Dal 1° luglio 2026 i dipendenti privati alla prima assunzione hanno 60 giorni per scegliere se lasciare il TFR presso il datore di lavoro oppure destinarlo alla previdenza complementare. Senza una decisione scritta, scatta l’adesione automatica al fondo pensione previsto dal contratto collettivo.
Cosa cambia per il TFR dal 2026?
Le nuove disposizioni riguardano il TFR che matura dopo l’assunzione e si applicano dal 1° luglio 2026 ai lavoratori dipendenti del settore privato. Chi entra per la prima volta nel mercato del lavoro ha 60 giorni per comunicare per iscritto la propria scelta.
Le possibilità sono due:
- aderire a una forma di previdenza complementare;
- mantenere il TFR presso il datore di lavoro.
Se il lavoratore non presenta alcuna comunicazione entro il termine, viene iscritto automaticamente alla forma pensionistica collettiva prevista dal contratto applicato in azienda. In assenza di un fondo di riferimento, il TFR confluisce nella forma residuale individuata dalla normativa.
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Le regole cambiano per chi ha già lavorato ed era iscritto a un fondo pensione con conferimento del TFR. Il dipendente ha sempre 60 giorni per indicare al nuovo datore il fondo al quale versare le quote future. Non può scegliere di lasciare il TFR in azienda, tranne quando la precedente posizione previdenziale è stata riscattata integralmente.
Il TFR lasciato in azienda viene rivalutato ogni anno applicando un tasso composto dall’1,5% fisso e dal 75% dell’aumento dell’indice dei prezzi al consumo. Nel fondo pensione non esiste una rivalutazione garantita uguale per tutti. Il valore cambia in base ai risultati del comparto, ai costi e al livello di rischio scelto. La Covip raccomanda di confrontare rendimenti e spese su periodi lunghi, perché i risultati annuali possono oscillare sensibilmente.
Consultazione TFR INPS: la procedura
Sul sito dell’Inps è disponibile un’area dedicata ai servizi TFS e TFR. La consultazione diretta della posizione riguarda soprattutto i dipendenti pubblici, che possono accedere al Portale TFR con Spid, Carta d’identità elettronica o Carta nazionale dei servizi.
Per i dipendenti privati, il TFR lasciato in azienda non è normalmente mostrato in un unico contatore personale sul portale Inps. Il valore maturato deve essere verificato attraverso:
- la busta paga;
- la Certificazione unica;
- una dichiarazione rilasciata dal datore di lavoro;
- il prospetto consegnato al termine del rapporto.
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Se il TFR è stato versato a un fondo pensione, la posizione si consulta nell’area riservata della forma previdenziale. Il rendiconto indica contributi versati, quote di TFR, rendimento, costi e valore complessivo della posizione.
L’Inps interviene direttamente in alcune situazioni particolari, come il pagamento attraverso il Fondo di garanzia quando il datore di lavoro è insolvente. Gestisce inoltre il TFR dei dipendenti pubblici e specifici servizi di quantificazione o anticipazione.
Come faccio a sapere quanto TFR mi spetta?
Il TFR maturato in un anno si calcola dividendo la retribuzione utile lorda per 13,5. Il risultato equivale a circa il 6,91% dello stipendio annuo considerato ai fini del trattamento di fine rapporto. La Covip lo descrive come una quota vicina a una mensilità per ogni anno lavorato.
Con una retribuzione lorda utile di 30.000 euro, la quota annua è indicativamente:
30.000 diviso 13,5 = 2.222 euro
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La cifra deve essere ridotta del contributo dello 0,50% destinato al Fondo pensioni lavoratori dipendenti, quando applicabile, e sommata alle quote accumulate negli anni precedenti. Il risultato viene rivalutato annualmente se il TFR rimane fuori dalla previdenza complementare.
L’importo netto ricevuto alla cessazione sarà inferiore al montante lordo a causa della tassazione separata. L’aliquota non corrisponde automaticamente a quella applicata sull’ultima busta paga, ma viene calcolata considerando il reddito e il periodo di maturazione.
Il prospetto aziendale resta il documento più affidabile per conoscere il TFR accumulato. Chi ha scelto il fondo pensione deve invece controllare il valore della posizione individuale, che può essere superiore o inferiore alla somma dei versamenti in base all’andamento degli investimenti.

