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Economia
Recovery, burocrazia nel mirino di Cingolani. Ecco le grandi opere per il Sud

Diciamocelo. Il tanto auspicato cambio di passo che doveva segnare la discontinuità tra il governo Conte e l’esecutivo Draghi ha già iniziato a farsi sentire. E questo non per volersi mettere in fila per i tradizionali peana all’ex numero uno della Bce. La sostituzione di Arcuri con Figliuolo, per esempio, ha mostrato – al netto del pasticcio su Astrazeneca – che effettivamente le cose si possono fare più rapidamente. Ma con la stessa onestà bisogna ammettere che il vero banco di prova per Draghi non è tanto il piano vaccinale, che comunque deve impegnare nei prossimi mesi l’Italia intera. 

Il definitivo test, quello che deciderà se il premier è davvero il semidio che tutti ritengono sia, è il Pnrr, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, che deve essere riscritto in maniera sostanziale per non dire totale. Fatti salvi i pilastri su cui deve poggiare (sostenibilità, transizione energetica, digitale, inclusione sociale), è l’impianto del documento prodotto dall’esecutivo giallo-rosso a essere stato deficitario. Tant’è che in Europa hanno iniziato a levarsi parecchi scudi contro le decisioni che (non) venivano prese.

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Il primo segnale che qualcosa di diverso sta succedendo arriva dal ministro Roberto Cingolani, il responsabile del dicastero per la transizione ecologica. Un seggio che, da solo, dovrebbe arrivare a ottenere oltre 70 miliardi di euro e che è quindi protagonista assoluto del cambiamento. Ebbene, Cingolani ha dichiarato che “il 'modello Genova' rappresenta un esempio di 'governance' virtuosa e di capacità di esprimere le energie più generose e le professionalità più elevate nei momenti di difficoltà. In questo contesto, la 'governance' del Pnrr rappresenta un fattore critico: in un momento in cui si realizza uno straordinario sforzo di ricostruzione, il Paese deve disporre di un sistema di procedure autorizzative che elevi drasticamente i risultati realizzativi dei progetti di intervento pubblico e incentivi e semplifichi l'intervento e il partenariato privato”. Insomma, è un congedo al Codice Appalti che, per evitare infiltrazioni mafiose, ha purtroppo paralizzato l’attività dei cantieri.

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Tra l’altro, come lo stesso Cingolani ha fatto notare, il governo si è dato 10 settimane complessive per riscrivere il Pnrr. Ne sono già passate tre, ne restano solo sette per metter a punto il più importante programma di ripresa della storia repubblicana. E dunque serve prima di tutto sbloccare una burocrazia che si è avvitata su se stessa. Che non significa consegnarsi mani e piedi a una gestione spregiudicata, ma individuare meccanismi virtuosi e automatismi che consentano di fare e farlo bene. Facile a dirsi, no? Eppure è su questo che si deciderà il futuro dell’Italia. Se i soldi dell’Europa verranno spesi subito e coraggiosamente, allora il paese potrà riprendersi. Altrimenti si rischia che passata l’emergenza da Covid, ritornato il Patto di stabilità con i suoi vincoli di bilancio, l’Italia si ritrovi a fare i conti con un debito monstre (siamo al 160% del pil, per ora) avendo per di più sprecato 209 miliardi che non torneranno più.

(Segue: gli altri fronti del Recovery)

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