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Economia
Nomine delle partecipate: Donnarumma verso Enel, tornano Cattaneo e Gubitosi

Governo e nomine delle partecipate: Donnarumma in Enel, ma Cattaneo e Gubitosi vogliono un'ultima chance

Si scalda ulteriormente la partita sulle nomine. Affaritaliani.it ha già dato conto di un possibile, clamoroso ribaltone che riguarderebbe Eni e il Dis. Ma non è certo l’unico movimento che si può registrare: se su Leonardo, infatti, al momento tutto tace, molto attiva è la partita intorno a Enel. Il toto-nomine in questo caso registra un tiepidissimo rialzo delle quotazioni di Francesco Starace, giunto al termine del suo terzo mandato. Nei giorni del Capital Market Day il ceo della multiutility ha provato a ricordare come “gli piaccia ancora il suo lavoro”. In questo il borsino si è diviso: c’è chi sostiene che si tratti di un timido auto-endorsement e chi pensa che invece il “Faraone” (copyright Dagospia) abbia fiutato che qualche cartuccia per la sua riconferma c’è ancora.

Molto più alte le quotazioni di Stefano Antonio Donnarumma per la guida di Enel. Il quale ha tre frecce al suo arco e una sola “macchia” facilmente lavabile – e in parte l’ha già fatto. Partiamo proprio dal fondo: non è un mistero che l’attuale amministratore delegato di Terna sia stato un manager molto apprezzato in area Cinque Stelle. Prima alla guida di Acea e poi, dal 2020, al timone della società partecipata da Cdp, è stato sempre indicato come vicino ai Pentastellati. Che qualcosa si stesse muovendo, però, è stato palese a tutti lo scorso anno, quando si è recato alla festa di Fratelli d’Italia, Atreju, insieme a Claudio Descalzi, unici due manager di partecipate ad essere intervenuti alla kermesse meloniana.

Le frecce all’arco di Donnarumma invece sono tre: prima di tutto conosce già bene il business di Enel, essendo stato sia al timone di Acea – di cui ha guidato una profonda trasformazione rendendola la multiutility che è oggi. Secondo tema: l’archiviazione dell’indagine a suo carico lo scorso anno che lo rende “appetibile” agli occhi di qualsiasi forza politica. Terza, ma non ultima freccia al suo arco: l’apertura al nucleare, diversamente da Descalzi, che lo colloca vicino anche alle idee di Matteo Salvini, che da tempo predica e auspica l’arrivo al nucleare di quarta generazione.

Affaritaliani.it, tra l’altro, può riferire un’ulteriore indiscrezione intorno alla figura di Donnarumma. Si tratterebbe di un’offerta che – per molti ma non per l’attuale numero uno di Terna – sarebbe stata irrinunciabile: nel 2020, infatti, la poltrona di Leonardo sarebbe stata proposta all’ingegnere milanese. Che avrebbe rinunciato, preferendo mantenersi in un ambiente a lui più congeniale e arrivando quindi a Terna dopo Acea

Ma Stefano Donnarumma non è l’unico manager che potrebbe essere coinvolto dal valzer delle poltrone. Secondo a quanto risulta ad Affaritaliani.it, infatti, Flavio Cattaneo – attualmente fondatore e figura di riferimento di Itabus, oltre che vicepresidente di Ntv – starebbe cercando di capire se esistano i margini per un suo ultimo “giro” al timone di una grande azienda. Dopo aver ricoperto il ruolo di amministratore delegato di Terna per tre mandati (e dopo i 16 mesi al timone di Telecom che gli sono valsi circa 25 milioni di euro) il marito di Sabrina Ferilli si guarda intorno, sperando in una chiamata che potrebbe perfino arrivare. Il manager nativo di Rho, tra l'altro, ha recentemente portato avanti la battaglia in Generali, come membro della lista di Caltagirone. 

Analoga attesa riguarda Luigi Gubitosi. Il manager napoletano, che in passato ha ricoperto ruoli apicali in Tim, Alitalia, Wind, Rai, sarebbe pronto a un ultimo giro di giostra. Rimane uno dei manager più capaci ed esperti sul mercato e il suo nome, a quanto risulta ad Affaritaliani.it sta iniziando a circolare su diversi tavoli. Ma in questo caso molto dipende da che cosa succederà nelle prossime settimane con l’ex-Telecom: se il consiglio di amministrazione di domani 30 novembre dovesse discutere un’azione di responsabilità che coinvolga anche il suo nome, automaticamente l’ipotetica candidatura cadrebbe immediatamente.  

Sarebbe comunque una scelta singolare. In primis, perché l'operazione Dazn, ancorché in perdita, andava nella direzione dello streaming che oggi il paradigma di riferimento per tutto il mondo della televisione. In secondo luogo perché l'azione di responsabilità nei confronti del cda coinvolgerebbe alcuni membri dell'attuale board, tra cui Arnaud De Puyfontaine. Una sorta di cortocircuito. 
 

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