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Economia
Rcs,rottura Jovane-Costa. Rumors: per il Ceo incarico in Banzai o Fiat

di Andrea Deugeni
twitter11@andreadeugeni

La mediazione finale fra gli azionisti forti da parte di John Elkann, suo grande sostenitore, non è riuscita a mettere una pezza e risolvere in Zona Cesarini lo scontento maturato in Cda sui suoi ultimi mesi di gestione. Scontento (espresso in primis dal presidente e manager di grande esperienza del mondo dell'editoria, Maurizio Costa) che ha travalicato le quattro mura del board e trovato la sponda di qualche azionista forte come Mediobanca, Intesa, Cairo e Della Valle. In pratica, il presidente di Fiat Chrysler Automobiles, primo azionista della Rizzoli con il 16,7%, ha visto coagularsi di fronte un gruppetto di soci forti favorevoli ad appoggiare i malcontenti che serpeggiano nel Cda. 

Così, dopo aver preso atto che non c'erano più le condizioni per portare a termine serenamente il proprio lavoro, l'amministratore delegato di Rcs Pietro Scott Jovane ha ben pensato di farsi da parte e, fra oggi e domani , dovrebbe rassegnare le dimissioni da Ceo. Uscita che dovrebbe avvenire, dunque, (i rumors parlano di una separazione "consensuale", con il manager che starebbe trattando la buonuscita milionaria cumulando alcune annualità) al termine di tre anni di mandato alquanto burrascoso. Sia per la complessa situazione finanziaria da gestire, figlia della scellerata operazione Recoletos sia per alcune cessioni che hanno fatto molto discutere, come la vendita della sede storica del Corriere della Sera di via Solferino e l'alienazione a buon mercato della controlla Rcs Libri a Mondadori. Vendita dei gioielli di famiglia a cui non è seguito, a detta di chi segue da vicino le vicende del gruppo, un forte piano editoriale di rilancio incentrato sulle skill iper-multimediali del digitale e dell'online (che era proprio quello che ci si attendeva dall'ex capo di Microsoft Italia). 

Cos'è che ha fatto crescere la tensione (e la conseguente mancanza di fiducia) fra Scott Jovane e Costa, duo chiamato a gestire la nuova era di Rcs post-Patto, finalmente libera dalle logiche da salotto che ne hanno governato dietro le quinte le sorti per anni?

Fonti vicine ad alcuni azionisti del gruppo che edita il CorSera riferiscono che, a fronte di una cura da cavallo richiesta dalle banche creditrici nel percorso di rientro dal pesante indebitamento, non ha assolutamente convinto come prima cosa la strategia di Jovane per generare ricavi (la vendita dei libri sottrae anche margine operativo lordo al conto economico di fine anno). Linee di azione, fondamentali per scongiurare un secondo round di aumento di capitale (a partire da quello già deliberato da 190 milioni), che avrebbero dovute essere formalizzate entro settembre  (così veniva atteso dal consiglio) nel piano industriale. Piano che però, complice anche la lunga trattativa con Mondadori per la cessione di Rcs Libri (ben 8 mesi), non è stato ancora presentato.

Le critiche sono arrivate anche per la mega-cessione, fatta con le spalle al muro, della divisione libri. Dismissione (definita più volte "prioritaria") che nei piani di Jovane concordati con le banche deve aiutare la società a centrare il target dell’indebitamento di fine anno che non dovrebbe superare i 440 milioni: al termine del primo semestre scorso, però, il livello del debito viaggiava ancora a quota 526,2 milioni e difficilmente potrà centrare l'obiettivo prefissato entro fine 2015,

Complici anche quotazioni di un titolo che sta sistematicamente sottoperformando il Footsie-Mib e il settore dalla metà del 2013, la goccia che pare abbia fatto traboccare il vaso è stato il negoziato con Mondadori sia per i tempi lunghi (quasi otto mesi prima del closing finale, arrivato a esclusiva terminata) sia per il prezzo finale della cessione, fissato in 127,5 milioni di euro, quando il valore iscritto a bilancio di Rcs Libri era di circa 180. Anche alcuni dettagli come lo sconto strappato all'ultimo da Segrate di 7,5 milioni per assumersi il rischio di un intervento dell'Antitrust (il nuovo colosso dei libri controlla il 40% circa del mercato italiano) e alcuni costi accessori legati alla separazione della divisione Libri, a carico di Rcs, hanno destato qualche perplessità sul corretto agire dell'amministratore delegato.

L'appuntamento è per oggi, con un Cda fissato in agenda da tempo per un aggiornamento sulle trattative con le banche creditrici (Intesa-Sanpaolo, Ubi, Unicredit, Bpm, Bnp-Bnl, Mediobanca) per rivedere le condizioni sul debito e i covenant dopo l'operazione con Mondadori e chiedere agli istituti maggiore flessibilità. Ma a questo punto, nell'ordine del giorno potrebbero essere inserite anche le dimissioni di Scott Jovane che indiscrezioni raccolte da Affaritaliani.it danno già con le valigie pronte per il gruppo Banzai di Paolo Ainio o per un incarico nella galassia Fiat offertogli da John Elkann. Incarico che però il Ceo Rcs pare abbia già rifiutato. 

Per quanto riguarda la successione, nel breve, le deleghe di Jovane potrebbero venir assegnate a un sostituto e non è chiaro in realtà se al presidente Costa o ad altri. Nel caso sarà poi il Cda stesso di Rcs a cercare in tempi abbastanza rapidi il nuovo timoniere che potrebbe essere o l'ex amministratore delegato di Alitalia e presidente Snai, Gabriele Del Torchio (che però ha smentito un suo possibile incarico in Rizzoli) o l'attuale a.d, di Prelios, Sergio Iasi o, ancora, Laura Cioli, amministratore delegato di Cartasì, già nel cda del gruppo che edita il CorSera. O, infine, il direttore generale media Alessandro Bompieri. Tutti nomi che avrebbero il sostegno delle banche azioniste e creditrici della società. Atteso anche il responso del mercato finanziario sull'inaspettata uscita.

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