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Economia
Mps-UniCredit, il nodo Axa rischia di far saltare il deal. E in Banco Bpm...

Settimane di acque chete a Siena in vista delle elezioni suppletive. Poi, con la vittoria di Enrico Letta, è tornata di grande attualità la fusione tra Mps e un’altra banca. Fino a qualche giorno fa, non c’erano molti dubbi sullo “sposo”: UniCredit. Però, secondo quanto può riferire Affaritaliani.it, qualcosa si sta muovendo e Mps potrebbe trovarsi con un altro pretendente, quello con il simbolo del Banco Bpm. Cerchiamo di capire meglio che cosa sta succedendo.

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Il Ceo di UniCredit Andrea Orcel

Dopo l’affermazione di Letta, tutti si aspettavano scelte nel segno della continuità da Siena: non più Pier Carlo Padoan, divenuto appunto presidente di UniCredit, ma il segretario Dem, che ha ottenuto un’affermazione netta ma non schiacciante. Ebbene: qualcosa sembra aver complicato l’unione tra Piazza Gae Aulenti e Rocca Salimbeni.

E il Banco Bpm guidato da Giuseppe Castagna che, per non finire marginalizzato dal gigantismo di Intesa Sanpaolo e Unicredit, potrebbe tentare di rispondere alle modalità di vendita messe a punto dal Tesoro in maniera più accomodante rispetto a quanto farebbe Andrea Orcel. Tradotto: l’istituto di credito di Piazza Meda, secondo alcune indiscrezioni, potrebbe venire incontro alle richieste del Ministero dell'Economia. Al momento, infatti, per Bestinver il Mef dovrebbe mettere sul piatto una dote da 5,7 miliardi complessivi, tra Dta, riserve sui crediti, incentivi all’esodo e richieste legali, oltre al miliardo di euro che Mps dovrebbe dare ad Axa se decidesse di uscire dalla joint venture.

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Il Ceo di Banco Bpm Giuseppe Castagna

Rumors, naturalmente. Tant’è che lo stesso Giuseppe Castagna il 20 settembre scorso in un’intervista al Corriere diceva di “non aver mai pensato a Mps”. E l'istituto di credito, in una smentita che riportiamo, ha negato qualsiasi coinvolgimento: "Banco Bpm come già ribadito in diverse occasioni, smentisce qualsiasi interesse per Mps e di avere interlocuzioni di alcun tipo con il Mef".

Il nodo su cui nelle ultime ore si sarebbe un po' rallentata la trattativa tra Piazza Gae Aulenti e Rocca Salimbeni è quella relativa alle partnership: UniCredit, infatti, starebbe ragionando su come risolvere i nodi legati alle aziende storiche con cui collabora, senza per questo costringere Mps a rompere alleanze che durano da tempo, come, appunto, quella con Axa. Perché, nel caso, potrebbero esserci perfino delle penali da pagare (circa un miliardo).

Soldi che Orcel chiede che vengano corrisposti, nel caso, dallo Stato e non da UniCredit, che ha ribadito più volte di guardare esclusivamente a una banca ripulita da qualsiasi gravame. Lo stesso istituto di credito milanese deve ripensare tutti gli accordi in un’ottica di nuovo piano industriale da presentare ai mercati a novembre di quest’anno.

In particolare, Piazza Gae Aulenti avrebbe un altro eventuale grattacapo da risolvere: l’accordo con il gigante francese Amundi per la vendita di prodotti per la gestione patrimoniale, con cui ha un accordo vincolato fino al 2026. Mps, invece, ha come partner Anima, e questo potrebbe costringere a prendere qualche decisione complessa. Altre partnership di Unicredit sono quelle con player assicurativi come Allianz, Unipol e Generali che potrebbero non apprezzare troppo la presenza di Axa in Mps.

Alessandro Melzi d’Eril, l’amministratore delegato di Anima ha già espresso due volte il proprio parere, sempre a Reuters. La prima volta alla fine di luglio di quest'anno, quando senza troppi giri di parole ha definito Anima “best in class” per offrire servizi finanziari a Unicredit, oltre che a Mps.

(Segue...)

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