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Cominciamo dai numeri: la Tasi (la parte della service tax che sostituisce l'Imu) farà incassare allo Stato 3.764 milioni di euro. La vecchia imposta sulla prima casa, formalmente abolita, costava ai contribuenti 433 milioni in meno. Sono cifre ufficiali, messe nero su bianco dal ministero dell'Economia. Ecco allora la verità: la Tasi è più cara dell'Imu.

Non solo: quei 433 milioni in più sono una differenza prudenziale, perché calcolata sull'aliquota minima dell'1 per mille. Ma i tetti massimi sono molto più alti: sull'abitazione principale, il tributo può toccare il 2,5 per mille. Sugli altri immobili (che dovranno continuare a pagare l'Imu) l'11,6 per mille. In sostanza: i Comuni sono liberi di alzare l'imposta, dilatando la differenza tra Imu e Tasi. Di quanto? Nel caso limite in cui tutti i sindaci decidessero di applicare l'aliquota massima, l'incasso per lo Stato passerebbe da 3.764 milioni a 9 miliardi: più di due volte e mezzo l'esborso Imu.

Parte dei soldi incassati dallo Stato (circa 400 milioni) arriva dall'annullamento delle detrazioni sui figli. Fino al 2013, ogni figlio convivente con meno di 26 anni garantiva uno sconto di 50 euro. Dal prossimo anno la misura non ci sarà. Addio anche a questo (piccolo) risparmio.

A sottostare al gioco delle tre carte non saranno solo le famiglie. Per quanto riguarda gli immobili strumentali (utilizzati dalle aziende) la Legge di Stabilità concede una deduzione di 58 euro ogni 100 mila di valore catastale. Peccato che la Tasi, rispetto alla vecchia Imu, comporti un aggravio di circa 100 euro.

Il governo continua ad affermare che la service tax sarà inferiore alla somma di Tares e Imu. E, davanti ai numeri, sostiene che "il confronto tra la Tasi (tassa sui servizi indivisibili erogati dai Comuni) e le imposte contemplate nell'attuale ordinamento deve prendere in considerazione non soltanto l'Imu ma anche la componente della Tares relativa ai servizi indivisibili. Il gettito previsto dalla Tasi ad aliquota standard (pari a circa 3,7 miliardi) è quindi inferiore al gettito di 4,7 miliardi oggi garantito - ad aliquota standard - dall'Imu sull'abitazione principale e dalla Tares servizi indivisibili, entrambe abolite".

Le parole del Mef non tengono conto però della mancata detrazione sui figli a carico. Prefigura solo il quadro di "aliquota standard" (cioè il migliore scenario possibile per il contribuente). E, infine, calcola Imu e Tares come se le due imposte fossero state a regine contemporaneamente. Di fatto, non è mai stato così: perché l'Imu sulla prima casa è stata abolita prima dell'entrata in vigore della maggiorazione Tares (che vale un miliardo). Il confronto, quindi, non dovrebbe essere fatto con il 2013, ma con l'anno in cui l'Imu è stata a regime (il 2012). In questo caso la Tasi è più cara. E non c'è replica che tenga.   

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