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Economia
Mps, a settembre il nuovo piano. Poi il Mef vara l'exit plan da Siena. Rumors
Lapresse

Una banca più pulita (certo con la vendita di un ammontare di crediti deteriorati inferiore rispetto a quanto inizialmente circolato) ma più forte e pronta per prendere parte alla grande stagione del risiko bancario che lunedì prossimo entrerà nel vivo con la partenza dell’offerta pubblica di scambio di Intesa-Sanpaolo su Ubi. Commentando il varo da parte del consiglio di amministrazione di Montepaschi al progetto di cessione oltre 8 miliardi di crediti deteriorati ad Amco, gli analisti finanziari ritengono che ora lo spin-off delle esposizioni creditizie non performanti faciliti il percorso verso l'M&A per Mps.

Mps, la Cassazione: sanzione Consob all'ex presidente Mussari va ridotta/ Sanzione da rivedere al ribasso per l'ex presidente del Consiglio di amministrazione del Monte dei Paschi di Siena, Giuseppe Mussari, condannato nel 2014 dalla Consob a pagare 250 mila euro per "manipolazioni del mercato" (oltre alla interdizione). L'ex manager infatti beneficia della sentenza 63/2019 della Corte costituzionale che ha stabilito l'applicazione retroattiva delle sanzioni amministrative piu' miti reintrodotte nel 2015 per l'"abuso di informazioni privilegiate" e "manipolazioni del mercato" (le pene erano state quintuplicate nel 2005, a seguito dei grandi crack finanziari tra cui Cirio e Parmalat). Lo ha stabilito la Corte di cassazione, con la sentenza n. 13151 depositata oggi, accogliendo sotto questo profilo (e con rinvio) il ricorso dell'ex manager. La Commissione di controllo nel 2013 aveva, accertato con riferimento all'operazione cd "Fresh", una serie di irregolarita' culminate nella pubblicazione della prima relazione semestrale del 2008 di "dati falsi circa la dimensione del patrimonio di base, del patrimonio supplementare e del patrimonio di vigilanza di Mps nonchè di dati falsi circa i relativi coefficienti patrimoniali". Sarà la Corte di appello di Firenze a rideterminare la sanzione.

Un M&A che non è dietro l’angolo, ma che sarebbe dovuto arrivare, secondo quanto recepito anche dal vecchio piano industriale (questi erano gli accordi del governo italiano con Bruxelles nel 2017 ) entro la fine del 2021, dopo il disegno di un exit plan da parte del Tesoro che però è saltato (la scadenza, fissata entro il 31 dicembre 2019, è stata rinviata proprio alla luce delle incertezze sulla pulizia dell’attivo nel dialogo su cui l’Ue aveva acceso un faro alla fine dello scorso anno).

Che succederà ora? L'alleggerimento dei non performing loan è un passaggio fondamentale per abbattere il profilo di rischio dell’istituto, operazione che dovrà essere portata a casa entro fine novembre (Mps ha indicato poi come possibile data di avvio dell’efficacia della scissione il primo dicembre), ma prima e cioè a settembre, secondo rumors che circolano all’interno del gruppo senese, il nuovo Ceo Guido Bastianini potrebbe già presentare il nuovo piano industriale che il mercato attende e sui cui Bastianini, dopo aver anche preso i primi contatti con i sindacati, starebbe già lavorando con un advisor.

Le vecchie strategie al 2021 incentrate su una profonda ristrutturazione concordate con la Commissione europea nel 2017, quando al Tesoro fu concesso di entrare nel capitale della banca a patto di rispettare un serie di paletti stringenti, sono state disegnate partendo da assunti ormai obsoleti, con target che si sono rivelati subito dopo impegnativi: lo scenario macro, anche dopo l’arrivo della pandemia di Coronavirus, è completamente cambiato.

Bastianini quindi dovrà dare alla banca, che potrà ora godere di un costo del funding più basso e di una maggiore capacità di erogare credito, degli obiettivi finanziari aggiornati e realistici. Anche per consentire al Monte, come aveva spiegato a maggio al mercato l'ex Ceo Marco Morelli nell’ultima trimestrale presentata prima di congedarsi, di “posizionarsi alla pari con i nostri rivali”. Un piano che, una volta definito, dovrà poi essere negoziato tra il Mef, azionista di maggioranza al 68% (ma in discesa al 63,8% dopo l’operazione di scissione parziale non proporzionale con opzione asimmetrica da parte di Mps in favore di Amco delle sofferenze e di altre attività) e Bruxelles, anche per rivedere la data di uscita dello Stato dal capitale, per ora congelata al 2021. Una data per cui il governo Conte, dopo il crollo dell’economia post-lockdown, potrebbe chiedere una proroga al 2022.

La politica (soprattutto il Movimento 5 Stelle che, nei mesi scorsi ha immaginato per Siena la trasformazione in pianta stabile del gruppo in una banca pubblica) vuole un Monte in stile Alitalia, ma per Mps è difficile, visto il pressing della Bce, immaginare un futuro stand alone. Auspicio già espresso dai sindacati è che resti italiana e al di là delle modalità tecniche della privatizzazione (private placement, listing o integrazione con altro istituto), l’exit plan del Tesoro, che potrebbe anche arrivare subito dopo il nuovo piano industriale, delineerà almeno i tratti del potenziale cavaliere bianco

@andreadeugeni

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