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Enel Cuore con la Caritas Ambrosiana. Inaugurato nuovo centro per i senzatetto

A Milano nasce il centro di accoglienza “Bassanini e Tremontani” grazie a un sodalizio di aziende e fondazioni con la Caritas Ambrosiana

A due passi dalla Stazione Centrale di Milano e aperto a tutte le persone senza fissa dimora. Si presenta così il nuovo centro diurno polifunzionale “Antonio Bassanini e Alessandra Tremontani”, inaugurato oggi alla presenza dell'Arcivescovo di Milano Mario Delpini e del sindaco Giuseppe Sala.

Sito in via Sammartini 116, il centro offrirà riparo e supporto ai senzatetto del capoluogo meneghino, offrendo riparo e servizi di prima necessità a chiunque ne avrà bisogno. L’esercizio, ufficialmente operativo da oggi, ha visto la luce grazie alla collaborazione tra la Caritas Ambrosiana, la Rete Ferroviaria Italiana, Enel Cuore, la Fondazione Cariplo e la famiglia Bassanini, di cui il centro porta il nome.

Grande quasi quattrocento metri quadrati, la struttura è stata ricavata all’interno di un ex tunnel ferroviario, prima adibito a magazzino e poi dismesso. Riportato a nuova vita, l’ambiente adesso ospita due grandi sale polifunzionali, dalle quali si accede ad una sala ristoro, ai bagni, alla lavanderia e a una serie di stanze pensate per attività ricreative e laboratori. Vi potrà accedere chiunque, sia gli ospiti dell’adiacente Rifugio Caritas e gli individui in difficoltà in cerca di riposo e compagnia, sia gli abitanti del quartiere per rendere possibili le attività di integrazione e supporto.

“Questo centro non è un luogo per accamparsi, ma uno spazio per ritrovare la voglia di tornare a vivere", ha detto l’Arcivescovo di Milano, Mons. Mario Delpini. “Auspico che qui nasca quell'interazione tra chi offre e riceve sostegno, che è fondamentale perché non solo nessuno si salva da solo, ma nessuno è necessariamente solo un salvato: ciascuno con quel poco o tanto che ha, deve salvarsi in maniera attiva. La logica della Caritas è sempre stata questa: rispondere a un bisogno, ma con una reciprocità che non lascia passivo chi riceve un aiuto”.

“Questo nuovo spazio di accoglienza della Caritas aperto in via Sammartini 116, proprio accanto al nostro Centro Aiuto Stazione Centrale al 120 è un ulteriore segnale di solidarietà e concretezza rivolta a poveri e senzatetto”,  ha detto il Sindaco di Milano, Giuseppe Sala. “Contribuisce alla costruzione di una rete di assistenza e di accompagnamento ad una nuova possibilità, a ricevere ascolto e vicinanza. Ringrazio Caritas Ambrosiana per questa nuova importante iniziativa che dopo la storica esperienza di Fratel Ettore e del suo rifugio, rinnova la propria presenza in questa zona”.

In occasione dell’inaugurazione si sono ascoltate anche le parole di Luciano Gualzetti, Direttore Fondazione Caritas Ambrosiana, Michele Crisostomo, Presidente di Enel ed Enel Cuore, Giovanni Fosti, Presidente della Fondazione Cariplo, Ilaria Maggiorotti, responsabile Asset Immobiliari RFI e Chiara Bassanini, che hanno promosso e sostenuto la nascita del nuovo spazio. 

“La realizzazione del nuovo centro diurno della Caritas Ambrosiana è un esempio concreto di cosa è possibile fare quando Terzo settore, istituzioni pubbliche e aziende private uniscono le forze per dare una risposta efficace ed innovativa alle fragilità sociali”, ha dichiarato Michele Crisostomo, Presidente di Enel ed Enel Cuore. “Il nuovo Centro è pensato non solo per dare sostegno materiale a chi è in difficoltà, ma per rompere l’isolamento, in modo che, attraverso l’inclusione e la partecipazione, si riaccenda la dignità della persona. Enel Cuore è impegnata per far sì che iniziative come questa siano sempre più diffuse sul territorio. Nel ripartire, non possiamo perdere di vista la centralità delle persone, di tutte le persone, consapevoli che la ripartenza sarà piena solo se saremo capaci di riallacciare i fili spezzati della socialità proprio dove il disagio economico e sociale colpisce di più”.

“Quello che inauguriamo oggi è un luogo in cui la parola comunità trova una sua declinazione reale, fatta di persone, di spazi e di relazioni. Il centro si inserisce tra i punti di accoglienza nati dall’intuizione di Fratel Ettore, che ha dedicato la propria vita ai più fragili, ed è frutto di un’alleanza speciale tra pubblico, privato e privato sociale che ha permesso di aggregare risorse ed energie attorno a questo progetto. Attraverso servizi essenziali e relazioni con operatori e volontari, qui le persone che vivono la quotidianità della strada avranno la possibilità di riconquistare fiducia e spazi di vita normali, tornando a sentirsi parte della comunità”, ha detto Giovanni Fosti, Presidente Fondazione Cariplo.

Come ricordato durante la presentazione, il centro diurno “Bassanini e Tremontani” si presenta oggi come l’ulteriore passo di un percorso iniziato nel non troppo lontano dicembre del 2011, con l’apertura del primo Rifugio Caritas di via Sammartini, collocato in un luogo storico e simbolico per l’Arcidiocesi di Milano, visitato anche da Madre Teresa di Calcutta nel 1979.

Intervista a Michele Crisostomo, Presidente di Enel ed Enel Cuore, per affaritaliani.it

“Il rapporto fra Enel Cuore e la città di Milano è sugellato con l’iniziativa di oggi, che non è la prima e non sarà l’ultima”, ha dichiarato Michele Crisostomo, Presidente di Enel ed Enel Cuore, ai microfoni di affaritaliani.it. “Milano è una città a cui guardiamo con grande attenzione. Sappiamo quanto rappresenti un laboratorio, in cui soluzioni nell’ambito del Terzo settore possono essere sperimentate grazie alla recettività del tessuto sociale, delle associazioni e delle istituzioni, per essere poi portate anche nel resto del Paese. Sotto questo profilo, il legame con Milano è forte, guardiamo a questa città come un esempio da cui trarre ispirazione per portare poi il nostro contributo anche in altre parti d’Italia”.

“Stiamo ritarando e ricalibrando i nostri progetti in funzione dell’esperienza che abbiamo vissuto”, ha continuato Crisostomo, riferendosi al modo in cui la pandemia ha impattato sui progetti a sostegno della comunità. “Abbiamo, per esempio, avviato la ricerca di luoghi di integrazione per i bambini, per cercare di intervenire su situazioni di marginalità e di disagio. Con la pandemia abbiamo ridefinito questi progetti, cercando di capire come l’integrazione, che non è stata possibile in senso fisico, potesse essere declinata attraverso esperienze digitali. Sotto questo profilo la pandemia ha cambiato il modo di intendere i nostri progetti nel Terzo settore, aggiungendo considerazioni nuove. Anche dove c’è disaggregazione sociale, abbiamo sperimentato la centralità di ripristinare e consentire una comunità e una socialità anche utilizzando degli strumenti tecnologici. Da questo punto di vista la pandemia è stata una fonte di idee ulteriore rispetto a quello su cui già stavamo sperimentando da molto tempo, e certamente alcune delle nuove tematiche che abbiamo visto nascere le trascineremo nella progettualità futura”.

“Siamo molto presenti in tutta Italia”, conclude. “Abbiamo da poco annunciato una ridefinizione di un progetto in cui cerchiamo di fare scuola. Degli spazi in cui si possa supportare ragazzi con disagi nell’apprendimento attraverso un aiuto specifico, in uno spazio che sia bello. Come detto anche dall’Arcivescovo, dobbiamo riuscire a intervenire in situazioni di potenziale ‘squallore’, facendo in modo che la linea della dignità arretri e riesca a fissarsi prima che si sconfini nel malessere. I nostri progetti verso sul fare scuola sono certamente orientati in questa direzione”.

Intervista a Luciano Gualzetti, Direttore Fondazione Caritas Ambrosiana, per affaritaliani.it

“Per la Caritas è una giornata importante”, ha dichiarato Luciano Gualzetti, Direttore della Fondazione Caritas Ambrosiana ai microfoni di affaritaliani.it. “Accanto al primo Rifugio, inaugurato ormai dieci anni fa, che ha ospitato tutto l’anno i senza dimora, finalmente abbiamo questo spazio dove riusciamo ad accoglierli anche durante il giorno con dei percorsi verso l’autonomia. Percorsi aperti anche ai cittadini del quartiere di Greco, che possono scoprire qui un luogo per ritrovarsi, per fare attività e conoscere altra gente. In questo modo i senza dimora non vengono ghettizzati ed emarginati con attività solo per loro, ma possono incontrare anche altre persone oltre agli operatori Caritas, che cercheranno di fare di tutto per renderli autonomi”.

“Durante la crisi sanitaria abbiamo avuto bisogno di spazi anche diurni, non solo notturni, perché chi usciva veniva fermato perché doveva stare in casa”, ha continuato Gualzetti. “Peccato che la casa non ce l’avevano. Allora questo centro diurno è stato fortemente voluto anche per rispondere a queste esigenze improvvise. Per dare dignità ad una persona ci vuole una casa e se non ce l’ha ci vuole non solo un letto dove dormire la sera, ma anche un’accoglienza e un accompagnamento durante il giorno. L’uomo è fatto di relazioni, è fatto per vivere insieme agli altri, in una famiglia. Se tutto questo viene a mancare, la comunità deve fare di tutto per non lasciare indietro queste persone”.

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