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Esteri
Afghanistan, meglio la Via della Seta che la Via dei Carri Armati
Xi Jingping (Lapresse)

Di Michele Geraci, professore di economia ed ex sottosegretario al ministero dello Sviluppo Economico nel governo Conte I

In pochissime ore, l’Occidente non ha soltanto perso l’Afghanistan, che non aveva mai posseduto, ma ha buttato al vento anni, decenni, secoli di standing morale, di difensore dei diritti dei deboli, dei diritti umani, dei diritti delle donne, di promotore della democrazia. Ma il tradimento che l’Occidente ha perpetrato ieri ai danni dei cittadini afghani, che sono coloro che pagheranno il prezzo delle scelte politiche nostre, incrina, anzi, distrugge anche l’ultimo baluardo etico di cui si è vantato Occidente: quello di essere paladini della giustizia internazionale e protettore degli oppressi del mondo.

Poco importa di chi sia la colpa specifica e chi mi conosce sa che non punto mai il dito sulle azioni dei singoli governi di paesi stranieri sovrani e liberi di scegliere le loro politiche come ritengono opportuno. Ma agli occhi del mondo, l’Occidente, la Nato, l’alleanza Atlantica, gli Stati Uniti, l’Europa e noi, l’Italia, siamo percepiti come un tutt’uno indistinguibile che condivide sia i successi e i meriti come pure gli errori e le sconfitte, come oggi. Del resto, è da parecchi mesi che i nostri media, esperti e alcuni nostri politici, fanno a gara a rivendicare questi nostri valori atlantici ed alleanze internazionali. Oggi arriva il conto di questi non meglio specificati valori che spero non siano le vergognose scene di oggi all’aeroporto di Kabul.

Il vero vincente di questo nostro disastro, è la Cina che ha vinto la sua partita più facile, senza far nulla, come sempre. Una strategia saggia basata su due pilastri: 1) nessun intervento militare all’estero, e 2) cooperazione economica per lo sviluppo. In altre parole, la Cina predilige l’approccio della Via della Seta a quello della via dei carri armati. Un approccio che predilige lo sviluppo delle infrastrutture, dei trasporti, degli investimenti a quello della guerra. Ed è un approccio che è stato alla base dell’MoU Via della Seta che l’Italia stessa ha firmato nel 2019, durante il governo Conte I, affinché’ anche noi potessimo partecipare allo sviluppo dei paesi con investimenti e fornire prosperità ai popoli, piuttosto che tradirli e mandare a morire i nostri soldati. La Cina è furba e non cadrà nella trappola dell’intervento militare, pia speranza dell’Occidente, ma stipulerà accordi commerciali con il nuovo governo Afgano, aggiungendo cosi un altro punto di transito verso l’Oceano indiano ed i porti del Pakistan, sfruttando anche la presenza Pashtun sui due lati del confine tra Afghanistan e Pakistan. Pakistan che era già economicamente saldamente integrato con la Cina. L’India è gia lontana e troppo impegnata con gravi problemi interni per avere grande voce in capitolo. Anzi, per sua stessa fortuna, si terrà fuori per poi, quando i tempi saranno maturi, anch’essa dissotterrare l’ascia di guerra con la Cina, quando avrà capito che non potrà contare su nessun apporto economico dell’Occidente.

Ma non solo l’India, il disastro che abbiamo compiuto ha altre ramificazioni. Con questa debacle senza attenuanti, l’Occidente è riuscito a giocarsi la fiducia di tutti quei paesi asiatici che, fino ad ieri, vedevano in noi un alleato su cui poter contare in eventuali diatribe con la Cina. E’ evidente che il vecchio dubbio, sempre presente in Asia dal 60 anni, di essere semplici pedine spendibili per gli interessi occidentali è da ieri si trasforma sempre più in rischio reale, se non certezza. Il concetto di fare leva su queste loro paure per portare avanti la strategia di contenimento della Cina è molto indebolito, a breve svanito. Forse una buona notizia per Taiwan che si guarderà bene dal cadere nella trappola di essere usata come pedina e continuare, così come fa da decenni, a gestire un rapporto di equilibrio con la Cina continentale. Il mio vecchio prof di economia, Rudy Dornbusch mi diceva sempre di studiare la geografia per capire bene l’economia. Ecco, a breve anche Corea e Giappone apriranno una cartina geografica e capiranno chi sono i loro vicini e con chi converrà stare, se mai dovessero scegliere.

I tradimenti non si dimenticano, specialmente in Asia. Abbiamo perso tutto. Anzi di più. 

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