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Economia
"Sequestrati alla mafia cavalli, una tigre e un pitone". L'intervista
"In un solo anno di lavoro abbiamo consegnato 3.100 beni in tutta Italia, un migliaio in Sicilia. Si tratta di beni immobili, aziende, ma anche di beni mobili, fra cui, come una nota di colore, posso citare anche una tigre, un pitone, animali che dobbiamo mantenere, e molti cavalli". Lo racconta Umberto Postiglione, direttore dell'Agenzia Nazionale per la gestione dei beni confiscati alla mafia, intervenuto al Festival del Lavoro di Palermo e intervistato in un video (vedi sotto) dal direttore di Affaritaliani.it Angelo Maria Perrino.
 
Passando in rassegna l'attività dell'agenzia da lui diretta, Postiglione spiega che mentre "a Palermo e in Sicilia sono stati confiscati soprattutto enormi condomini o palazzi", altrove, come in Calabria, Campania o a Roma "sono stati sequestrati invece terreni, imprese, piccoli immobili e ristoranti".
 
"Abbiamo liberato - racconta ancora - il castello di Miasino, struttura nella quale si organizzavano eventi e gestito da una società della moglie del boss di Pasquale Galasso. Società a cui l'Agenzia non ha più rinnovato il contratto. Un caso emblematico di malagestio, in cui un bene sequestrato ad un boss era finito nelle mani della moglie sotto gli occhi dello Stato". 

Alle critiche di quanti ritengono che l'amministrazione di quanto recuperato nella lotta alla malavita sia estremamente lenta e poco trasparente Postiglione risponde così: "I beni confiscati alla mafia sottostanno a regole legislative un po' rigide che ne rendono difficile la gestione da parte dell'Agenzia Nazionale, norme giustissime, come la legge La Torre, attuate subito dopo gli assassini del generale Dalla Chiesa e di Pio La Torre, ma che sull'onda della sensibilità e delle emozioni del momento hanno introdotto percorsi di cui oggi purtroppo paghiamo le conseguenze".

E ancora: "Ho trovato un'Agenzia che aveva circa 70 dipendenti, parte dei quali lavoravano per portare avanti la struttura", racconta Postiglione, descrivendo l'attività dell'ente da lui diretto, ente che "solo quest'anno ha riconsegnato alla città di Palermo più di 1.000 beni, facendo operazioni come la restituzione di più di 300 alloggi di servizio per le forze dell'ordine o 80 mila metri quadri di archivi al Tribunale, al Tribunale dei minori e agli archivi notarili e 4 interi assessorati alla Regione Sicilia".

Impieghi improduttivi? "Assolutamente no, perché si tratta di spazi e beni immobili che fanno risparmiare soldi alle amministrazioni pubbliche, che altrimenti devono pagare per le locazioni", spiega Postiglione. Poi, continua, "abbiamo recuperato attività imprenditoriali come i supermercati della società del sig Grigoli, individuato dalla magistratura, come un prestanome del boss Matteo Messina Denaro. 33 supermercati che in gran parte sono già stati riaperti, riassumendo tutti i lavoratori precedentemente impiegati".

GUARDA QUI SOTTO I PRIMI DUE VIDEO DELL'INTERVISTA AL DIRETTORE DELL'AGENZIA NAZIONALE PER LA GESTIONE DEI BENI CONFISCATI ALLA MAFIA. NEI PROSSIMI GIORNI SARANNO PUBBLICATE LE NUOVE PUNTATE DELL'INTERVISTA

Tags:
beni confiscati mafia
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