Economia
Tlc, conti da incubo in Italia. Costi insostenibili... E la soffocante burocrazia non aiuta
Nonostante la contrazione dei ricavi, dal 2010 a oggi sono stati investiti oltre 114 miliardi di euro nello sviluppo delle reti e nell’acquisizione delle licenze

Tlc, conti da incubo in Italia: perso il 30% dei ricavi. Costi insostenibili... e la burocrazia non aiuta
"Le piu' recenti analisi economiche della Commissione Europea, unite alle considerazioni espresse da Asstel, confermano una realta' che la Fistel Cisl denuncia da tempo: il settore delle Telecomunicazioni in Italia e' intrappolato in un paradosso strutturale che rischia di compromettere non solo la competitivita' del sistema Paese, ma anche la stabilità occupazionale e la qualità del lavoro".
E' quanto sostiene il documento della Fistel Cisl intitolato 'La transizione digitale delle telecomunicazioni'. Da un lato, le imprese continuano a sostenere investimenti ingenti e strategici; dall’altro, operano in un contesto di competizione estrema che non consente un’adeguata remunerazione del capitale, comprimendo i margini e trasferendo progressivamente le tensioni economiche sul lavoro.
E' questo squilibrio che va affrontato con una visione industriale di lungo periodo. I dati descrivono con chiarezza una crisi non congiunturale, ma strutturale: negli ultimi quattordici anni i ricavi complessivi del settore Tlc in Italia si sono ridotti di oltre il 30%, con una perdita stimata intorno ai 14 miliardi di euro.
Nonostante la contrazione dei ricavi, dal 2010 a oggi sono stati investiti oltre 114 miliardi di euro nello sviluppo delle reti e nell’acquisizione delle licenze. Il costo del capitale risulta insostenibile: nel 2023 il costo medio del capitale ha raggiunto l’8,1%, ampliando il divario tra gli investimenti necessari per fibra e 5G e la capacita' di generare ritorni economici.
Risultano ancora penalizzanti burocrazia e fiscalita': il costo delle frequenze, spesso utilizzato come strumento di finanza pubblica, sottrae risorse allo sviluppo tecnologico e alla valorizzazione del lavoro. Lo spettro radio deve essere un fattore abilitante, non una tassa, precisa il sindacato.
