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Esteri
Amburgo ai cinesi, Scholz sotto assedio. L'Europa non si fida più di Berlino

Contropiede di Scholz tra il porto di Amburgo e la visita a Xi Jinping

La questione del porto di Amburgo al colosso cinese Cosco sta creando diversi problemi a Olaf Scholz. Non solo sul fronte interno, ma anche su quello esterno. Diversi paesi membri si lamentano del contropiede tedesco. La Germania con Angela Merkel aveva sempre professato un approccio unitario alla politica estera e in particolare sulla questione cinese, mandando anche dei rimbrotti all'indirizzo dell'Italia che aveva firmato autonomamente il memorandum of unerstanding per entrare nella Belt and Road di Pechino nel 2019 col governo gialloverde. Ora però fa la stessa cosa a sua volta e anzi ancora di più, cedendo il controllo di un'infrastruttura strategica alle porte peraltro di un viaggio solitario di Scholz a Pechino, che non ha voluto essere accompagnato dal collega francese Emmanuel Macron. 

C'è inizia a pensare che della Germania non ci si possa fidare. Per esempio il Belgio, dove la ministra degli Esteri Hadja Lahbib ha rilasciato un'intervista in cui citava avvertimenti sul fatto che le navi commerciali cinesi potrebbero essere "convertite in navi da guerra per attrezzature militari". Un paio di giorni dopo l'intervista, secondo Politico, un diplomatico dell'Ambasciata cinese in Belgio si sarebbe peraltro incontrato con un funzionario del Ministero degli Esteri belga. Il diplomatico ha criticato le accuse di Lahbib, secondo cui la Cina avrebbe camuffato navi militari come navi civili, e ha sottolineato che il ministro non dovrebbe dare ascolto alle "voci". La Cina ha quindi chiesto al Belgio di ritrattare l'intervista, cosa che il Ministero degli Affari Esteri ha rifiutato di fare.

La vicenda giunge in un momento sempre più difficile, con un crescente disagio nelle capitali europee per gli investimenti cinesi nei porti e in altre infrastrutture critiche. I Paesi dell'UE hanno da qualche tempo cambiato il loro approccio alla Cina, anche sotto pressione degli Usa e proprio mentre Xi Jinping si è assicurato un terzo mandato senza precedenti come leader del Partito Comunista Cinese. Si teme che Pechino rafforzi la partnership con la Russia, cosa che chiudendole le porte per assurdo rischia però di favorire.

Cala il gelo tra Germania e Francia, Macron stizzito cancella la conferenza stampa

Al vertice del Consiglio europeo della scorsa settimana, anche i leader dell'UE che hanno evitato di fare paralleli diretti tra Russia e Cina hanno comunque sostenuto che l'UE dovrebbe ridurre la sua attuale dipendenza dalla Cina. A margine dell'incontro, il primo ministro belga Alexander De Croo ha ammesso ai giornalisti che in passato i Paesi europei sono stati "un po' troppo compiacenti" nei confronti della Cina. Ma c'è poco accordo tra i governi dell'UE su come gestire le relazioni con i cinesi. Il cancelliere tedesco Olaf Scholz, ad esempio, è favorevole a mantenere un impegno stretto e si recherà a Pechino la prossima settimana. Altri ritengono che questo approccio rischi di ripetere gli errori commessi dalla Germania, che è diventata troppo dipendente dalla Russia per l'energia.

La vicenda sta avendo un impatto anche sui rapporti tra Francia e Germania. I rapporti tra Macron e Scholz, i leader delle due potenze economiche dell'UE, sono ormai così gelidi che non osano nemmeno farsi vedere insieme davanti alla stampa. Dopo il bilaterale a Parigi di martedì non c'è stata alcuna conferenza stampa congiunta davanti alle telecamere, che di solito è la più secca delle cortesie diplomatiche di routine dopo gli incontri bilaterali. Berlino aveva annunciato in precedenza che tale conferenza stampa si sarebbe tenuta. Poi l'Eliseo l'ha esclusa, con Macron che sarebbe stizzito proprio sul contropiede di Scholz che fa venire meno uno dei grandi obiettivi del presidente francese: una politica estera europea unita.

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