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Effetto Coronavirus su Autogrill, Cipolloni: "Vendite crollate dell'80-85%"
Andrea Cipolloni, CEO Europe Autogrill

Coronavirus: Autogrill, Il racconto di un pezzo d’Italia che non si è fermato. Difficoltà, velocità nel dover prendere le decisioni, consapevolezza di offrire un servizio di pubblica utilità, garanzia della sicurezza: Andrea Cipolloni, CEO Europe, ci racconta come Autogrill ha affrontato questi ultimi mesi

Nelle strade semi-deserte, improvvisamente vuote dal solito via vai di turisti e lavoratori, solo le ruote pesanti dei camion continuano a viaggiare sull’asfalto. I trasportatori, tra i tanti “eroi” che tengono in braccio questo Paese, continuano il loro lavoro con tenacia, mentre, nella notte, Il tricolore illumina l’Autogrill nell’area di servizio.

Luoghi di ristoro e di necessità sparsi negli svincoli autostradali che non possono chiudere, spiega Andrea Cipolloni, CEO Europe del Gruppo Autogrill, che ha ripercorso con noi le varie fasi dell’emergenza dal punto di vista di un’azienda che ha dovuto gestire la continuità del servizio offerto con il massimo scrupolo e la più necessaria delicatezza.

“La fase 1 per noi è cominciata fin dall’inizio: quando è scoppiata l’emergenza a Codogno il 22 di febbraio abbiamo subito istituito l’unità di crisi e abbiamo deciso di chiudere, in anticipo rispetto alle comunicazioni della Protezione Civile, due nostri Autogrill che si trovano nella prima zona rossa”.

“Da lì in poi è iniziato un percorso che dal punto di vista del business è peggiorata di giorno in giorno: siamo arrivati ad avere aperti solo circa 250 punti vendita sulla rete autostradale, con puro spirito di servizio pubblico, ma chiaramente il traffico non c’era più. Parliamo di un calo del traffico del 90%. A questo si aggiunge che tutti i punti vendita negli aeroporti, nelle stazioni e nei centri commerciali sono chiusi.”

Le grandi difficoltà che l’azienda ha dovuto affrontare sono anche legate all’inspessirsi delle ordinanze, spesso con specifiche territoriali diverse dalle linee generali emanate dal Governo; come spiega Cipolloni: “La cosa veramente complessa è stata quella di doversi adeguare rapidamente ai vari DPCM, ai quali sono succedute una marea di ordinanze regionali e comunali alle quali ci siamo sempre adeguati con velocità”.

“Il 12 di marzo ad esempio si chiariva finalmente che i Grill autostradali dovevano restare aperti, ma non si chiariva l’orario. Nel dubbio abbiamo chiuso alle ore 18.00, come da DPCM precedente, ed è successo il finimondo: abbiamo ricevuto una nota dal Viminale che ci diceva di restare aperti h24, perché in un momento così delicato i camionisti avevano bisogno del nostro servizio”.

“Tutto questo è stato complesso, ma anche motivante: non siamo medici o infermieri che hanno fatto qualcosa di straordinario, ma siamo anche noi un pezzo d’Italia che ha fatto la propria parte per andare avanti”.

Questa non è una novità per una realtà come Autogrill che è consapevole di aver sempre offerto un servizio pubblico, ma l’attenzione del CEO non può che spostarsi anche su un’altra emergenza imminente: quella economica. Autogrill infatti si pone come crocevia di settori profondamente colpiti dalla crisi: il turismo, i trasporti, la ristorazione. 

“Le direttive e le ordinanze hanno cambiato radicalmente i nostri modelli di business: ad oggi abbiamo tutti i ristoranti chiusi, mentre i bar fanno solo servizi d’asporto”, spiega Cipolloni, “non siamo dei supermercati che sono rimasti aperti aumentando i propri fatturati, ma siamo un’azienda che è rimasta aperta vedendo le proprie vendite crollare dell’80-85%”.

 “Assolutamente impensabile per gli operatori di ristorazione in concessione poter rispettare i contratti originari che prevedono il pagamento del minimo garantito. Se non si vuole veramente mettere in difficoltà un comparto come questo, con decina di migliaia di dipendenti, c’è assolutamente bisogno di un intervento” 

La continuità del servizio è quindi stata perpetuata al fronte di perdite colossali, perdite che interessano tutto il comparto degli operatori di ristorazione in concessione nelle aree di servizio autostradali, negli aeroporti e nelle stazioni ferroviarie, le quali sono rappresentate da AIGRIM (Associazione Imprese Grande Ristorazione Multilocalizzate). 

 Il contesto del comparto è caratterizzato da un sostanziale azzeramento dei volumi di vendita con forti perdite di liquidità. A ciò si aggiungono gli impegni economici legati ai contratti di sub concessione stipulati con le diverse concessionarie autostradali, aeroportuali e ferroviarie. Tali contratti impongono canoni fissi e variabili, costi di gestione e investimenti dimensionati su volumi ad oggi non più esistenti.   

L’associazione ha per questo rivolto richieste precise agli enti concedenti come l’azzeramento di tutti i canoni fissi, variabili e dei costi accessori. 

A tal proposito Cipolloni ha sottolineato: “è assolutamente impensabile in questa situazione che le aziende possano rispettare i contratti originari che prevedono il pagamento del minimo garantito. Non si possono pagare gli affitti, finché nei mesi prossimi i livelli di fatturato, e non di traffico, tornano ad essere quelli di prima: serve una scaletta molto più bassa rispetto a quella contrattualizzata. Se non si vuole veramente mettere in difficoltà un comparto come questo, che ha veramente decina di migliaia di dipendenti, c’è assolutamente bisogno di un intervento”.

Ad ora tuttavia la situazione sembra ancora procedere a rilento, tanto che in una nota stampa AIGRIM sottolinea: “Purtroppo le prime risposte da alcune società concedenti aeroportuali ed autostradali SONO DEL TUTTO INSUFFICIENTI per garantire la continuità del settore.  È fondamentale che le proposte vengano applicate integralmente a tutto il periodo della ripresa, e non solo ai pochi mesi dell’emergenza. Se così non fosse, sono a rischio le attività di ristorazione in concessione, le riaperture e i connessi posti di lavoro”.

Cipolloni aggiunge che anche le prime risposte da parte delle società di gestione di stazioni ferroviarie e di centri commerciali sono assolutamente inadeguate e sembrano addirittura ignorare che in tali contesti i punti vendita sono chiusi  da quasi tre mesi.

Coronavirus, Autogrill: la sicurezza come nuovo paradigma. Cipolloni: “Abbiamo radicalmente cambiato il nostro assortimento all’insegna della velocità di erogazione e della minor manipolazione. Tutti i razionali che ci hanno portato ai risultati eccezionali del 2019 vanno congelati, ora dobbiamo solcare altre strade”.

Ma allora su cosa puntare per poter finalmente ripartire e creare valore a lungo termine? 

Cipolloni sembra avere le idee molto chiare: “La sicurezza guiderà le scelte dei consumatori e abbiamo così lanciato il programma ‘ Autogrill, una sicurezza da sempre’, che prevede una formazione interna, un cambio dell’assortimento e un cambio radicale delle tecniche di esposizione dei prodotti”

“Ci stiamo inoltre preparando alla riapertura dei ristoranti seguendo la logica dell’asporto e del take away. Sicuramente questo sarà il tema sul quale punteremo: sicurezza alimentare e della relazione cliente e dipendente”

La Fase 2 è infatti iniziata all’insegna di questo imperativo: “L’unico vantaggio di essere stati sempre aperti nonostante le tante difficoltà è quello di aver fatto davvero un grande training giorno per giorno. Ci siamo così trovati pronti e abbiamo fatto molto di più di quello che la legislazione attuale ci obbliga a fare: abbiamo montato dei divisori in plexiglass che dividono completamente la zona di erogazione dalla zona dei clienti. Questo lo abbiamo fatto anche con una qualità della struttura altissima: sono cose sulle quali abbiamo investito molto ma crediamo sia assolutamente necessario, perché questo ci permetterà di affrontare un ipotetico aumento del traffico con la tranquillità necessaria.”

Insomma un mondo che cambia velocemente, con schemi valoriali in evoluzione che impattano in maniera decisiva a livello sociale e economico, spingendo le aziende a mutare repentinamente i loro modelli. La mobilità di pensiero e la velocità di adeguamento sono armi vincenti sulle quali Autogrill sembra pronta a puntare:

"Avevamo rivisto completamente a partire da aprile 2019 tutto l’assortimento snack, ristorante e la parte retail. Oggi il successo passa attraverso il cambiamento totale di tutti i flussi all’interno del punto vendita: in due settimane abbiamo cambiato tutti i percorsi obbligati, permettendo ai nostri clienti di avere sempre un metro di distanza. Questa è una cosa che non ci saremmo mai immaginati prima!”

Così, conclude Cipolloni: “La realtà è che tutto quello in cui questo settore ha creduto fino a febbraio va ripensato completamente e su questo abbiamo dimostrato una flessibilità altissima, capendo immediatamente che i razionali che ci avevamo portato al grande successo del 2019 in questo momento vanno congelati. Bisogna perseguire altre strade!”

 

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