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Sante carriere/ Rimane in carcere “Don 500 euro”. La movida capitolina di Monsignor Scarano

 

scarano ior

E’ sempre in cella “Don 500 euro”, come viene chiamato a Salerno Nunzio Scarano. Il tribunale del riesame di Roma gli ha negato la scarcerazione e papa Bergoglio non neppure risposto a una lettera in cui il 61enne ex funzionario dell’Apsa, l’ufficio che gestisce l’immenso patrimonio della Santa Sede, gli ha giurato di non aver “mai riciclato denaro sporco, di non aver mai rubato“, ma di aver “cercato di aiutare chi gli chiedeva aiuto”.

I soldi detenuti allo Ior gli sarebbero “serviti a costruire un centro per malati terminali“. Niente, nessuna risposta dalle sacre stanze e il niet del Riesame suona come una terribile condanna: “Sei un pericoloso criminale”. Più che un prete, sostengono infatti i giudici, don Nunzio è dunque “un consumato delinquente“, con una personalità caratterizzata da “spiccate attitudini criminali”, uno “capace di gestire uomini, istituzioni e cose asservendoli al proprio tornaconto personale”.

L’alto prelato è in cella a Regina Coeli dal 28 giugno con l’accusa di concorso in corruzione e calunnia, un filone di indagine sullo Ior in corso alla procura della Repubblica di Roma. Accuse a cui si è recentemente sommata quella di riciclaggio mossa dalla giustizia vaticana. Il settimanale L’Espresso ricostruisce la vita di Monsignor Scarano, facendo capire che non si è arrivati per caso all’episodio in cui il sacerdote, secondo gli inquirenti, ha mediato con broker e 007 infedeli per riportare illegalmente in Italia 20 milioni di euro (secondo gli investigatori si tratterebbe di soldi degli armatori D’Amico, anche se loro continuano a negare) o di riciclare centinaia di migliaia di euro per estinguere il mutuo sulla sua principesca casa al centro di Salerno.

Mentre si laurea in economia e commercio, intraprende un primo step di carriera universitaria come assistente universitario e trova un impiego alla Banca d’America e d’Italia, Scarano frequenta le famiglie ricche della Salerno bene. In primis, quella degli armatori D’Amico che possiedono un impero della navigazione quotato anche a Piazza Affari. A trent’anni ha anche stretti rapporti con la curia salernitana e a 35 (nel 1987) sente la vocazione e decide di cambiare vita.

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Una vocazione che, secondo l’Espresso, non ne ferma le ambizioni. Anche se va spesso a Lourdes come volontario-barelliere, viene spedito a Eboli, sede passeggera visto che Monsignor Scarano farà di tutto per tornare a Roma. Grazie anche a qualche entratura in Curia, nel 1992 ci riesce venendo assunto all’ufficio della Santa Sede che ha il compito di amministrare l’immenso patrimonio della Santa Sede.

Lì cominciano le frequentazioni con imprenditori, banchieri, esponenti dei servizi segreti e cardinali e crescono, secondo le ricostruzioni de L’Espresso, i due conti aperti allo Ior e quello della filiale di Unicredit in via della Conciliazione. Poi nel ’99 parte il pallino del mattone: acquista casa in centro a Salerno, proprio da un istituto religioso e poi passa a box in giro per la città e a un’altra casa di sei stanze nel 2006. Poi, nel giugno 2012, intercettato, spiega a un interlocutore che per far rientrare il denaro dei D’Amico (per la vicenda risultano indagati anche i fratelli Paolo e Cesare) avrebbe beccato una commissione da 2,5 milioni di euro. Da quel momento, inizia la caduta degli dei e l’alto prelato a fine giugno viene arrestato.