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Pensioni donne, perché prendono 500 euro meno degli uomini

Le nuove pensioni femminili valgono in media 1.048 euro: il divario con gli uomini nella previdenza supera il 30%

Pensioni donne, perché prendono 500 euro meno degli uomini
anziani

Le pensioni liquidate alle donne nel primo semestre del 2026 hanno un importo medio di 1.048 euro al mese, contro i 1.506 euro riconosciuti agli uomini. La distanza è di 458 euro mensili, pari al 30,41%. Il divario deriva soprattutto da stipendi più bassi, carriere discontinue, lavoro part-time e minori versamenti contributivi.

Pensioni, quanto prendono le donne

I dati dell’Osservatorio Inps sui flussi di pensionamento mostrano che nei primi sei mesi del 2026 le nuove prestazioni liquidate hanno raggiunto un importo medio generale di 1.264 euro al mese. Le pensioni con decorrenza nel semestre sono state 417.061.

La divisione per sesso mostra una distanza marcata. Gli uomini hanno ottenuto in media 1.506 euro mensili, mentre per le donne l’importo si è fermato a 1.048 euro. La differenza è pari a 458 euro al mese e può superare 5.900 euro su tredici mensilità.

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Il valore comprende più categorie di trattamento e non coincide con l’assegno ricevuto da ogni pensionata. L’importo personale dipende dalla gestione previdenziale, dagli anni di contribuzione, dalle retribuzioni percepite e dal metodo di calcolo applicato.

L’Inps precisa anche che i dati del 2026 sono ancora provvisori. Comprendono soltanto i trattamenti liquidati entro il 2 luglio con decorrenza nei primi sei mesi e possono cambiare con la definizione delle domande rimaste in lavorazione.

Pensioni, perché gli assegni femminili sono più bassi

La pensione viene costruita durante l’intera vita lavorativa. Nel sistema contributivo ogni versamento alimenta il montante personale che verrà trasformato nell’assegno al momento del ritiro.

Uno stipendio più basso produce contributi inferiori. Se la differenza retributiva prosegue per venti o trent’anni, la perdita si accumula e diventa visibile nella pensione.

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Le donne hanno inoltre una maggiore presenza nei contratti part-time, spesso utilizzati per conciliare lavoro, cura dei figli e assistenza ai familiari. Un orario ridotto abbassa sia lo stipendio sia i contributi accreditati.

Maternità, periodi senza occupazione e uscite temporanee dal mercato del lavoro possono ridurre gli anni utili. Alcune assenze sono coperte da contribuzione figurativa, ma non tutte le interruzioni vengono compensate integralmente.

Anche la distribuzione dell’occupazione incide. Molte lavoratrici sono concentrate nei servizi, nel commercio, nell’assistenza e in comparti nei quali le retribuzioni medie sono inferiori rispetto all’industria, alla finanza o alle posizioni dirigenziali.

Pensioni di vecchiaia e ai superstiti

Il dato medio cambia molto in base alla tipologia di prestazione. Nel primo semestre 2026 l’Inps ha registrato 132.039 pensioni di vecchiaia, 100.356 pensioni anticipate, 24.307 trattamenti di invalidità e 106.927 pensioni ai superstiti. Sono compresi anche 53.432 assegni sociali.

Le donne sono numerose tra i titolari di pensioni ai superstiti. Questi assegni derivano dalla posizione contributiva del coniuge deceduto e vengono calcolati applicando percentuali specifiche al trattamento originario.

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Una donna può quindi ricevere più prestazioni contemporaneamente, per esempio una pensione diretta e una reversibilità. Il numero complessivo degli assegni non significa però che il reddito previdenziale sia più elevato.

Il Rapporto annuale Inps rileva che in Italia ci sono circa 8,4 milioni di pensionate e 8 milioni di pensionati, ma agli uomini viene destinata una quota superiore della spesa previdenziale complessiva.

Pensioni, come si può ridurre il divario di genere

La correzione non dipende soltanto dalle regole pensionistiche. Per aumentare gli assegni futuri servono carriere più continue, maggiore occupazione femminile e una riduzione delle differenze salariali.

Anche la copertura dei periodi dedicati alla cura può incidere. Contributi figurativi, riscatto dei periodi scoperti e misure di sostegno alla genitorialità possono limitare le perdite, ma hanno requisiti e costi diversi.

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La previdenza complementare permette di costruire una rendita aggiuntiva attraverso versamenti personali, contributi del datore di lavoro e TFR. Il risultato dipende dagli anni di adesione, dalle somme conferite e dall’andamento del fondo.

Prima di lasciare il lavoro è utile controllare l’estratto conto contributivo. Errori, periodi mancanti o contributi non accreditati devono essere segnalati prima della domanda di pensione, quando è più facile recuperare la documentazione necessaria.

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