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Economia
"Veto di Polonia e Ungheria? E' un bluff, Merkel salverà il Recovery Fund"

«Questo stallo non conviene a nessuno, ma sono fiduciosa che si possa arrivare a una soluzione perché abbiamo in campo la “migliore”, Angela Merkel, che è presidente di turno dell’Unione Europea in questi mesi tormentati». Veronica De Romanis, docente di economia europea alla Luiss, prova a fare chiarezza sul veto posto da Polonia e Ungheria sul bilancio europeo. Una mossa attesa, creata ad hoc come protesta neanche troppo velata sullo stato di diritto, la cui approvazione è invece stata conclusa con la maggioranza qualificata. I membri di Visegrad, dunque, puntano i piedi perché contrari alle nuove disposizioni votate dal parlamento europeo. Solo che la loro opposizione si traduce in uno stallo anche sull’erogazione dei fondi europei, e in particolare il Recovery Fund (o Next Generation Ue) che vede l’Italia principale beneficiaria con 209 miliardi tra prestiti e sussidi. E ora? C’è chi teme che questo stop possa essere il prodromo a mesi da tregenda in cui torneranno a soffiare pesanti venti di crisi. Ma è davvero così? «Io rimango fiduciosa – aggiunge la De Romanis -, confido nella capacità di Angela Merkel di risolvere situazioni come questa. D’altronde non è la prima volta…»

In che senso, professoressa?

Già nel 2007, quando la cancelliera era presidente di turno dell’Ue è riuscita a salvare la Costituzione europea nonostante il voto contrario del referendum in Francia e Olanda. Riuscì a mettere in un angolo anche i due fratelli Kaczynski in Polonia e portò a casa un risultato straordinario.

Come ci è riuscita?

Minacciando di proseguire nelle trattative escludendo chi non avesse voluto quantomeno cercare un accordo.

Però ora c’è anche la pandemia, il tempo stringe. Uno scenario da incubo?

Beh certo, è molto grave che questo tipo di stallo avvenga proprio durante questa emergenza sanitaria. Però è bene ricordare che chi mette il veto in realtà è un grande beneficiario di questo tipo di fondi. È palesemente un bluff che la Merkel vorrà andare a “vedere”. Non dimentichiamoci che Polonia e Ungheria hanno un disperato bisogno dei fondi europei.

L’Ungheria riceve circa 30 miliardi di aiuti a fronte di un pil da 160, una quota quasi doppia rispetto a quanto succede all’Italia. A proposito, questo rallentamento penalizza soprattutto noi?

In parte. È vero che i nostri 209 miliardi sono la cifra più alta tra tutte, ma non siamo certo gli unici beneficiari e altri Paesi hanno basato le loro crescite e le loro manovre sull’erogazione di questi fondi. Quello però che bisogna mettere in conto è che ci vorrà del tempo e che secondo me i soldi arriveranno non prima della seconda metà del 2021.

C’è spazio di trattativa anche sullo stato di diritto o quello è blindato?

No, lì il parlamento ha votato un provvedimento talmente vago che non so che cos’altro si potrebbe concedere…

Quindi che cosa può fare l’Italia, nel frattempo?

Personalmente farei due cose, in attesa del negoziato, ovvero sfrutterei la prima “gamba” dell’intero pacchetto di aiuti predisposto dall’Europa. Attualmente, infatti, ci sono due possibili tipologie di fondi, quelle emergenziali e quelli per la ricostruzione. Fanno parte del primo gruppo i prestiti della Bei, il Sure per il lavoro e il Mes per la sanità. Abbiamo già sbloccato il Sure, che vale circa 27 miliardi, di cui 10 li abbiamo già ottenuti per la cassa integrazione. Non resta che attivare anche le altre possibilità.

Ma il Mes in certe aree del governo è un tabù…

Il dibattito è davvero surreale. Abbiamo a disposizione 36 miliardi a tassi agevolati e qualcuno dice che non abbiamo bisogno di questi soldi perché le risorse già ci sono? Ma questa è un’autentica bugia. Non ci sono denari, c’è da fare altro debito. Allora perché abbiamo preso il Sure per la cassa integrazione? Semplice, perché aveva un “prezzo” inferiore. Allo stesso modo funziona con il Mes. Poi, nel frattempo, bisognerà anche presentare dei piani concreti per il Recovery Fund, alcuni paesi hanno già iniziato.

C’è un limite massimo di tempo oltre il quale dovremo iniziare a preoccuparci davvero per la soluzione del conflitto tra il blocco di Visegrad e il resto dell’Europa?

Si sapeva già dall’inizio che non sarebbe stata una trattativa breve. Anche perché ci sono tre blocchi contrapposti: i frugali, che vogliono pochi sussidi e molti prestiti; i paesi del sud, capitanati dall’Italia, che chiedevano sostanzialmente l’opposto. E poi Visegrad, che sullo stato di diritto continua a non sentirci. Ma se si dovesse interrompere il negoziato ci perderebbero tutti. Lasciamo lavorare la migliore, ne vale la pena.

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