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Catalogna, vincono i socialisti ma per Sanchez si fa dura: ecco perché

Spagna, vincono i socialisti in Catalogna ma per Sanchez si fa dura. Analisi 

Si sono appena concluse le importanti votazioni in Catalogna, che rappresentavano chiaramente anche un importantissimo test per il premier spagnolo Pedro Sanchez. Ha vinto il candidato socialista Illa, e la cosa era comunque attesa, ma questo fatto se da una parte dovrebbe far felice il premier, dall’altro di certo non può essere considerato rassicurante in veste nazionale, considerando che per governare ha bisogno dell'apporto dei due partiti nazionalisti indipendentisti ERC e soprattutto Junts di Puigdemont.

E’ innegabile che i veri sconfitti da questa tornata sembrerebbero proprio i due partiti nazionalisti, considerando che il Pp passa da appena 3 consiglieri a 15 e che Vox sostanzialmente tiene con i suoi 11 consiglieri conquistati. La maggioranza più probabile a questo punto sembrerebbe quella che prevede il ritorno del governo tripartito formato da PSC-ERC-Comunes, formula sostenuta da buona parte del potere economico della Catalogna e che i socialisti cercheranno di chiudere nelle prossime settimane. Paradossalmente la chiave del futuro governo potrebbe spettare all'ERC, il grande perdente delle elezioni, passato da 33 a 20 deputati.

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I repubblicani dovranno decidere se continuare il loro rapporto tossico con i socialisti ed entrare in un governo di coalizione presieduto da Illa e con la Camera dei Comuni come terzo partner. "Il messaggio che invia la Catalogna è chiaro, si volta pagina sul processo. È un passo decisivo. È molto importante che gli indipendentisti non aderiscano. L'ERC ora deve riflettere. Se si ritirerà, rischierà una ripetizione?" elezioni o andare all’opposizione o preferisci cercare di recuperare all’ interno di un governo?", hanno dichiarato subito dopo il voto al giornale El Mundo, fonti governative.

Ma la situazione è molto più fluida di quello che traspare dalle parole dei socialisti, considerando che ancora una volta il vero ago della bilancia rischia di essere quel Puigdemont, già decisivo per il governo nazionale. Erc infatti ha già annunciato che andrà all’ opposizione e non ha nessuna intenzione di scendere a patti con i socialisti per formare un governo (cosa che certo non tranquillizza affatto in chiave nazionale). Carles Puigdemont ha annunciato questo lunedì da Argelers, dalla sede elettorale di Junts, che presenterà la sua candidatura alla presidenza della Generalitat in un dibattito di investitura al Parlamento.

L'ex presidente catalano, candidato Junts alle elezioni di ieri, in cui il suo partito è arrivato secondo con 35 seggi, ritiene di avere maggiori possibilità di giurare come presidente rispetto al numero uno del PSC, Salvador Illa, in una seconda votazione. con più voti favorevoli che contrari. Ecco allora che la vittoria dei socialisti potrebbe essere come la classica vittoria di Pirro per il suo leader Sanchez, che già ha dovuto passare sotto la gogna mediatica per giorni per i presunti scandali che vedrebbero coinvolta sua moglie. Inoltre in ottica voto europeo è assolutamente chiaro che l’ottimo risultato dei popolari che hanno quintuplicato i loro voti e la sostanziale tenuta di Vox, certo non rappresentano un buon viatico per i socialisti. La sensazione è che gli elettori di Erc e di Junt abbiano voluto in qualche modo punire i proprio partiti proprio per la loro alleanza a livello nazionale, e questo potrebbe porre pesanti interrogativi soprattutto ad Erc su come proseguire la loro condotta futura con il governo Sanchez.

Ecco allora che la vittoria di Illa, che adesso avrà di fronte a sé una strada assai tortuosa e complicata, per arrivare alla formazione di un governo, rischia davvero di diventare una sorta di boomerang per un Pedro Sanchez che deve fare i conti con una maggioranza sempre più debole e litigiosa. Insomma in Spagna le prossime elezioni europee diventeranno probabilmente cruciali per conoscere quale potrà essere il futuro del governo, e le proiezioni non sembrano essere proprio così incoraggianti per Sanchez e i socialisti, un po’ come sta accadendo in tutta Europa

 






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