il riscaldamento inizia a crescere.


