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Lepre: "Detrazioni fiscali per piccoli imprenditori, evitiamo il tracollo"

“E’ una fase delicatissima per il Paese. Sia sotto il profilo sanitario, sia sotto quello economico e della tenuta sociale”. A sottolinearlo ad Affaritaliani, Anna Lepre, direttore del Centro Studi di Lepre Group, secondo cui le prossime mosse del Governo saranno decisive per centrare l’obiettivo di uscire dal tunnel, ponendo nel contempo le premesse per la ripresa industriale e per impedire il rischio di pagare un drammatico scotto in termini di perdite di occupazione, dopo quelle di tantissime vite umane.

Come valuta i provvedimenti assunti dal Governo?                                                                                               "Guardi, non è ragionevole esprimere un giudizio complessivo al momento. La sensazione è che sia stata impressa una svolta alla campagna vaccinale, vi sia più polso fermo tanto nella contrattazione con i produttori che nella gestione delle restrizioni, maggiormente centralizzata rispetto al Governo Conte. Quanto ai provvedimenti economici, le misure del Decreto sostegno hanno ancora finalità emergenziali. Eppure si può già notare da qualche indizio la straordinaria difficoltà di camminare su un filo, cercando di evitare di cadere nel vuoto".

A cosa fa riferimento?                                                                                                                                          "All’esigenza, da un lato, di fornire risposte a tanti operatori economici con enormi problemi di liquidità generati dal lockdown, dall’altro, di gestire risorse limitate, che non consentono di venire incontro a tutti. Un esempio emblematico? Il fondo creato dal Ristori quater doveva rendere disponibili 5 miliardi e 300 milioni, alimentati tuttavia da entrate fiscali che ancora devono arrivare".

Il cane che si morde la coda?                                                                                                                              "Appunto. Viviamo il periodo più tormentato dalla fine della seconda guerra mondiale, proprio per questo sono stati allentati i cordoni della finanza pubblica, in un quadro di maggiore permissività che ha ricevuto il crisma di Bruxelles. Ci prepariamo a disporre di notevoli risorse aggiuntive per colmare ritardi strutturali del Paese. Ma, alla fine, i soldi dello Stato sono i nostri soldi. Se le entrate fiscali non ci sono, non puoi fare debito all’infinito, devi ridurre qualche spesa. Il che genera maggiore sofferenza verso quei destinatari che si vedono negare i sussidi attesi".

Come se ne esce?                                                                                                                                            "Innanzitutto guardando le cose in faccia e chiamando le cose con il loro nome. Partendo anche da una nota di ottimismo. La campagna vaccinale sta procedendo, pur tra tanti ritardi e qualche scorrettezza da parte di qualche casa farmaceutica. Nei prossimi mesi, le fasce di immunizzati cresceranno, il contagio si ridurrà sensibilmente con la diffusione del vaccino. Si potrà ripartire, ma non saranno tutte rose e fiori. Ricordiamolo! I blocchi hanno anche rimandato dei problemi tutt’altro che di agevole soluzione".

Gli effetti del crollo del Pil non si sono ancora avvertiti in pieno, è questo che intende dire?                            "Si, ma nel dibattito mediatico a venire in primo piano è quasi sempre il blocco dei licenziamenti. Dopo l’ultima proroga generalizzata fino alla conclusione del mese di giugno, ulteriori rinvii dovrebbero essere selettivi, riguardare soltanto alcune situazioni. Abbiamo già perso centinaia di migliaia di lavoratori a tempo determinato, se non creeremo alternative in tempi rapidi, il tasso di disoccupazione crescerà a dismisura, nel Sud soprattutto dove è già ai livelli di guardia. E’ giusto dunque che se ne parli e che si evidenzi la necessità di riavviare al più presto l’investimento pubblico e privato per creare occupazione che compensi e, possibilmente, superi quella che si perderà inevitabilmente per ridimensionamenti e chiusure di imprese. Ma, accanto a questo pericolo, se ne trascura un altro. Ci sono 50 milioni,tra cartelle esattoriali e avvisi di accertamento, cumulati per effetto sia della pace fiscale che dell’arrivo del virus".

Oneri fiscali sospesi ma non azzerati…                                                                                                                    "Infatti. E, a parte la cancellazione delle pendenze per importi minori stabilita dal decreto Sostegno, la gran parte delle notifiche sarà inoltrata nel prossimo futuro. Fortunatamente, questa gragnuola di cartelle e avvisi sarà dilazionata nel tempo. Per due motivi fondamentali. Il primo è quello, ovvio, di non generare tensioni sociali ingestibili in larghe fasce di operatori economici. Il secondo riguarda la stessa capacità dell’amministrazione finanziaria, che sarebbe messa a troppo dura prova, se un così enorme fardello aggiuntivo di lavoro da smaltire dovesse essere posto in atto nel giro di pochi mesi".

Perché dunque è preoccupata?                                                                                                                                "Ritengo essenziale una sapiente gestione politica di questo carico da novanta. Non è un affare da risolvere in base a criteri puramente ragionieristici. Questa, anzi, dev’essere proprio la cartina al tornasole per l’esecutivo Draghi, per dimostrare di essere un governo politico a tutti gli effetti, e non solo tecnico".

Come si dovrebbe procedere, secondo lei?                                                                                                            "Come accennavo, nessuno nega l’esigenza di alimentare le entrate pubbliche per assicurare i servizi primari dello Stato e, in prospettiva, per poter anche contribuire ad allontanare lo spettro di un debito aggravatosi considerevolmente con i lockdown e le restrizioni imposte dalla pandemia. Si proceda pure a modernizzare e a rendere più efficiente la lotta all’evasione, recuperando nel prossimo triennio la cifra imponente prospettata quale obiettivo dall’amministrazione finanziaria, ovvero poco meno di 45 miliardi di euro. Si punti tuttavia sulla grande evasione, su quella fascia di operatori economici che, malgrado quote ingenti di reddito, restringe la base imponibile per assoluta mancanza di spirito civico piuttosto che per condizioni di disagio e sofferenza finanziaria".

Suggerisce dunque di anticipare le notifiche per costoro, rimandandole negli anni per gli altri?               "Non certo all’infinito! Ma, vede, vi sono tantissimi piccoli imprenditori, artigiani, commercianti che si sono ritrovati in condizioni di grave difficoltà per gli impedimenti allo svolgimento delle loro attività. Operatori che hanno oggettive problematiche di liquidità e che poco hanno ottenuto dalle misure emergenziali poste in atto dal governo Conte e da quello attuale. E’ importante che, accanto a qualche indennizzo che, inevitabilmente, non poteva il più delle volte risarcire se non molto parzialmente il danno subito per effetto del Covid, si aggiunga una illuminata tolleranza nella gestione del carico fiscale.Soprattutto al Sud, con un’economia già in grave affanno, può rivelarsi vitale il fattore tempo. Occorre dare modoa questi imprenditori di rimettersi in gioco, ricominciare a fatturare importi sufficienti a saldare, in un periodo sufficientemente ampio, un carico fiscale aggiuntivo che, altrimenti, finirebbe per determinare la cessazione delle loro attività. E’ la sola strada percorribile per evitare un tracollo dell’economia".

 

 

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