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Economia
Patto di Stabilità/ Un golpe del ministro tedesco Waigel. Così la Germania ci ha fregato

"Il Patto di Stabilità in Europa? Un vero e proprio golpe della Germania e la vera rottamazione che Renzi insieme ad altri leader deve fare è in Europa". Mentre in Grecia Alexis Tsipras tuona che Atene non rispetterà "gli accordi presi dal precedente governo con la Troika", mai come ora le parole di Giuseppe Guarino, professore emerito dell'Università Sapenza di Roma rilasciate a Giovanni Minoli durante la trasmissione Mix 24, dovrebbero servire al premier italiano per portare avanti la battaglia della flessibilità del nostro Paese contro il fronte rigorista di Bruxelles.

Per Guarino, ex ministro delle Finanze nel governo Fanfani VI, e in seguito ministro dell'Industria, Commercio e Artigianato e ministro delle Partecipazioni Statali nel governo Amato I, le "regole del Patto di Stabilità, che impongono il principio inderogabile del pareggio di bilancio e se non in pareggio, da raggiungere nel medio termine non hanno carattere vincolante in Italia".

Nato da "un'ossessione di Waigel per la stabilità del marco all'epoca della creazione della moneta unica, il Patto - ricostruisce il giurista - era un modo per sostituire l'effetto della stabilità che il governo federale e la Bundesbank avevano sul marco. La norma rigida serviva per tutelare la Germania dal fatto che alcuni Paesi non sarebbero stati in grado di rispettare i vincoli di Maastricht, vincoli  "capolavoro di Guido Carli (ex governatore della banca d'Italia, ndr) - spiega ancora Guarino - che non ha potuto manifestarsi perché hanno cambiato le regole il 1° gennaio 1999. Il sistema a cui era giunto Carli sarebbe stato in grado di produrre una crescita del 3% con le caratteristiche e le qualità che erano state richieste dal Trattato".

Cos'è successo allora?  Guarino spiega che "tutto è dovuto al regolamento 1.466 del 1997 e che l'autore materiale è stato, con quasi certezza, il ministro delle finanze tedesco Theo Waigel. Carli aveva ottenuto l'approvazione e trasformazione in norma del trattato, ossia l'articolo 104 c che si basava sulla premessa che gli Stati avessero un potere di politica economica e la capacità di indebitamento.  Nella formula di Carli, il trattato consente di superare il 3% e il 60% se ci sono due condizioni: la prima è l'interpretazione non rigida dei parametri e la seconda, che oggi è più importante per me, è che in presenza di condizioni eccezionali il 3% e il 60% non si applicano. Ritengo condizioni eccezionali l'aver applicato dal 1999 una norma diversa dal Trattato: questo era prevedibile in base alla disciplina sostitutiva, un deperimento continuativo dell'economia di tutti i Paesi dell'euro".

In pratica sarebbe stato applicato un regolamento che impone la stabilità, cioè il pareggio di bilancio, in contraddizione con quello che diceva Maastricht, che era invece in funzione della crescita. Un regolamento introdotto perchè Waigel era preoccupato che "l'Italia non sarebbe stata in grado di rispettare le norme del Trattato e che la Germania non avesse intenzione di dare realmente seguito al Trattato perché pensava di continuare a utilizzare il marco". Anche se "nessuno può dire con certezza né una cosa né l'altra".

Che cosa deve fare quindi oggi Renzi? "Esigere - sentenzia Guarino - l'applicazione del Trattato, soprattutto laddove parla di crescita, ma proprio quel testo come è stato previsto dal Trattato, non un finto testo e che nessuno invochi norme che non ci sono nel Trattato. Una qualsiasi cosa che si vuole imporre va verificata, se è consentita dal Trattato o meno". Perché "il regolamento esiste, ma è una fonte di rango inferiore e quando c'è un trattato multilaterale vale quello e poi ci sono tre trattati multilaterali che dicono la stessa cosa perché il Trattato sull'Unione europea (che va sotto il nome di Maastricht) è stato confermato dal Trattato di Amsterdam e da quello di Lisbona, oggi in vigore".

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